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40 giorni di sospensione per uno studente ADHD e DOP.

Studente ADHD e DOP in prima superiore.
Nel corso di quest’anno ha accumulato quasi 40 giorni di sospensione, la scuola dice che può ancora recuperare e che non è automatica la bocciatura, è così?
L’ultima sospensione, di 15 giorni, è stata comunicata ai genitori nel corso di una riunione con la presenza del consiglio di classe al completo ma anche con i rappresentanti dei ragazzi e dei genitori e si è parlato della diagnosi e dei comportamenti del ragazzo…non è violazione della privacy?

Non entro in merito sull’opportunità della sospensione a uno studente con ADHD e DOP perché mancano troppe informazioni.

Rispetto alla validità dell’anno scolastico, bisognerebbe intanto vedere come sono stati considerati i 40 giorni di sospensione. Di solito in questi casi sono previste attività alternative per cui le giornate di punizione non dovrebbero essere considerate assenze. È un elemento da verificare.

A parte questo, se non ci sono altre assenze con 40 giorni siamo sotto il limite del 25% e l’anno scolastico non è compromesso; ma, anche se si superasse il limite, la scuola potrebbe rimediare in qualche modo. Penso si intendesse questo dicendo che la bocciatura non è automatica.

40 giorni sono tanti: se si supera il limite di 15 la competenza non è più del consiglio di classe, e si applicano procedure diverse. DPR 235 del 2007, Statuto degli studenti. Il fatto che derivino da punizioni distinte non cambia la situazione complessiva e anche questo sarebbe un aspetto da approfondire, se si crede.

Rispetto alla questione privacy: le sospensioni fino a 15 giorni sono decide dal consiglio di classe al completo, compresi genitori e studenti.

Secondo il DPR citato la punizione deve tener conto della situazione personale dello studente (art. 1 c. 5) ed è evidentemente impossibile farlo senza accennare in questo caso al suo disturbo per cui, o si viola lo Statuto degli studenti, o si viola la legge sulla privacy.

Secondo loro non è gestibile in classe, quindi vogliono portarlo fuori

Mio figlio di 13 anni è diagnosticato da quando ne aveva 3 come Autismo atipico, ad alto funzionamento, con gravità (104 art3.3) Frequenta la seconda media (fatto anno saldatura) seguendo il programma didattico normale con ottimi risultati. Ha copertura pressoché totale con due insegnanti di sostegno e un educatore.
Il ragazzo manifesta problemi comportamentali durante le lezioni, rifiutando di svolgere alcune consegne e quando il sostegno le fa per lui, disturba la classe con frasi e comportamenti fuori luogo, finché il sostegno è costretta a portarlo fuori. Questa cosa scatena crisi violente con lancio di oggetti e urla.
A casa ha un comportamento corretto e svolge regolarmente i compiti assegnati.
Ora le insegnanti di sostegno mi dicono che la soluzione secondo loro sia portarlo fuori dalla classe subito per evitare problemi, perché non è gestibile con gli altri. Inoltre mi consigliano di vedere uno psicologo privato che aiuti me a gestire il ragazzo, quando il problema comportamentale è a scuola!?! Mi chiedo dov’è l’inclusione visto che il problema del ragazzo è relazionale? Cosa posso fare per far valere il suo diritto a stare in classe e non isolato?

La sede in cui discutere questi problemi è il GLO, da convocare urgentemente.

Probabilmente serve il supporto di qualcuno che possa dare indicazioni serie sulle strategie comportamentali da seguire. Come dice giustamente, indicazioni da dare agli insegnanti, non ai genitori, visto che i problemi si manifestano a scuola.

Gli insegnanti hanno bisogno di un esperto che aiuti loro a capire come e perché il ragazzo si scatena, altrimenti non se ne esce.

Non credo che portare fuori il ragazzo dall’aula sia una scelta che effettivamente porti a delle soluzioni, ma se gli insegnanti sono arrivati a proporla come unica strada possibile vanno aiutati a trovarne altre, senza colpevolizzarli.

