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Condizioni incompatibili con la frequenza

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Nella mia scuola un’alunna, iscritta alla classe terza primaria, con grave disabilità intellettiva e motoria, non ha mai frequentato. La famiglia ha presentato un certificato medico nel quale si attesta che le condizioni della bambina sono incompatibili con la frequenza scolastica. L’équipe pedagogica ha deciso di fermare l’alunna in terza classe.
Domando: può la famiglia non ottemperare all’obbligo scolastico pur presentando un certificato medico come quello sopra indicato?
Quali sono, in questo caso, gli obblighi dell’istituzione scolastica?

Partiamo dalla Legge 104/92 che all’art. 12 c. 4 dice: «L’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap.»

Non spetta solo alla scuola decidere come effettivamente l’esercizio di questo diritto si concretizzi, se con interventi a domicilio o altro, ma va coinvolto di sicuro anche il Comune e l’Asl.

Una deroga all’obbligo scolastico è di sicuro possibile (DL 274/94 art. 114 c. 5) ma non è detto che il problema si risolva in questo modo.

Alternanza indispensabile anche per chi segue l’istruzione domiciliare?

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Mio figlio frequenta il quarto anno del liceo linguistico. Ha 104 art 3 comma 3. Usufruisce di istruzione domiciliare con obiettivi minimi. Mi è stato detto che senza i crediti derivanti dall’alternanza scuola lavoro non potrà essere ammesso all’esame di stato e la cosa mi preoccupa moltissimo. E’ vero? Ho letto nei post del gruppo che l’alternanza scuola lavoro può essere personalizzata per quanto riguarda le ore ma, se fosse necessario, può essere esentato dal farla avendo invalidità civile con inabilità totale e permanente al lavoro?

L’alternanza scuola lavoro può essere organizzata in tanti modi e in caso di disabilità di sicuro tiene conto della situazione dello studente. Nessuna norma prevede l’esonero e per non rischiare di scontrarsi poi con delle rigidità di interpretazione, conviene organizzare qualcosa, anche di completamente alternativo, da fare in casa (esiste del resto il telelavoro) o in modo simulato. Indicazioni del genere sono date anche nelle Linee Guida allegate al nuovo modello di PEI.

È un punto che va definito attenzione nel PEI, in base all’art. 7 c. 2 lettera e del DL 66/17, che copio quo sotto. Come si vede anche questo secreto dice che va “assicurata” la partecipazione, mentre si può liberamente decidere come farlo.

DL 66/71 art. 7 c. 2 e) [il PEI] definisce gli strumenti per l’effettivo svolgimento dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, assicurando la partecipazione dei soggetti coinvolti nel progetto di inclusione;

La fobia scolare può prevedere l’istruzione domiciliare?

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La fobia scolare, con certificazione, può rientrare nelle patologie che prevedono l’istruzione domiciliare?

La fobia scolare non è esclusa per legge, ma difficilmente viene considerata, anche perché a volte può essere rinforzo che aggrava il problema. Ma ogni caso è a sé.

Istruzione parentale o domiciliare?

Ho ritirato i miei figli da scuola e ho comunicato che quest’anno farò istruzione parentale. Mia figlia fa la prima media e mio figlio fa la quarta elementare. Mio figlio ha usufruito del sostegno dall’asilo. Oggi mi ha chiamato la preside chiedendomi se sarei disposta a fare l’istruzione domiciliare per mio figlio. Io ho letto che può essere richiesta se il bambino è ricoverato in ospedale. Mio figlio ha fatto tanti ricoveri ma ora sta bene ed è a casa. Potrebbe frequentare, come ha fatto fino all’anno scorso, ma quest’anno faccio istruzione parentale per paura di possibile contagio. Posso rifiutare questa istruzione domiciliare? Per attivarla il bambino deve essere iscritto a scuola giusto?

L’istruzione domiciliare si attiva su richiesta dei genitori e con una certificazione medica in cui si dichiara che l’alunno, per effetto di una grave patologia, non può frequentare la scuola. Viene considerato sempre iscritto a scuola e sarà seguito, nei modi da concordare con la famiglia, dagli insegnanti della classe.

Certamente può rifiutarla, e del resto da quel che dice suo figlio non vi entrerebbe. Con l’istruzione parentale, che non richiede nessuna motivazione o certificazione, non avrete rapporti con la scuola e dovrete provvedere in toto alla loro istruzione. A fine anno sosterranno un esame.

