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Interrogazioni programmate alla Primaria

Sono un’insegnante di Scuola Primaria, classe quinta. I genitori di un mio alunno DSA mi chiedono “bellicosamente” interrogazioni programmate per il loro figlio. Ma le domande che faccio quotidianamente in classe a tutti i bambini vertono su conoscenze di base e non sono valutate! (Es: “questa parola ti sembra un aggettivo o un nome?”, “che differenza c’è tra la forma di governo DEMOCRAZIA e MONARCHIA?”). È legittima la loro richiesta? La vogliono inserire nel PDP e intendono proprio che le maestre, per rivolgere qualsiasi domanda al bambino, debbano sempre scriverlo qualche giorno prima sul diario.

Definire nel PDP le interrogazioni programmate ha senso per rispondere a una situazione di criticità derivante da un eccessivo carico di verifiche formali, non coordinate tra i docenti.

Se non si riscontra nessuna situazione del genere e, soprattutto, se gli insegnanti adottano un sistema di valutazione basato su una continua e informale interazione con i bambini, non c’è nessun bisogno di inserire una voce come questa nel PDP.

Bisognerebbe far presente ai genitori che questo modo di esasperare i rapporti chiedendo sempre e comunque tutte le forme di tutela di cui hanno sentito parlare, che servano o non servano, può avere ricadute assai negative sul rapporto dei bambini con la scuola perché li riempie di paure e ansie, alimentando l’ossessione delle prestazioni, mentre avrebbero bisogno, al contrario, di un contesto sereno e rassicurante.

In ogni caso i contenuti del PDP sono definiti dalla scuola che fa bene, quando serve e prendendosi le proprie responsabilità educative, a dire anche dei no ai genitori. Fondamentale è garantire un corretto monitoraggio dei risultati, come previsto dalla L. 170/10 art. 5 c. 3

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