Sospensione ad alunno certificato per problemi comportamentali

Si può applicare in un regolamento di Istituto per un disabile un provvedimento disciplinare come se fosse normodotato?
Mi spiego meglio mio figlio senza nessun motivo aggredisce un suo compagno il suo insegnante era distante per fermarlo lo ha preso dal collo quando mi è stato riferito dalla insegnante mi ha detto che non ha preso provvedimento perché ha subito chiesto scusa, invece io ho chiesto dove era lui a che distanza ?
Perché ci sono state altre situazioni senza contatto fisico lui mi risponde mi denunci,
Ho mandato una PEC alla DS chiedendo allontanamento mi risponde con un CDC dove mio figlio doveva commutare 2 giorni di sospensione con svuotamento di cestini dopo la ricreazione con il collaboratore scolastico ovviamente io non ho accettato è ho accolto la sospensione devo dire che un suo compagno anche lui disabile articolo 3 comma 1 è stato sospeso con obbligo di frequenza per diffusione di video, per me è discriminatorio tutto ciò perché se accettavo la tecnica di protezione andava tutto bene ma la cosa assurda è che sia valutato il suo comportamento come a tutti gli altri quando invece è certificato il suo problema

In base al DPR 235 del 2007, art. 1 c. 5, le punizioni disciplinari devono tener conto della situazione personale dello studente ma nessuna norma ovviamente dice che quelli con disabilità, in quanto tali, sono autorizzati a non rispettare il regolamento di istituto.

Serve buon senso educativo, come sempre. E in caso di disturbi di comportamento certificati, ancora di più.

Bisognerebbe far di tutto per evitare i conflitti tra scuola e famiglia su questi temi perché, se il ragazzo li avverte, i pochi e incerti effetti positivi che possono avere le punizioni disciplinari vengono compromessi di sicuro.

Bambino ingestibile

Vorrei chiedere come agire per tutelare i bambini di una classe prima Primaria in cui è presente un alunno violento, ingestibile secondo le maestre che hanno subito insieme ai bambini sputi e lancio di ogni tipo di oggetti. Ha solo 11 ore di sostegno poiché ha avuto riconosciuto un handicap art 3 comma 1 e i genitori sostengono che sia colpa delle docenti che non sanno gestire il piccolo e che lo isolano. Ritengono inoltre che il figlio debba restare a scuola tutti i giorni fino alle 16 e non vogliono fare richiesta di nuova certificazione ritenendo che il figlio sia migliorato nell’ultimo anno. In classe è presente anche un bambino autistico che ha 22 ore di sostegno. Le mamme hanno già inviato una lettera alla dirigenza e hanno avuto un colloquio poiché i bambini cominciano ad aver paura a scuola (pizzichi e spinte del bambino); la dirigenza ha chiesto di pazientare in attesa di parlare con il centro in cui il bambino effettua le terapie.

Partiamo dall’idea che anche quel bambino lì va tutelato, non solo i compagni.
Non sappiamo cosa bisogna fare, né cosa è stato fatto del resto, ma dubitiamo che un bambino di 6 anni sia veramente “ingestibile”. Come non esistono bambini non educabili, non scolarizzabili ecc. non esistono bambini ingestibili.

Ci sono bambini più complicati, che mettono tutti alla prova, e che richiedono strategie educative particolari. Se la scuola è in difficoltà chiede aiuto e si riorganizza, ma deve evitare assolutamente di considerare questo bambino come un mostro terribile perché se lui si sente percepito in questo modo è molto probabile che poi si comporti di conseguenza.

L’analisi dei genitori del bambino (è colpa delle docenti che non sanno gestire il piccolo e che lo isolano) può essere semplicistica e di parte, ma può avere anche un fondo di verità. Questo non significa accusare le maestre, ma solo riconoscere che c’è un problema che riguarda tutti, e la soluzione va cercata e trovata assieme.

Bambini terribili alla primaria: si possono sospendere?

