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Davvero il TAR impedisce di ridurre l’orario di frequenza per terapie?

A seguito della sentenza del TAR 2558/21 e della successiva nota ministeriale n 2044 del 17/9/21, sembra sia diventato impossibile ridurre l’orario di frequenza degli alunni con disabilità per poter accedere a sedute di terapia o altro. È veramente così?

Ovviamente nessuno può impedire ai genitori di far accedere i loro figli ai servizi sanitari, di terapia o altro, anche se queste prestazioni vengono collocate in orario scolastico. È un principio fondamentale di tutela del diritto alla salute che non può in nessun caso essere messo in discussione.

Tutti gli equivoci nascono dalla citazione “copia e incolla” nella circolare di ministero di questa frase che la sentenza del TAR a sua volta ricopia dalla relazione dei ricorrenti:

«non può essere previsto un orario ridotto di frequenza alle lezioni dovuto a terapie e/o prestazioni di natura sanitaria – con conseguente contrasto con le disposizioni di carattere generale sull’obbligo di frequenza – in assenza di possibilità di recuperare le ore perdute [Art. 13, comma 2, lettera a) DI 182/2020];»

La sentenza del TAR non contiene però assolutamente disposizioni così rigide e categoriche ma fa anzi riferimento al principio opposto dell’accomodamento ragionevole (dichiarazione ONU). Dice infatti la sentenza:

7.2.1 Su tali aspetti, pare doveroso osservare come la necessità di garantire la piena inclusione degli studenti disabili, cui la personalizzazione delle misure di sostegno rappresenta lo strumento cardine, affonda le sue radici in norme internazionali di rango pattizio, quali la Convenzione O.N.U. per i diritti delle persone disabili, ratificata dal nostro Paese con la legge n. 18/2009. Quest’ultima, per vero, impone agli Stati firmatari l’adozione degli adattamenti necessari per assicurare alle persone affette da disabilità il godimento e l’esercizio, in condizione di uguaglianza con gli altri consociati, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in ossequio al principio dell’”accomodamento ragionevole”, richiamato all’art. 2 della medesima Convenzione. La sua ratio è quella che debba essere il “contesto”, inteso come ambiente, procedure, strumenti educativi ed ausili, a doversi adattare agli specifici bisogni delle persone disabili, e non viceversa.

Quello che la sentenza contesta è quindi l’imposizione unilaterale di orari ridotti da parte della scuola, in base a sue motivazioni (perché il personale è insufficiente o per presunta incapacità dell’alunno di sostenere tutte le ore, ad esempio), non scelte eque e condivise da tutti secondo corretti principi di personalizzazione. Se tutti ritengono che questa sia la soluzione migliore, certamente si può continuare a farlo.

Chiarito questo, c’è da chiedersi chi decide l’orario ridotto e come vengono formalizzate le decisioni prese.

Sembrerebbe ovvio che sia nel GLO che si condividono queste scelte, assunte responsabilmente rispettando i diritti di tutti, in particolare dei genitori. E che quindi sia nel PEI che esse vanno esplicitate.

Essendo però stato censurato dal TAR il modello di PEI che prevedeva una semplice descrizione della situazione (“L’alunno/a frequenta con orario ridotto?“) in attesa di nuove disposizioni conviene probabilmente evitare di usare questo strumento per definire riduzioni d’orario e redigere un documento a parte, o formalizzare la decisione presa nel verbale del GLO.

Mi obbligano a ritirare prima mio figlio, ma senza nulla di scritto

Sono due mesi o più che chiedo alla scuola copia del PEI e copia dei verbali del GLO. Tutt’oggi ancora mi dicono che la segreteria non ha niente e stanno aspettando che le insegnanti firmino. Li ho chiesti più volte sia telefonicamente che via email ma la risposta sempre la stessa.
In più mi hanno obbligata (dopo il GLO) a prendere mio figlio prima da scuola (perché secondo loro non riesce a reggere il tempo pieno) senza neanche fare un uscita scritta certificata e firmata quindi mi ritrovo ogni giorno a prenderlo e firmare come se questa fosse scelta mia (anche perché il mio bimbo va volentieri a scuola).
È normale tutto questo?
Cosa potrei fare in più oltre che chiedere spiegazioni (cosa già fatta)?

È grave che la scuola si arroghi il diritto di ridurre la frequenza scolastica di un alunno senza prendersi la responsabilità di mettere nulla per iscritto: né PEI, né verbale, né riduzione d’orario. Tutto a voce, e gli unici che devono firmare sono i genitori chiedendo l’autorizzazione di far uscire prima il bambino, come fosse una richiesta loro. Siamo al colmo dell’ipocrisia e dell’arroganza burocratica da parte di chi è convinto di poter fare sempre quello che vuole, infischiandosene dei diritti dei cittadini utenti.

Sanno benissimo che non possono obbligarla a ritirare il bambino prima, tant’è che ufficialmente risulta che tutto avviene su sua richiesta.

Quello che consiglio di fare, per prima cosa, è porre fine a questo teatrino comunicando, in modo gentile ma determinato, che senza nessun atto scritto della scuola non andrà più a prendere il bambino in anticipo. Anche lei farà tutto a voce, come loro, ma quando il bambino comincerà a rimanere a scuola vedrà che qualcosa si smuove… Anche per quanto riguarda PEI e verbale, si spera.

Alunni con orario personalizzato: devono risultare assenti?

Alunni disabili, entrano più tardi, escono prima per seguire terapie. La circostanza rileva ai fini della gestione delle assenze? Oppure determina la definizione di un orario personalizzato?
E poi …. chi decide che alunno con disabilità non ce la fa a fare 6 ore quotidiane e può uscire alle 13?

Le presenze/assenze degli alunni vanno sempre documentate nel registro di classe, che è un atto pubblico e formale da cui deve sempre risultare chi è presente a scuola e chi no.

Quando viene autorizzato un orario diverso, si esonerano i genitori dal chiedere ogni volta il permesso per entrare o uscire, ma nel registro di classe deve risultare che il tale alunno non c’è, anche eventualmente con un’annotazione permanente. Formalmente si tratta di assenze tant’è che nella secondaria vanno conteggiate ai fini della validità dell’anno scolastico (sono previste eccezioni, come è noto, ma il CdC deve dichiarare che la valutazione è possibile anche se il numero di assenze è elevato).

Le riduzioni di orario vanno sempre approvate dal GLO, soprattutto de determinate da valutazioni di opportunità (“non ce la fa a fare 6 ore”).

Assenze regolari per terapie alla secondaria di 1° grado

Ho iniziato l’anno scolastico in una bella prima media in cui è stata inserita un’alunna che usufruisce della legge 104 (art. 3, comma 3); ha un’insegnante di sostegno con cui ho già iniziato a confrontarmi per predisporre un PEI e progettare delle attività che la coinvolgano. Purtroppo (o per fortuna della mia alunna) due giorni a settimana su cinque è assente poiché segue delle terapie in un centro specializzato.
Ho chiesto al preside se queste “assenze programmate” potessero compromettere il superamento dell’anno scolastico, ma il dirigente mi ha spiegato che se il CdC delibera che non ci sono problemi e nel PEI si inserisce ciò, le assenze non avranno valore.
Mi rimangono però due dubbi:
1) se nei due giorni ci fossero materie con poche ore, come le educazioni, la mia alunna non incontrerebbe mai la docente della disciplina, come potrebbe seguire un percorso didattico e quindi avere una valutazione?
2) nell’ottica dei tre anni di scuola media, le assenze comporterebbero un impedimento a prendere la licenza e quindi avrebbe diritto solo all’attestato di frequenza? in questo caso mi sento in dovere di spiegare alla famiglia la situazione. Io preferirei farle fare un percorso che la porti alla licenza media, anche e soprattutto con un piano individualizzato che la supporti, ma al momento non sono molto sicura, in particolar modo dopo aver letto la diagnosi.
Quale potrebbe essere la strada migliore da seguire per questa ragazza e per noi insegnanti che le staremo accanto?

Come dice correttamente il preside, le assenze non compromettono la promozione purché considerate nel PEI. Possono però compromettere la qualità dell’integrazione scolastica e sarebbe opportuno che la famiglia insistesse affinché, almeno in parte o per un certo periodo, fossero spostate di pomeriggio.

Per le materie in cui dovesse risultare sempre assente bisognerà progettare degli interventi personalizzati integrativi, in accordo con il docente e con il supporto dell’insegnante di sostegno. Tutto questo va ovviamente indicato nel PEI.

Questo tipo di organizzazione non compromette assolutamente la validità del titolo di studio finale (v. DL 62/17).

Quando saltano le terapie, posso portarla a scuola?

Mia figlia frequenta la scuola compatibilmente con le terapie che fa presso un centro.
Quando occasionalmente le terapie non ci sono, vorrei portarla a scuola ma me la rifiutano, dicendo che non avrebbe supporto. È corretto sia così?

Sono procedure che vanno per forza personalizzate, non possono essere applicate in modo indifferente a tutti gli alunni con disabilità che frequentano terapie in orario scolastico.

Se il bambino ha bisogno di un intervento personalizzato, senza il quale non può stare a scuola, e la famiglia ha chiesto di seguire un orario ridotto particolare, l’orario va rispettato perché la scuola ha organizzato le risorse in modo da rispondere a queste esigenze. Nelle ore in cui è prevista la terapia il personale di supporto non c’è, e il bambino pertanto non può essere accolto.

Se invece il bambino può stare in classe come gli altri, anche senza assistenza specifica, non c’è motivo per rifiutare il suo ingresso a scuola. –

Alunno con disabilità e problemi di comportamento rispedito a casa

Hi11

Mio figlio frequenta la seconda Primaria. La certificazione parla di “spettro autismo ad alto funzionamento e ADHD impulsivo”. Oggi la maestra di sostegno mi ha detto che alle 10 ha fatto una scenata perché non voleva restare in classe e ha tentato di scappare. È riuscita a calmarlo verso le 11. Il problema, ha aggiunto, è che mio figlio deve rimanere in classe perché la scuola non ha spazi sufficienti e perché rischia di rimanere indietro con il programma. La maestra di classe voleva invece chiamarmi perché me lo portassi a casa poiché gli alunni sono 28 e lei non sa come fare.
Lunedì inizia il servizio l’educatrice che, come l’anno scorso, mi chiamerà in continuazione per andare a prenderlo perché lei proprio non lo sa tenere.
Possono farlo? Come mi devo comportare?
Sono nello sconforto più totale.

Prima di tutto bisogna insistere perché insegnanti e educatrice si formino per imparare a gestire i comportamenti problema. Sono tecniche che si apprendono e che gli operatori scolastici non possono ignorare. Consigliamo una richiesta formale al dirigente.
Non è possibile chiamare i genitori ad ogni crisi. In questo modo il diritto allo studio del bambino viene compromesso: curioso che non possa uscire dall’aula per non rimanere indietro nel programma, ma venga mandato a casa in continuazione. Inoltre è assolutamente controproducente perché così il bambino impara che, se si trova a disagio, basta dare in escandescenze per essere accompagnato subito a casa.
Se le insegnanti sono in grave difficoltà il genitore può andare a scuola ad aiutarle a calmare il bambino, ma poi lo lascia lì e se ne torna a casa da solo.
In nessun modo la scuola può imporre il ritiro. Allontanare un alunno dalla comunità scolastica è una punizione disciplinare che richiede passaggi formali specifici e procedure di garanzia. Non basta certo la telefonata di un insegnante. Tant’è che formalmente, in questi casi, risulta sempre che sono i genitori che chiedono di prelevare anzitempo il figlio per motivi familiari, con il beneplacito della scuola. Almeno poniamo fine a questa ipocrisia.

Alunni sempre assenti in alcune discipline

Gd7

Alcuni alunni con disabilità della nostra scuola (medie) faranno un orario ridotto per potersi recare a terapia. Capita però che alcuni di loro per l’intero anno non saranno presenti in determinate discipline. Come potranno essere valutati in tali materie? Si può, in accordo con il docente di materia, decidere una programmazione da svolgere in altra ora e da valutare comunque, visto che siamo nell’ambito di programmazioni totalmente personalizzate? E se sì va comunque ben esplicitato nel PEI, giusto?

Nel PEI vanno sempre specificati criteri e modalità di valutazione che in questo caso dovranno tener conto della particolare situazione e dell’orario ridotto. Quello che lei ipotizza si può fare.

Orario ridotto e valutazione

Gd6

Bimba quarta primaria paritaria con problemi di salute. Frequenta il tempo pieno ma da due mesi con certificato medico esce da scuola alle 12:30 prima del pranzo. Arte e musica si svolgono nelle ore pomeridiane. Possono le insegnanti dire alla bambina che non hanno elementi per giudicarla? Non dovrebbero attivare altri percorsi? Inoltre queste ore rientrano nel computo delle assenze?

Nella scuola primaria non c’è, come alla secondaria, un limite di assenze tale da compromettere l’ammissione alla classe successiva, quindi questo problema non si pone.

Come è stato deciso questo orario ridotto? È stato definito nel PEI?

Un conto sono le assenze o uscite occasionali, ma viene deciso formalmente che la bambina esce prima tutti i giorni, deve necessariamente essere definita una modalità alternativa di valutazione.

C’è l’obbligo di frequentare un minimo di ore settimanali?

Gd5

Sono la mamma di XXX della classe 3 scuola XXXXX chiedevo gentilmente se sapete darmi questa informazione: un bambino con disabilità, ha l’obbligo di frequentare un totale di ore settimanali scolastiche? Oppure come nel mio caso, che preferisco prenderlo prima quando c’è rientro, e quindi fa 24 ore al posto di 28 (perché anche il venerdì esce prima per logopedia) è un problema? Perché lasciarlo il giorno di rientro fino alle 16 e trovare il bimbo stanchissimo, lo trovo un controsenso. Però a scuola tendono ad insistere che sia peccato che io vada a prenderlo prima. Ma io non lo trovo giusto.

Il limite massimo di assenze da non superare ai fini della promozione non vale per la scuola primaria e anche nella secondaria si può comunque derogare in vari casi.

In caso di disabilità tutto il servizio scolastico va adattato in base ai bisogni e, tra i tanti aspetti che possono essere personalizzati c’è di sicuro anche l’orario di frequenza.

Se la variazione è permanente è importante che sia formalizzata nel PEI e concordata come orario abituale dell’alunno. In questo caso non solo le ore in meno non verrebbero più conteggiate come assenze, ma la scuola potrebbe organizzarsi utilizzando in modo corretto le risorse a disposizione che rischierebbero altrimenti di rimanere sottoutilizzate.

Mi sembra di capire che la scuola non si stia opponendo all’orario ridotto ma abbia una diversa valutazione sull’opportunità di questa scelta. La questione va discussa e concordata assieme, meglio se in sede di GLO, ma di sicuro il parere dei genitori va tenuto in considerazione.

Se il sostegno non copre totalmente l’orario scolastico bisogna per forza seguire un orario ridotto?

Gd4

Non mi è chiaro se i bambini con la 104 e il sostegno che non copre totalmente l’orario scolastico debbano fare un orario ridotto.
Quindi siano costretti a stare a casa, a noi è stato fatto accettare che possa frequentare solo due pomeriggi su 5 in quanto non coperto e non in grado, per sua facile disattenzione.
La scuola è obbligata a tenere i ragazzi (elementari) a scuola o io a tenerlo a casa?
Premetto che sia in grado di stare a scuola e al  massimo disturbi e diventi rumoroso, diagnosi oppositivo provocatorio…rimango basita a vedere mio figlio a fare un orario ridotto senza avere handicap al pari di ragazzi con problemi molto più seri.

Nessuno può essere costretto a fare orario ridotto, neppure quando il sostegno non copre interamente l’orario scolastico.

Del resto le scuole lo sanno benissimo e non si sognerebbero mai di imporre formalmente una soluzione del genere: la strategia usata è quella di insiste e insistere finché i genitori accettano la riduzione. “A noi è stato fatto accettare”, si legge in questa testimonianza.

Spesso risulterà agli atti della scuola che sono stati i genitori a chiedere al dirigente, con lettera scritta, l’autorizzazione a non far frequentare il pomeriggio o ritirarlo prima negli altri giorni. Come quando si telefona ai genitori per farli venire a prendere il bambino che si comporta male e si pretende che firmino una richiesta di uscita anticipata per motivi familiari. Se ci sono problemi, se ne discute assieme e si cerca una soluzione, che non è però necessariamente quella di mandarlo a casa.

Si riunisce il GLO perché vogliono ridurre l’orario scolastico

Gd3

A fine gennaio si riunisce il GLO perché vogliono ridurre l’orario scolastico al figlio di una mia amica perché gli insegnanti hanno difficoltà nella gestione. I genitori sono contrari e vogliono che il figlio frequenti il tempo pieno. Per favore potrei sapere la normativa che tutela il bambino e il suo diritto allo studio senza orario ridotto?

La scelta dell’offerta formativa (tempo pieno o normale) spetta solo ai genitori. La scuola può rifiutare un’opzione all’atto dell’iscrizione per mancanza di posti, ma non perché la giudica inadatta un bambino.

Rifiutare l’iscrizione al tempo pieno in caso di disabilità si configura di sicuro come un atto di discriminazione. La L. 67 del 2006 definisce (art. 2 c. 2) discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga.

Il Tempo pieno ha anche una funzione sociale dato che consente a tanti genitori di svolgere un lavoro e questo vale di sicuro per quelli che hanno bambini con disabilità.

I problemi si affrontano, ma si può escludere nessuno.

Il GLO non ha nessun potere di decidere in merito se non sono d’accordo anche i genitori.

Mi propongono orario ridotto anche per quest’anno

Gd2

In classe da mio figlio ci sono 2 bambini certificati, il mio e un altro bimbo. Siamo ancora in attesa del sostegno su mio figlio, all’altro bambino le sono state assegnate solo 12 ore. Possibile che non si sappia ancora nulla? Intanto le insegnanti mi ripropongono orario ridotto anche per quest’anno. Il mio bambino è in terza elementare e per i primi 2 anni ho sempre accettato orario ridotto sotto loro richiesta. Quest’anno non ho nessuna intenzione di accettare. Il bimbo ha fatto notevoli miglioramenti riuscendo a raggiungere degli ottimi obiettivi. Non possono dare per scontato che io accetti nuovamente!! Credo io abbia tutti i diritti di non accettare!

È suo diritto non accettare. Infatti, correttamente, le insegnanti le hanno “proposto” l’orario ridotto, non “imposto”.

* Chi decide le ore di frequenza dell’alunno?

Gd1

Seguo da quest’anno un alunno con autismo grave, non verbale, con diversi comportamenti-problema (seconda media, orario ridotto di 18 ore). Dopo i primi mesi di difficile adattamento alla nuova insegnante (ho ricevuto morsi, graffi, tirate di capelli ect.) finalmente il ragazzo ha imparato a fidarsi, mi riconosce come guida e le cose sono nettamente migliorate. I genitori, avvocati di successo e da anni in scontro con la Scuola, sono molto contenti del mio operato e dell’educatore che mi affianca, tanto che vorrebbero aumentare le ore di frequenza scolastica del figlio. Minacciano di far ricorso al TAR e far valere il diritto allo studio. Pur volendo andare incontro alle richieste della famiglia e vedendone i presupposti favorevoli, è tuttavia partito un balletto al rilancio sulle ore da aumentare. La famiglia parla di 6 ore che, a nostro avviso (Consiglio di classe e preside), sarebbero troppe e deleterie per il benessere dell’alunno. Davanti alle richieste irrealistiche di una famiglia chiaramente esasperata, chi, in ultima istanza, decide le ore di frequenza dell’alunno? Nel dubbio ho convocato un incontro con l’equipe psicoeducativa pur essendo da poco arrivata una nuova neuropsichiatra che non conosce il ragazzo.

La frequenza con orario ridotto è una soluzione eccezionale, che deve essere decisa nel GLO e condivisa da tutti ma che richiede in ogni caso il consenso dei genitori.

In questo caso i genitori hanno accettato in un primo momento la riduzione a 18 ore considerando le oggettive difficoltà della scuola ad accogliere il ragazzo (più che del ragazzo ad andare a scuola) ma mi sembra normale che ora, visto che la situazione è migliorata, chiedano un allungamento dei tempi del servizio.

È loro diritto farlo e la scuola deve per forza confrontarsi con loro e cercare un compromesso: non può unilateralmente considerare irrealistiche le loro richieste o pensare di essere unica autorizzata a decidere sul benessere dell’alunno.

I genitori non hanno bisogno di un ricorso al TAR per ripristinare l’orario completo: se decidono di venire prendere il ragazzo come gli altri genitori, quando termina la scuola per tutti, cosa potete fare?

Si può conseguire il diploma con una riduzione d’orario?

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Si può conseguire il diploma alle superiori anche con una modesta riduzione d’orario?

Per mantenere la validità del titolo di studio è necessario che lo studente segua tutte le discipline previste dal piano di studi. 
Se, nonostante la riduzione di orario, egli riesce lo stesso a raggiungere obiettivi sufficienti anche nelle materie coinvolte e può essere valutato adeguatamente, rientriamo nelle eccezioni previste in caso di assenze superiori al 25% del totale. Sono norme valide per tutti, non solo in caso di disabilità.

È possibile conseguire la promozione se le assenze sono giustificate con documentati motivi (che qui ci sono) e se il Consiglio di Classe delibera di avere comunque adeguati elementi di valutazione. Norma di riferimento per la secondaria di 2° grado è il DPR 122/09 art. 14 c. 7.