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Che differenza c’è tra insegnante di sostegno e assistente all’autonomia e alla comunicazione?

Che differenza c’è tra insegnante di sostegno e assistente all’autonomia e alla comunicazione?

L’insegnante di sostegno è, appunto, un insegnante, come i colleghi che insegnano le materie a tutti gli alunni, solo che non ha una materia specifica ma interviene sull’intera classe, in cui è contitolare, per sviluppare assieme ai colleghi il progetto di inclusione di un alunno con disabilità. È assunto dallo stato (nelle scuole statali).

L’operatore di assistenza è assunto dall’ente locale per favorire l’inclusione scolastica di un alunno con disabilità (solo per lui, non per tutta la classe). Non è insegnante, e quindi non ha specifiche competenze didattiche non valuta gli apprendimenti, ma può promuovere l’autonomia dell’alunno in tanti modi, anche potenziando il suo metodo di studio, aiutandolo a organizzare le conoscenze o altro.

 

Posso chiedere di cambiare l’insegnante di sostegno con uno più preparato ed empatico?

Prima superiore, spettro autistico: posso chiedere di cambiare l’insegnante di sostegno con uno più preparato ed empatico?

Tutto si può chiedere, bisogna però vedere se la richiesta è opportuna e se ha probabilità di essere accolta.

Consiglio di parlare con il dirigente dei problemi riscontrati e di chiedergli di intervenire. È interesse anche della scuola avere un rapporto positivo con le famiglie, ma bisogna evitare scontri che possono peggiorare la situazione.

Può essere che il cambio di insegnante sia una soluzione possibile e “indolore”, nel senso che va bene a tutti. Ma se i genitori cominciano a dire che non è preparato un docente specializzato sul sostegno, quindi con una università che ha dichiarato formalmente che è in grado di fare quanto lavoro, è facile che nascano tensioni e conflitti. In ogni caso è assai difficile misurare e valutare l’empatia.

Nel registro elettronico l’insegnante di sostegno vede solo il “suo” alunno

Volevo avere dei chiarimenti in merito al registro elettronico per la scuola Primaria in riferimento agli insegnanti di sostegno. Considerando che la valutazione é indubbiamente collegiale e che il voto della disciplina é comunque di competenza del titolare della stessa ( valutando sempre collegialmente, ovvio), mi chiedo se sia giusto che l’insegnante di sostegno non possa condividere e visualizzare i voti delle altre materie con l’insegnante, ma avere nel suo solo il bambino disabile.

Non è giusto per nulla: è decisamente un registro elettronico configurato male.
L’insegnante di sostegno è contitolare, quindi insegnante di tutti gli alunni della classe, non solo di quello con disabilità.
Nelle linee guida del MIUR sull’integrazione del 2009 c’è un riferimento molto esplicito al fatto che nel suo registro (allora cartaceo, nel 2009 non si parlava ancora di registro elettronico) l’insegnante di sostegno dovesse avere i nomi di tutti gli alunni della classe. Per farne cosa se non per inserire le proprie osservazioni? I voti vanno concordati e inseriti dal titolare della materia, ma di sicuro l’insegnante di sostegno deve poterli vedere. Tutti. Anche perché è coinvolto nella valutazione di tutti.
«Gli insegnanti assegnati alle attività per il sostegno, assumendo la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano e partecipando a pieno titolo alle operazioni di valutazione periodiche e finali degli alunni della classe con diritto di voto, disporranno di registri recanti i nomi di tutti gli alunni della classe di cui sono contitolari.» (Linee Guida Integrazione MIUR 2009, capitolo 2.4 La valutazione a pag. 18)

Il ruolo dell’insegnante di sostegno nella valutazione

Che ruolo ha l’insegnante di sostegno rispetto alla valutazione dell’alunno disabile nelle verifiche. Il voto lo stabilisce unicamente il curricolare o va concordato con l’insegnante di sostegno? Quanto può intervenire il sostegno nella valutazione?

La responsabilità della valutazione disciplinare è del docente curricolare, e questo vale per tutti gli alunni. In caso di disabilità tutte le procedure di valutazione possono essere personalizzate: modalità di verifica, preparazione delle prove e loro somministrazione, definizione dei criteri di valutazione nonché ovviamente (ma è solo l’ultima fase di un percorso) correzione e valutazione. È molto probabile che l’insegnante di sostegno abbia un ruolo, più o meno rilevante, in alcuni o in tutti questi momenti del processo, ma non si può definire a priori quale sia, essendo troppe e troppo varie le possibili situazioni, personali e di contesto.

La soluzione migliore è sempre quella di concordare tutto prima, in particolare di definire assieme i criteri: una volta decisa la verifica da proporre, personalizzata o uguale a quella degli altri, cosa deve produrre l’alunno per dire che la prestazione è sufficiente (sei)? E per gli altri voti? Definendo chiaramente assieme una griglia di questo tipo, i successivi rischi di conflitti o discussioni saranno molto ridimensionati.

Il GLO può essere convocato anche se non è ancora stato nominato l’insegnante di sostegno?

Il GLO può essere convocato anche se non è ancora stato nominato l’insegnante di sostegno?

In teoria sì perché nessuno è formalmente indispensabile, ma in pratica bisogna valutare qual è la scelta più opportuna. Approvare un PEI qualsiasi tanto per dire di aver rispettato i tempi, non ha molto senso, ma se il GLO ha al suo interno competenze e conoscenze adeguate può essere produttivo procedere anche senza insegnante di sostegno, anche perché non c’è nulla di immodificabile e si possono rivedere le decisioni prese quando si vuole.

Se più insegnanti di sostegno seguono gli stessi allievi, voteranno tutti allo scrutinio?

Se più insegnanti di sostegno seguono gli stessi allievi, voteranno tutti allo scrutinio? Quindi due insegnanti, due voti? O devono accordarsi su un voto unico?

I docenti di sostegno membri del Consiglio di classe devono concordare un voto unico. Vale anche se seguono alunni diversi: sono contitolari della classe e tutti sono loro alunni.

Per la sec. di primo grado vedi DL 62/17 art. 2 c. 6

Per il secondo grado DPR 122/09 art. 4 c. 1.

Confusione su diritti/doveri dell’insegnante di sostegno

Sono insegnante di sostegno in una primaria e penso ci sia molta confusione sul nostro ruolo. Siamo insegnanti di classe e insegnanti del bimbo che seguiamo. Quando le due cose si separano? Ad esempio mi dicono non possiamo portare la classe in cortile all’intervallo senza l’insegnante di classe. È vero? Gli scrutini: dobbiamo essere presenti in tutte le classi dei bimbi che seguiamo e seguire gli scrutini di tutti i bambini? Alla consegna pagella dobbiamo essere presenti per tutti gli alunni della classe?
Se manca l’insegnante di classe possiamo sostituirlo senza pretendere di essere in due?
Perché’ a volte il nostro ruolo viene usato in base alle esigenze personali di altri colleghi e questa cosa mi piacerebbe finisse

La normativa in merito è abbastanza chiara:

L. 104/92 art. 13 c. 6: “Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti”

Secondo il dizionario essere contitolare significa condividere la titolarità di una funzione con un’altra persona: essere contitolare di una ditta significa essere titolari assieme.

Dire che l’insegnante di sostegno è contitolare della classe significa che è insegnante di tutti gli alunni, non solo dell’alunno con disabilità, mentre gli altri insegnanti sono insegnanti di tutti alunni, “compreso” l’alunno con disabilità.