Ij5

In classe di mio figlio 4 elementare ci sono elementi di disturbo. Ma non di poco. Le maestre hanno provato con note, richiami ai genitori e da ultimo compiti punitivi a tutta la classe. Purtroppo senza risultato alcuno, anzi negli ultimi tempi le cose sono notevolmente peggiorate. I bambini in questione sono offensivi oltre ogni decenza e decoro nei confronti dei compagni e maestre. È intervenuta anche la preside. La mia domanda è questa: possono dare compiti punitivi a tutta la classe? Come possono procedere per cercare di migliorare la situazione? Sono possibili sospensioni? O addirittura la bocciatura?

Se gli insegnanti sono arrivati al punto di dare compiti punitivi a tutta la classe (ingiusti, inutili, inefficaci, controproducenti… e potrei continuare) significa che sono in grande difficoltà e vanno aiutati. Mai colpevolizzati.

Come è intervenuta la preside? Se facendo una bella sgridata alla classe, e poi andandosene, non serve ovviamente a nulla. Serve un intervento educativo serio, su più fronti: formazione, consulenza, supporti esterni, progetti “veri”…

Alla primaria non sono possibili sospensioni e si può parlare di bocciatura solo in casi veramente eccezionali.

I procedimenti disciplinari a scuola sono regolati dal DPR 235 del 2007 (Statuto delle studentesse e degli studenti) che si applica però solo alla secondaria.

Soprattutto bisogna riflettere sull’efficacia educativa di questi interventi. Dopo la sospensione il bambino torna inevitabilmente a scuola e il problema si ripresenta tale e quale, forse anche aggravato se la sospensione ha comportato di fatto per il bambino alcuni giorni di piacevole vacanza e un’ulteriore frattura con la famiglia.

Alunno con disabilità e problemi di comportamento rispedito a casa

Hi11

Mio figlio frequenta la seconda Primaria. La certificazione parla di “spettro autismo ad alto funzionamento e ADHD impulsivo”. Oggi la maestra di sostegno mi ha detto che alle 10 ha fatto una scenata perché non voleva restare in classe e ha tentato di scappare. È riuscita a calmarlo verso le 11. Il problema, ha aggiunto, è che mio figlio deve rimanere in classe perché la scuola non ha spazi sufficienti e perché rischia di rimanere indietro con il programma. La maestra di classe voleva invece chiamarmi perché me lo portassi a casa poiché gli alunni sono 28 e lei non sa come fare.
Lunedì inizia il servizio l’educatrice che, come l’anno scorso, mi chiamerà in continuazione per andare a prenderlo perché lei proprio non lo sa tenere.
Possono farlo? Come mi devo comportare?
Sono nello sconforto più totale.

Prima di tutto bisogna insistere perché insegnanti e educatrice si formino per imparare a gestire i comportamenti problema. Sono tecniche che si apprendono e che gli operatori scolastici non possono ignorare. Consigliamo una richiesta formale al dirigente.
Non è possibile chiamare i genitori ad ogni crisi. In questo modo il diritto allo studio del bambino viene compromesso: curioso che non possa uscire dall’aula per non rimanere indietro nel programma, ma venga mandato a casa in continuazione. Inoltre è assolutamente controproducente perché così il bambino impara che, se si trova a disagio, basta dare in escandescenze per essere accompagnato subito a casa.
Se le insegnanti sono in grave difficoltà il genitore può andare a scuola ad aiutarle a calmare il bambino, ma poi lo lascia lì e se ne torna a casa da solo.
In nessun modo la scuola può imporre il ritiro. Allontanare un alunno dalla comunità scolastica è una punizione disciplinare che richiede passaggi formali specifici e procedure di garanzia. Non basta certo la telefonata di un insegnante. Tant’è che formalmente, in questi casi, risulta sempre che sono i genitori che chiedono di prelevare anzitempo il figlio per motivi familiari, con il beneplacito della scuola. Almeno poniamo fine a questa ipocrisia.

