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Iscrizione senza dichiarare la disabilità

È legittimo fare domanda di iscrizione per il primo anno alle superiori senza dichiarare la disabilità del proprio figlio o il disturbo specifico e poi pretendere dalla scuola che vengano predisposti il PEI o il PDP, portando successivamente la documentazione da cui si evince che nei precedenti cicli aveva il supporto del docente di sostegno o era stato previsto il PEI o PDP in seguito alle diagnosi presentate?

I genitori possono decidere di non segnalare questi problemi alla nuova scuola, è loro diritto farlo, ma si assumono la responsabilità di queste scelta. È questione di conseguenze, non di legittimità.

Se i genitori consegnano in ritardo una certificazione, la scuola si dovrà attivare, cercando di non far ricadere sul ragazzo eventuali responsabilità che non sono sue, ma qualche disguido operativo è probabilmente inevitabile. Che può diventare anche molto grave, con rischio di perdere o mettere in forse il sostegno, in caso di disabilità.

Quota di iscrizione: ci sono esenzioni per gli studenti con sostegno?

Mio figlio frequenterà la prima superiore, e la nuova scuola mi chiede di pagare una quota di iscrizione. Ci sono esenzioni per i ragazzi con sostegno?

Da capire cosa riguarda questa “quota”.

La prima superiore è considerata scuola dell’obbligo (fino a 16 anni) e non sono previste tasse scolastiche, rimaste solo in quarta e quinta superiore.

Probabilmente si tratta di contributi chiesti alle famiglie, che vanno però considerati sempre volontari e pertanto non sono previsti esoneri.

La scuola può chiedere il rimborso di spese sostenute per conto della famiglia come l’eventuale assicurazione, l’acquisto del libretto per le assenze o cosa del genere, non una cifra generica destinata a sostenere le spese dell’istruzione.

Sono soldi di cui la scuola probabilmente ha bisogno, ma allora lo spiega ai genitori in modo corretto.

Veda questa pagina del sito MIUR.

Condizioni incompatibili con la frequenza

Ga2

Nella mia scuola un’alunna, iscritta alla classe terza primaria, con grave disabilità intellettiva e motoria, non ha mai frequentato. La famiglia ha presentato un certificato medico nel quale si attesta che le condizioni della bambina sono incompatibili con la frequenza scolastica. L’équipe pedagogica ha deciso di fermare l’alunna in terza classe.
Domando: può la famiglia non ottemperare all’obbligo scolastico pur presentando un certificato medico come quello sopra indicato?
Quali sono, in questo caso, gli obblighi dell’istituzione scolastica?

Partiamo dalla Legge 104/92 che all’art. 12 c. 4 dice: «L’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap.»

Non spetta solo alla scuola decidere come effettivamente l’esercizio di questo diritto si concretizzi, se con interventi a domicilio o altro, ma va coinvolto di sicuro anche il Comune e l’Asl.

Una deroga all’obbligo scolastico è di sicuro possibile (DL 274/94 art. 114 c. 5) ma non è detto che il problema si risolva in questo modo.

Non possono accettare il bambino perché hanno già le classi al completo

Ga1

Sono la mamma di un bambino autistico di 7 anni. Dato che siamo in procinto di trasferirci in un altro municipio di Roma, ho necessità di fare il cambio scuola al bambino in una seconda elementare; parlai con la preside della nuova scuola a gennaio, la quale mi assicurò che non c’erano problemi, ora dopo quasi 4 mesi vengo a sapere che non hanno posto e mi hanno espressamente detto che non possono accettare il bambino perché hanno già le classi al completo con già troppi bambini disabili al loro interno. C’è un massimo di bambini disabili che posso essere ammessi in una classe?

Non ci sono limiti di legge sul numero di alunni con disabilità per classe, mentre di sicuro esiste il diritto all’istruzione (che è anche obbligo a questa età) che va garantito in ogni caso.

Spero che lei abbia presentato una richiesta scritta di iscrizione, alla quale il dirigente dovrà necessariamente dare una risposta scritta, ben motivata se negativa.

In questi casi io consiglio sempre di rivolgersi all’Ufficio Scolastico, provinciale o regionale, perché loro hanno i dati di tutte le classi e sanno bene quanti alunni ci sono e quanti con disabilità.

La scuola può rifiutare un bambino per non dovergli somministrare l’insulina?

Gh3

Scuola dell’infanzia. Dopo 1 mese di affiancamento di noi genitori al nostro piccolo S., di 30 mesi diabetico di tipo 1 da febbraio, oggi la risposta delle insegnanti sostenute dal preside: “noi siamo disposte ad accettarlo, ma non vogliamo somministrare l’insulina o usare il microinfusore. È un nostro diritto”. Per quanto rispettabile, ma non condivisibile, trovo paradossale che lo Stato tuteli il diritto a non somministrare i farmaci e non il diritto a chi i farmaci li deve assumere.

Il bambino ha diritto di frequentare la scuola e il dirigente scolastico, in quanto legale rappresentante dell’istituzione scolastica, deve attivarsi affinché questo diritto venga garantito.

Se gli insegnanti non sono disposti a somministrare l’insulina (effettivamente è loro diritto farlo), lo dicono al dirigente, non ai genitori. E il dirigente deve trovare un’altra soluzione.

Consiglio di muoversi per iscritto ma rapportandosi solo al dirigente, non agli insegnanti.

Unico riferimento normativo a livello nazionale sono queste Linee guida congiunte dei ministeri della Salute e dell’Istruzione:

https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf.

Una scuola paritaria può non accogliere alunni con disabilità grave?

Gm2

Una scuola primaria paritaria può decidere di non accogliere alunni con disabilità grave? O prenderne al massimo uno per classe?

In base alla legge che istituisce le scuole paritarie (L. 62/2000 art. 1 c. 3) esse “svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap.”

Ma anch’esse, come quelle statali, possono porre dei limiti all’iscrizione degli alunni con disabilità per evitare eccessive concentrazioni che possono compromettere l’efficacia del processo di inclusione. Quello che si chiede in questi casi per le scuole statali è trasparenza ed equità: le procedure di selezione sono definite dal consiglio di istituto e la scuola deve rendere pubblici, prima delle iscrizioni, gli eventuali i criteri adottati. Vale anche per una paritaria.