Pertanto, rispetto alle domande poste, l’insegnante di sostegno:

– può di sicuro portare la classe in cortile anche senza insegnante di classe perché è anche lui insegnante di quella classe, tanto quanto il collega;

– partecipa alla valutazione di tutti gli alunni (questo, come si è visto, è scritto espressamente nella legge citata);

– interagisce con i genitori di tutti gli alunni, non solo con quelli dell’alunno con disabilità;

– se manca l’insegnante di classe l’insegnante di sostegno può di sicuro gestire la classe da solo. Ci sarà da valutare quanto questo incida sulla qualità del progetto di inclusione e sulle attività di sostegno a cui l’alunno con disabilità ha diritto, ma questo è un altro discorso.

Molti insegnanti di sostegno rifiutano di dare il loro numero di cellulare

Hc5

Vorrei sapere qualcosa sulle modalità di comunicazione tra insegnante di sostegno e famiglia. Mi riferisco a quelle che riguardano soprattutto i compiti per casa, ad esempio il modo di svolgere un’operazione matematica. Molti insegnanti di sostegno rifiutano di dare il loro numero di cellulare e alla bisogna siamo costretti ad usare il gruppo WhatsApp per chiedere informazioni ad altri genitori.
Vorrei sapere se esiste una norma o se è lasciato alla sensibilità, o educazione, di ogni singolo insegnante.

L’insegnante di sostegno non è tenuto a comunicare ai genitori il numero del proprio cellulare privato. Se decide spontaneamente di farlo, va usato ovviamente in modo ragionevole, in casi particolari, non certo per chiedere quotidianamente spiegazioni sui compiti per casa.

Il problema dei compiti va affrontato a monte: gli insegnanti (tutti) devono essere sicuri che gli alunni siano in grado di svolgere autonomamente le esercitazioni assegnate, e questo vale anche per gli alunni con disabilità. Autonomamente significa che ai genitori si può chiedere di vigilare che i compiti vengano eseguiti, di sostenere e valorizzare lo sforzo dei bambini ed eventualmente di controllare alla fine i risultati, ma il loro intervento diretto non deve mai risultare indispensabile. Se così fosse, è segno di qualcosa che non funziona e la scuola deve correggere il tiro, anche perché far svolgere compiti di questo tipo spesso non serve assolutamente a nulla, se non a demotivare i bambini e appesantire le famiglie.
Può essere che le modalità di comunicazione tra scuola e famiglia, definite per tutti gli alunni di una scuola, non risultino sufficienti per gli alunni con disabilità: in quel caso si entra nel campo della personalizzazione e l’argomento va affrontato e definito nel PEI.

L’insegnante di sostegno deve far camminare il bambino?

Hc4

Volevo chiedere se un insegnante di sostegno può, o deve, svolgere attività di riabilitazione fisica; parliamo di un bambino seduto su una sedia rotelle che il docente dovrebbe far camminare per un certo periodo della giornata scolastica, assumendosi il rischio che possa cadere. Se si è obbligati, qual è la normativa di riferimento?

Se la giornata scolastica è lunga può essere necessario per il bambino un po’ di movimento e la scuola si dovrà organizzare affinché qualcuno glielo faccia fare. In ogni caso far camminare un bambino per qualche minuto non può essere considerata un’attività di riabilitazione ma dovrebbe rientrare in un normale rapporto educativo che si occupa della persona nella sua globalità e prevede a scuola, per tutti, anche interventi di educazione motoria. Se si parla di ore, il discorso è diverso.
Nessuna norma dice che l’insegnante di sostegno è obbligato a farlo, ma una volta chiarito che l’attività ha finalità educative e non riabilitative, salvo impedimenti fisici particolari non si vede come possa rifiutare. Come tutte le personalizzazioni, l’argomento va affrontato e formalizzato nel PEI.
Rischi e responsabilità sono gli stessi di qualsiasi attività che si svolge a scuola e l’insegnante che fa il proprio lavoro con coscienza non ha nulla da temere.

Responsabilità del docente e dell’assistente

Hc3

Alcune colleghe mi hanno posto un quesito. Alunno seguito dalla figura AEC. Se un giorno il bambino è in preda a forti crisi di comportamenti aggressivi e, per questo motivo viene portato fuori dall’aula per essere contenuto, nel caso in cui si fa male, di chi è la responsabilità? Dell’AEC che in quel momento è con il bambino o dell’insegnante che si trova in classe con il gruppo classe?

Chiariamo intanto di che responsabilità stiamo parlando.
Se il bambino si fa male per effetto dei suoi comportamenti auto aggressivi mentre è a scuola regolarmente sorvegliato ed accudito, probabilmente non è responsabilità di nessuno. 
In caso di danni materiali eventualmente risponde l’amministrazione scolastica, anche attraverso l’assicurazione.
La responsabilità dell’operatore che l’ha in carico scatta solo in caso di colpa grave o abbandono: significa gravi negligenze, allontanamento ingiustificato, inutili situazioni rischiose… 
Nulla a che vedere con gli episodi segnalati.
Soprattutto per evitare contestazioni di abbandono, è importante però che sia sempre chiaro a chi è affidato il minore. I genitori hanno affidato l’alunno alla scuola la quale si organizza in modo che in ogni momento ci sia un adulto che l’ha in custodia e se ne prende cura. 
Se l’alunno esce dall’aula con l’AEC è evidentemente a lui che viene affidata la custodia. È meglio che la consegna sia formalizzata o con annotazione nel registro di classe o predisponendo ufficialmente un protocollo di comportamento da seguire in questi casi di emergenza.
Fatto questo nessuno, né insegnante né AEC, ha nulla da temere.
In alcune Regioni dei regolamenti interni o mansionari vietano al personale AEC di restare da solo con l’alunno. Motivo in più per definire con un protocollo ufficiale, sottoscritto dal DS, il comportamento da seguire in caso di emergenza che può essere anche difforme dalla regola generale se viene riconosciuto come inevitabile. In questo modo tutti vengono tutelati.

Insegnante di sostegno e cambio pannolone.

Gg6

Una mia collega vorrebbe un chiarimento, possibilmente normativo se c’è, circa l’operazione di igiene intima (cambio pannolone) per un’alunna di prima media. In pratica chiede se deve essere presente e/o aiutare la collaboratrice.

L’insegnante si occupa solo di aspetti didattici ed educativi. Non è obbligatoria la sua presenza in questi momenti ma può essere concordata, se ritenuta utile, e soprattutto se ha una componente educativa, ad esempio se serve per tranquillizzare la ragazza e per renderla più collaborativa. Sempre meglio definire questi aspetti nel PEI.

Sempre fuori per “recuperare”

Ab2

Mi serve un chiarimento normativo ma anche il ragionamento logico che c’è dietro al portare spessissimo fuori di classe mio figlio, terza media, con 104 e sostegno di 8 ore per disturbo del linguaggio e attenzione. 
Viene molto spesso portato fuori dalla classe, non perché disturbi perché non è affatto il suo problema, ma per fare “recupero”. Peccato che vada fuori, per esempio, a fare matematica quando in classe c’è scienze e quindi questo comporta che poi deve recuperare, da solo e senza spiegazioni, le pagine fatte in classe e quindi con doppia fatica. Mai che arrivi ad esempio una mappa o un lavoro specifico fatto in classe su quanto studiato. Le mappe, infatti, sono sempre un nostro onere!
In più, cosa già fatta presente a scuola, nello specifico di matematica e geometria lui lavora a casa con tutor e quindi non ne vedo l’esigenza.

Tutti gli interventi didattici personalizzati che si attivano a scuola devono essere progettati e condivisi e vanno quindi evitate, in ogni caso, iniziative personali e improvvisate. 
Solo in questo modo possiamo garantire la necessaria flessibilità (perché se serve qualche volta si può anche uscire dalla classe, non deve essere un tabù) ma anche la qualità della didattica ossia, prima di tutto, la verifica dei risultati. 
Ed è ovvio che se al ragazzo si offre qualcosa in più con una lezione individualizzata, non lo si deve penalizzare facendolo assentare dalla lezione in aula senza predisporre nessun intervento correttivo. 
Il ragazzo non esce dalla classe perché l’ha deciso l’insegnante di sostegno, ma perché così è stato definito nel PEI, tutti assieme e con il consenso dei genitori. Queste procedure vanno difese con i denti perché non sono formalismi ma garanzie di qualità.