Chiedere alla famiglia di un bimbo particolarmente violento di non portarlo più a scuola

Ij4

Può la scuola, per motivi di sicurezza, chiedere alla famiglia di un bimbo particolarmente violento di non portarlo più a scuola fino al 10 giugno, visto che la situazione, già critica da settembre, ora è diventata drammatica? Il bimbo è in carico all’Asl e non ha finito osservazione ed è in prima (primaria).

Le disposizioni sulle punizioni disciplinari non valgono per la primaria, per cui l’alunno non può essere sospeso dalle lezioni.

Chiedere alla famiglia di tenerlo a casa è un invito all’auto-sospensione, di legittimità molto dubbia. Se la famiglia si rifiuta, la scuola non può fare nulla. Per non parlare dell’efficacia educativa: l’alunno che si è comportato male viene premiato iniziando le vacanze alcune settimane prima degli altri.

Il problema va affrontato unendo le forze, con Comune e ASL. La scuola dovrebbe mettere in gioco tutte le risorse che ha, partendo dall’organico del potenziamento.

A un’emergenza educativa si risponde in modo adeguato.

Punizioni per alunno irrequieto

Hi9

Bambino iperattivo alla scuola primaria: può un insegnante metterlo continuamente fuori dalla porta, con il suo banco, perché disturba? Può fargli saltare la ricreazione e l’ora di ginnastica? Mi servirebbe qualche riferimento normativo.

Le punizioni a scuola, se ben gestite, possono avere un ruolo educativo ma non devono mai diventare abituali e continue altrimenti da un lato perdono la loro efficacia (se mai l’hanno avuta), dall’altro si rischia in questo modo di compromettere il diritto all’istruzione: l’ora di attività motoria in palestra è “scuola” non divertimento, la pausa di ricreazione è indispensabile a tutti i bambini tanto più a un bambino iperattivo. Uscire in corridoio con il banco significa escluderlo dalla vita della classe.

La nota ministeriale 4089 del 2010 sugli alunni con ADHD dà delle indicazioni esplicite su questo punto:

«Evitare di comminare punizioni mediante: un aumento dei compiti per casa, una riduzione dei tempi di ricreazione e gioco, l’eliminazione dell’attività motoria, la negazione di ricoprire incarichi collettivi nella scuola, l’esclusione dalla partecipazione alle gite». Non è una norma in senso stretto ma di sicuro è un pronunciamento autorevole e, a parte il banco in corridoio (sic!), c’è tutto quello che lei segnala.

Comportamento generalmente adeguato ma rifiuta qualsiasi attività didattica.

Hi7

Seguo un ragazzino con diagnosi di DOP, ADHA, DSA secondari e depressione maggiore. A scuola, da quando ha cominciato le medie, ha un comportamento generalmente adeguato. 2 settimane fa, durante un’ora di lezione in cui era scoperto, ha scattato una foto ad un professore e poi l’ha pubblicata su Instagram. Domani ci saranno i consigli di classe per decidere come sanzionare questo suo gesto. Alcuni colleghi suggeriscono di non portarlo in gita, altri di sospenderlo con obbligo di frequenza e fargli fare dei “lavori socialmente utili” a scuola. Altri di sottoporgli dei materiali didattici relativi alla regolamentazione dell’uso del cellulare a scuola e soprattutto dell’uso dei social network. Lei può darmi un consiglio? Io sono in grande difficoltà perché dall’inizio dell’anno lui ha rifiutato la mia presenza e, nonostante il comportamento relativamente accettabile, lui si rifiuta di fare qualsiasi attività didattica, sia a scuola che a casa.

È molto difficile dare consigli sensati senza conoscere il ragazzo. Io più che dall’episodio della foto su Instagram sono rimasto colpito dalla sua affermazione finale: «si rifiuta di fare qualsiasi attività didattica, sia a scuola che a casa».

Penso sia praticamente impossibile che un ragazzo a scuola non faccia nulla: se non svolge attività didattica farà dell’altro, e la fotografia forse risulta alla fine il male minore. Bisogna riuscire a dare un senso positivo alla sua giornata scolastica, altrimenti vedo tutto molto a rischio.

La punizione per un alunno con disabilità deve essere sempre riferita al suo PEI, non può seguire criteri standard. È questione di efficacia e buon senso, ma anche di normativa. DPR 122/09 art. 9 c. 1: «La valutazione degli alunni con disabilità … è riferita al comportamento, alle discipline e alle attività svolte sulla base del piano educativo individualizzato». Quindi anche la valutazione del comportamento va riferita al PEI, non agli standard generali.

Non credo sia opportuno punire un ragazzo con una diagnosi di questo tipo che ha un “comportamento generalmente adeguato”. Fategli capire in altro modo che ha sbagliato.

Problemi di comportamento e rischio devianza

Hi6

Sono l’insegnante di sostegno di un’alunna che frequenta la prima superiore con una diagnosi di disturbo del comportamento con funzionamento cognitivo limite a cui hanno assegnato 9 ore di sostegno. All’inizio dell’anno ho contattato l’insegnante di sostegno delle scuole medie che mi ha riferito il percorso scolastico della ragazza. l’alunna non era mai stata in classe né alle elementari né tanto meno alle medie ma tenuta sempre fuori a bighellonare per i corridoi, con una famiglia alle spalle che non ha alcun controllo su di lei e per di più legata ad ambienti camorristici. La ragazza, come sono poi venuta a sapere, risultava attenzionare sia dalla polizia, per il furto di un motorino, che dai servizi sociali. In classe ha atteggiamenti da bulla, disturba gli altri compagni e tratta male l’altro alunno H della classe che ha paura di lei. Con lei ho cercato subito di instaurare un rapporto amichevole ma fermo, evitando lo scontro, e i risultati sono stati che quando io sono in orario riesco a farle fare qualcosa e a trattenerla in classe ma quando non ci sono, o sta tutto il tempo fuori o disturba la lezione, o quando va bene, dorme. Non rispetta l’orario d’ingresso e entra quando le pare, abbiamo allora chiamato i genitori che o la difendono propinandoci scuse improbabili o ci dicono di non poterci fare niente e che la ragazzina ha la testa dura. Ho cercato di motivarla parlandole molto anche, per cercare di capire cosa le interessa. Il suo idolo è un ragazzo capo camorra morto a 18 anni, il suo sogno diventare un capo gang rispettato. A scuola viene saltuariamente, ma la madre la giustifica sempre. Con l’emergenza covid la situazione è peggiorata, nonostante abbia fatto di tutto per starle vicino, anche solo per parlarle, mi contatta solo se ne ha voglia o per ottenere qualcosa. Gli obiettivi del PEI non sono stati raggiunti cosa devo fare? promuoverla lo stesso o proporre al CDC di fermarla un anno? La decisione è molto delicata si tratta della vita di una ragazzina sfortunata, ma se la portiamo avanti non rafforziamo in lei la convinzione che può fare sempre quello che le pare senza alcuna conseguenza?

È probabile che si sbagli in entrambi i casi, promuovendola anche se non ha fatto nulla o respingendola, ma il problema che io mi porrei è: cosa potremo fare per lei a settembre? Come possiamo intervenire per almeno cercare di ridurre i rischi di devianza che ora sembrano inevitabili o quasi?

Dubito che una bocciatura, intesa come punizione, possa produrre effetti sul suo comportamento mentre è probabile piuttosto che aumenti le reazioni di rigetto, renda ancora più difficili i rapporti con i compagni e ancora più probabile l’abbandono scolastico appena cresce un po’ di più.

Io ma porterei in seconda ma intanto farei un grosso sforzo, con tutta la scuola, per rendere più efficace l’intervento educativo:

– coinvolgere seriamente i servizi sociali del territorio;

– chiedere l’intervento di un educatore;

– rafforzare le risorse di sostegno: possibile che una ragazza in questa situazione abbia solo 9 ore? Anche se il post è anonimo, posso dire che siamo in una regione in cui il rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni con disabilità è sotto a 1,5. Se per lei, così a rischio, ci sono molte meno risorse della media regionale, c’è qualcosa che non quadra;

– fare di tutto per proporre modelli positivi.