In caso di istruzione parentale, l’insegnante di sostegno può essere impiegato a domicilio?

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In caso di richiesta da parte della famiglia di istruzione parentale per il proprio figlio con disabilità grave, è previsto che la risorsa insegnante di sostegno possa essere impiegata a domicilio? E l’assistente educatore?

No, non può essere impiegato a domicilio.

Scegliendo l’istruzione parentale i genitori hanno ritirato il loro figlio da scuola, dichiarando di essere in grado di gestire da soli la sua istruzione, e troncando ogni rapporto con la scuola stessa.

Per l’assistente bisogna sentire cosa dice l’ente locale, in particolare se è possibile convertire l’assistenza scolastica in assistenza domiciliare. Alcuni comuni lo fanno, altri no.

Nel suo caso temo sia stata spiegata male la differenza tra istruzione parentale e domiciliare. Se la decisione è stata presa per timore della pandemia, poteva tenere lo stesso il bambino a casa, senza rompere tutti i rapporti con la scuola. Ma può sempre cambiare idea: si informi.

Solo l’insegnante di sostegno può recarsi a domicilio?

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Solo l’insegnante di sostegno può recarsi a domicilio?

Assolutamente no: in un generico progetto di istruzione domiciliare (che può essere attivato anche in assenza di insegnante di sostegno) è prevista, sempre su base volontaria ma retribuita, la partecipazione dei docenti di tutte le discipline, in base ai bisogni, ma per far questo servono finanziamenti aggiuntivi e si deve presentare l’apposito progetto. A meno che la scuola non si organizzi in altro modo, ad esempio con rotazioni interne tipo “cattedra mista” (un insegnante di materia va a casa dell’alunno e viene sostituito in classe dall’insegante di sostegno). 

L’insegnante di sostegno è obbligato a recarsi a domicilio?

L’insegnante di sostegno è obbligato a recarsi a domicilio? Per quante ore? Come viene organizzato il suo orario?

In base alle attuali norme contrattuali, non è obbligato. È uno degli aspetti che necessariamente dovrà chiarire il decreto ministeriale previsto dall’art. 16 c- 2-bis del DL 66/17.

Se accetta, l’incarico va formalizzato e le ore svolte a domicilio vanno considerate nel normale orario di servizio.

In base ai bisogni e alle esigenze didattiche si deciderà quante ore dedicare all’istruzione domiciliare, quante ad eventuali attività didattiche a distanza o altro.  Se questa organizzazione è prevista per tutto l’anno deve certamente essere esplicitata e condivisa nel PEI. 

È sufficiente il certificato del medico o pediatra di base?

Per attivare un progetto di istruzione domiciliare, basta il certificato del medico o pediatra di base e ne serve uno ospedaliero?

Per attivare un progetto di istruzione domiciliare formale il certificato deve essere rilasciato da un medico ospedaliero o dai servizi sanitari nazionali, escluso il medico di famiglia ed esclusi aziende o medici curanti privati. Linee di Indirizzo sull’Istruzione ospedaliere a domiciliare 2019 pag. 9.

 

Si può attivare solo dopo 30 giorni di assenza?

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L’istruzione domiciliare si può attivare solo dopo 30 giorni di assenza?

No. Si attiva in caso di assenze prolungate, di almeno 30 giorni, ma non è necessario aspettare se la durata dell’assenza prevista è nota fin dall’inizio. L’importante è che sia stata accertata l’impossibilità della frequenza scolastica per un periodo non inferiore a trenta giorni di lezione, anche non continuativi (DL 66/17 art. 16 c. 1).

È indispensabile presentare il progetto alla commissione regionale?

È indispensabile presentare il progetto alla commissione regionale o la scuola può agire autonomamente?

È fuori discussione che la presentazione del progetto sia indispensabile nei casi in cui la scuola chiede di fruire degli specifici finanziamenti previsti, ad esempio per retribuire come prestazione aggiuntiva gli insegnanti che si recano a domicilio.