Chi deve predisporre i materiali accessibili per un alunno non vedente?

Gk8

Sono la mamma di un bambino non vedente di 10 anni che frequenta la quarta elementare. Il maestro di sostegno di mio figlio mi ha detto che non può preparare materiale accessibile e programmare bene ed in anticipo le lezioni perché gli è stata data solo un’ora di programmazione e che pertanto programma e condivide con le altre insegnanti (“Anche loro non possono fare di più perché hanno cose urgenti e indispensabili”) dieci minuti prima delle lezioni. Potrebbe dirmi per contratto quante ore sono previste alla primaria per attività di programmazioni e didattica non frontale e a quale normativa devo fare riferimento per potere far valere i diritti di avere materiale adattato ed accessibile ed esigere di capire come svolgono il programma, visto che ad oggi è il caos?

Gli insegnanti della primaria, compresi quelli di sostegno, hanno 2 ore settimanali di programmazione oltre a quelle extra insegnamento previste per tutti gli ordini di scuola.
Ma il problema non va posto in questi termini. Il bambino ha diritto ad avere il materiale didattico che gli serve, definito nel PEI. Punto. 
Come si organizzano gli insegnanti, quando lo preparano, nelle ore di programmazione o in altre, a scuola o a casa di notte, non riguarda i genitori. Il materiale di suo figlio è urgente e indispensabile quanto quello degli altri alunni e va in ogni caso predisposto. 
Consigliamo di evitare discussioni su questi temi con gli insegnanti e rapportarsi con la scuola, ossia con il dirigente o un suo delegato. Lasci perdere il contratto degli insegnanti e punti sul PEI. Quello che la scuola si è impegnata a fare, lo deve fare.

L’insegnante di sostegno deve essere sempre seduto al suo fianco?

Hb1

Mia figlia, prima media, ha la 104, comma 1, e 9 ore di sostegno. In questo periodo vorrebbe lavorare in autonomia, e quando l’insegnante di sostegno si avvicina lei le dice che preferisce lavorare da sola.
Oggi mi hanno contattata da scuola e mi hanno detto che non si può, e che devo convincere mia figlia a lavorare con la professoressa di sostegno seduta vicino a lei
Durante l’ultimo colloquio che ho avuto con gli specialisti dell’ASL mi hanno è stato detto che siccome c’era un miglioramento documentato dai test, il sostegno doveva essere orientato sull’autonomia, anche potenziando l’uso di strumenti. Il GLO non è stato fatto, e non si sa quando si farà. In questo periodo mia figlia a scuola lavora e si impegna tanto, anche sbagliando, e va a scuola felice.
È vero che non si può fare sostegno senza stare seduti vicino? Se un ragazzo si trova a disagio ad avere una persona sempre accanto, cosa sarebbe giusto fare?
Io, conoscendo mia figlia, ho provato a dare dei consigli all’insegnante di sostegno, ma mi ha risposte che su queste cose decide la scuola.

Questi problemi vanno affrontati assieme nel GLO ed è importante che venga convocato prima possibile.

Un insegnante di sostegno deve sempre puntare all’autonomia, anche se un alunno non lo chiede in modo così esplicito. Fare un passo indietro e lasciare che il ragazzo faccia da solo non significa rinunciare al proprio ruolo perché in ogni caso l’insegnante c’è, vigila e dà sicurezza intervenendo in modo discreto durante il processo di apprendimento, ma anche prima aiutando a predisporre il contesto necessario per rendere possibile il successo formativo.

In ultima analisi, l’insegnante di sostegno è uno che deve operare per poi scomparire, e rendere superfluo il proprio lavoro.