Anche se di sicuro non sarà un percorso facile, non vedo alternative.

Un bambino con importanti problemi di comportamento.

Hi5

Avrei bisogno di un Suo suggerimento riguardo ad una situazione piuttosto delicata che si sta verificando nella classe di mio figlio, con sostegno 1:1. In classe è presente un bambino con importanti problemi di comportamento: opposizione, urla, lancio di oggetti, tentativi di rovesciare armadio e lavagna ecc. Le maestre non riescono a gestirlo, ma le assicuro che avendo visto con i miei occhi durante un’attività che ho condotto io in classe con l’autorizzazione della DS, la situazione è ingestibile ed intollerabile perché i compagni sono terrorizzati, sopratutto mio figlio, che cerca di scappare dall’aula quando si verificano queste situazioni. Noi mamme vorremmo cercare di tutelare i nostri bambini, e molte stanno addirittura pensando di portar i propri figli se non si dovesse risolvere la situazione. Cosa possiamo fare, visto che la dirigente, informata da insegnanti e genitori, non prende posizione, e che la madre dice di aver iniziato un percorso psicoterapeutico ma non ha inoltrato la richiesta per il sostegno entro i termini? A suo parere, sarebbe opportuna una segnalazione all’usr? Spero di essere stata abbastanza chiara, ma, mi creda, la situazione è molto complessa e non sappiamo cosa fare.

Dice: “Noi mamme vorremmo cercare di tutelare i nostri bambini” ma quel bambino chi lo tutela?

È forse quello che più di tutti ha bisogno di andare a scuola per trovare una ambiente educativo che gli permetta di crescere imparando a confrontarsi con gli altri.

Se come genitori avete l’impressione che la dirigente non faccia abbastanza, una segnalazione all’USR può essere utile.

Alunno adottato e comportamento “disturbatore”

Hi4

Mio figlio è arrivato in Italia a 7 anni dalla Colombia. Ora va in terza media, ho sempre lottato per cercare di far capire agli insegnanti che la sua serenità è apparente e che il suo comportamento disturbatore nasconde frustrazione e poca autostima. Quest’anno è stato particolarmente difficile, gli insegnanti non conoscono le linee guida e le punizioni hanno portato al peggioramento della situazione, con amnesie e confusione mentale durante le verifiche. Esclusi problemi di apprendimento, ora siamo alla diagnosi di disturbo per stress post traumatico. Cosa si prevede in ambito scolastico in questi casi?

La scuola non può avere una norma per ogni possibile situazione di disturbo o di disagio, ma i suoi impegni sono chiari: si deve attivare concretamente per portare ogni alunno al successo formativo.

Se gli insegnanti non conoscono le “Linee guida per il diritto allo studio dei minori adottati” (MIUR 2014) e meglio che se le studino perché possono essere veramente utili (a loro, non solo al ragazzino)

Nel vostro caso, ma succede spesso, i problemi riguardano soprattutto gli aspetti comportamentali per i quali la scuola deve intervenire con strategie educative idonee ed equilibrate. Ma va certamente aiutata: dire semplicemente ” disturbo per stress post traumatico” aiuta poco a decidere cosa fare, e spero che agli insegnanti arrivino anche indicazioni più puntuali.

In una fase di rabbia strappa uno Scottex

Hi3

Un bambino con 104 art 3 comma 3 che in una fase di rabbia strappa uno scottex a scuola e la maestra chiede ai genitori di riportarlo perché è un comportamento poco idoneo (scritto sul diario) in questo caso i genitori che devono fare? Acconsentire o no a tale richiesta?

Vedete voi se ha senso fare battaglie per un rotolo di Scottex. La responsabilità dei danni in questi casi è di chi è tenuto alla sorveglianza: scuola in generale, insegnante, di classe, di sostegno… dipende dalla situazione. Di sicuro non dei genitori che si trovavano, suppongo, a qualche chilometro di distanza.

Se interessa il riferimento di Legge: art. 2047 del Codice civile.

Durante gli episodi di rabbia manifesta una violenza “cieca”

Hi2

Alunno di quinta primaria, con disturbo del comportamento, oppositivo e quadro clinico psichico compromesso, certificato grave, ha diritto al sostegno per 22 ore. L’aggressività è parzialmente contenuta con l’assunzione di un farmaco, ma è un bambino più grande d’età rispetto ai compagni e ha una costituzione fisica decisamente forte e robusta.
Durante gli episodi di rabbia, il bambino manifesta una violenza “cieca” e prende a calci e pugni i compagni. In quei momenti, anche adottando un tono di voce rassicurante, fermo e calmo, il bambino “non sente” fino a che la rabbia non si sfoga.
L’insegnante di sostegno, anche qualora volesse intervenire, ha una costituzione magra, ovvero non è in grado di contenere fisicamente questi episodi.
Le domande sono queste:
1) vista l’impossibilità fisica dell’insegnante di intervenire, c’è una legge che tutela l’insegnante?
2) nel caso in cui l’alunno ferisse se stesso o gli altri compagni, quale responsabilità ha l’insegnante?
3) è possibile che l’insegnante chieda al dirigente di essere assegnato ad altro posto perché materialmente incapace di gestire la situazione?

1) Non esiste una legge specifica del genere ma certamente, come qualsiasi lavoratore, l’insegnante ha diritto ad essere tutelato nella sua integrità fisica. La questione investe vari aspetti, educativi e organizzativi direi soprattutto, e va affrontata correttamente, nelle sedi opportune. Va prima di tutto informato il dirigente scolastico, primo responsabile dell’organizzazione della scuola. Se serve ulteriore personale di supporto, va formalizzata la richiesta. Se servono procedure di sicurezza aggiuntive, vanno specificate. Se servono interventi di contenimento va chiarito chi se ne deve occupare, in che modo, come va formato ecc.

2) se intende responsabilità civile o penale, solo in caso di abbandono o colpa grave. Per il resto per i danni risponde eventualmente l’assicurazione della scuola. È importante segnalare prima formalmente le criticità.

3) è certamente possibile chiedere una diversa assegnazione, anche se nessuno può garantire venga accettata. Il problema va affrontato globalmente (punto 1) e questo può essere uno degli interventi correttivi da attivare.

Nel PEI di mio figlio non vengono riportate le difficoltà del comportamento né le strategie usate per aiutarlo.

Hi1

Nel PEI di mio figlio non vengono riportate le difficoltà del comportamento né le strategie usate per aiutarlo, non si parla proprio di questo anche se mio figlio fa un percorso riabilitativo educativo comportamentale ABA , per ciò io non volevo firmarlo visto che al mio parere è incompleto. Cosa succede se genitori non firmano il PEI? Arriverà al dirigente il fatto che genitori non firmano? Quali sono passo da fare dopo?

Se i genitori non firmano il PEI non ci sono conseguenze garantite: può essere che non succeda nulla e per questo conviene sempre spiegare i motivi di questa decisione facendoli inserire formalmente nel verbale del GLO o, meglio ancora, in un documento specifico inviato al dirigente.

Da considerare se voi genitori avete partecipato alla redazione del PEI, come prevede la normativa vigente, e se ne siete stati esclusi. Nel secondo caso vanno segnalati ovviamente anche gli aspetti procedurali e i vizi di forma, oltre ai contenuti.

Nel nuovo modello ministeriale di PEI sono previsti spazi appositi per definire gli interventi attivati per i problemi comportamentali e qualcosa dovrebbe cambiare anche rispetto a questi aspetti. Fondamentale è il momento della verifica finale: il PEI va valutato in base ai risultati effettivamente conseguiti, non solo guardando quello che è scritto o non è scritto. La verifica finale è di competenza del GLO e vanno quindi convocati anche i genitori.