Non ci sono indicazioni ministeriali tassative, ma se la scuola riesce a organizzare il servizio senza bisogno di risorse aggiuntive, dovrebbe poter agire autonomamente anche se l’approvazione del progetto può essere necessaria in alcuni adempimenti formali come gli esami di stato, le prove invalsi, i PCTO (alternanza scuola lavoro). È quello che si ricava dalla frase delle linee guida DDI citata sopra in cui si prevede “anche” l’attivazione di percorsi formali, e si deduce quindi che non sono obbligatori se non ci sono impegni di spesa: «consentendo a questi per primi di poter fruire della proposta didattica dal proprio domicilio, in accordo con le famiglie, anche attivando percorsi di istruzione domiciliare appositamente progettati e condivisi con le competenti strutture locali. »

Da considerare anche che le procedure necessarie per presentare il progetto possono richiedere tempi tecnici non indifferenti dato che, secondo le Linee di indirizzo (pag. 9) esso va elaborato dal consiglio di classe, approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio d’Istituto e inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa. 

I casi in cui non sono richiesti finanziamenti dovrebbero riguardare le attività esclusivamente on line già previste e il coinvolgimento di insegnanti che svolgono il servizio all’interno del loro orario normale di insegnamento e non richiedono quindi compensi aggiuntivi, come gli insegnanti di sostegno (ma non solo loro).

* Qual è la normativa di riferimento sull’istruzione domiciliare?

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Qual è la normativa di riferimento sull’istruzione domiciliare?

Sono parecchie le norme che tutelano il diritto all’istruzione anche quando non è possibile la frequenza scolastica ordinaria, ma conviene partire dalle Linee di Indirizzo sull’Istruzione ospedaliera a domiciliare pubblicate dal MIUR nel giugno del 2019.

Poche settimane dopo la pubblicazione di queste Linee di Indirizzo, è stato approvato il DL 96/19 che ha modificato il DL 66/17, introducendo in particolare due nuovi commi all’art. 16 sull’Istruzione Domiciliare, il 2-bis e il 2-ter, che avrebbero dovuto regolare in particolare la partecipazione degli insegnanti di sostegno:

2-bis. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono definite le modalità di svolgimento del servizio dei docenti per il sostegno didattico impegnati in attività di istruzione domiciliare.
2-ter. Dall’attuazione delle modalità di svolgimento del servizio dei docenti impegnati nell’istruzione domiciliare, di cui ai commi 1 e 2-bis non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica

Il decreto previsto nel comma 2-bis non è mai stato emanato.

Nel giugno 2020 è stato approvato il testo convertito del decreto-legge 8 aprile 2020 n. 22 con l’inserimento di due nuovi commi all’art.1 che parlano di istruzione domiciliare, 7-quater e 7-quinquies.
In sostanza si dice che l’istruzione domiciliare come definita dall’art. 16 c. 2-bis del DL 66 può essere attivata anche in assenza del decreto ministeriale previsto.

7-quater. Fino al termine dell’anno scolastico 2020/2021, nell’ambito delle azioni individuate dalle istituzioni scolastiche, in collaborazione con l’ufficio scolastico regionale, gli enti locali e le aziende sanitarie locali, per garantire il diritto all’istruzione alle bambine e ai bambini, alle alunne e agli alunni, alle studentesse e agli studenti per i quali sia accertata l’impossibilità della frequenza scolastica di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, l’attività di istruzione domiciliare in presenza può essere programmata in riferimento a quanto previsto dal piano educativo individualizzato, presso il domicilio dell’alunno, qualora le famiglie ne facciano richiesta e ricorrano condizioni di contesto idonee a contemperare il diritto all’istruzione dell’alunno in istruzione domiciliare con l’impiego del personale già in servizio presso l’istituzione scolastica, anche nel rispetto delle misure idonee a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, nelle more dell’emanazione del decreto ministeriale di cui all’articolo 16, comma 2-bis, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, assicurando tutte le prescrizioni previste dalle disposizioni in materia di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19.

 7-quinquies. L’attività di cui al comma 7-quater non autorizza alla sostituzione del personale impiegato e non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Il decreto ora ritenuto non indispensabile aveva lo scopo di definire le modalità di applicazione del comma 2-bis dell’art. 16 del DL 66 e in sua assenza tutto ricade sulla responsabilità delle scuole.

Da ricordare infine il regolamento sull’autonomia scolastica, DPR 275/99, in particolare l’art. 4 c. 2 sulla flessibilità didattica dove si dice che le scuole possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune.