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Al quinto anno la famiglia non accetta più la programmazione differenziata.

Se la famiglia di uno studente con disabilità al quinto anno non accetta la proposta del consiglio di classe di mantenere una programmazione differenziata, e chiede quindi che il ragazzo passi alla programmazione della classe per poter accedere all’esame di stato, può il consiglio di classe chiedere che ragazzo recuperi i debiti degli scorsi anni? 

Solo al primo anno la famiglia può respingere la programmazione differenziata, negli anni successivi solo il Consiglio di classe può deliberare, se ritiene ci siano le condizioni, il passaggio a un percorso ordinario.
La questione è stata recentemente chiarita con il DM 182/20, in particolare nelle linee guida allegate.

Si veda in particolare a pag. 38 delle Linee Guida:

«La prima applicazione della programmazione differenziata richiede una formale proposta del Consiglio di classe ai genitori, che successivamente deve essere concordata con loro: essi possono rifiutarla e in questo caso saranno somministrate in tutte le discipline delle prove equipollenti, ossia valide secondo l’ordinaria progettazione dell’indirizzo di studi frequentato, anche se andranno comunque garantite le attività di sostegno e continueranno ad essere applicate tutte le personalizzazioni ai metodi di valutazione indicati nel riquadro 8.2. […]
Negli anni successivi la continuazione del percorso differenziato viene considerata automatica, salvo diversa decisione del Consiglio di classe, anche derivante da motivata richiesta della famiglia. »

E ancora, a pag. 43:

«A tutte le considerazioni fatte fin qui si collega anche il problema del “passaggio da PEI differenziato a PEI semplificato”. La “procedura” con la quale alcune famiglie chiedono questo passaggio solo nell’ultimo anno, con esiti spesso paradossali e con frequente insorgenza di contenzioso, è una grave criticità e una stortura più e più volte segnalata dalle istituzioni scolastiche. Infatti è del tutto evidente che sostenere un esame con prove equipollenti sulla base di un PEI “semplificato” significa che tali prove debbono essere costruite in modo tale da poter accertare il raggiungimento, sia pur a livello essenziale, di competenze e risultati / obiettivi di apprendimento di un intero percorso scolastico, e non dell’ultimo anno. Un raggiungimento che non può avvenire nell’arco del solo ultimo anno, se negli anni precedenti il percorso non è stato conforme a quello ordinario.
Pur tuttavia, è sempre ammessa la possibilità di rientrare in un percorso ordinario, qualora lo studente superi prove integrative, in apposita sessione, relative alle discipline e ai rispettivi anni di corso duranti i quali è stato seguito un percorso differenziato.»

Dubbi su obiettivi minimi e prove equipollenti

Ho un dubbio sulla valutazione di uno studente disabile, che alla scuola secondaria di II grado segue una programmazione riconducibile ad obiettivi minimi.
A fronte di una verifica di matematica che proponga 5 esercizi, la sufficienza, secondo la griglia di valutazione fornita dal prof, si raggiunge risolvendo correttamente i primi tre. Il ragazzo con sostegno si concentra solo su quelli, perché degli altri due non capisce neanche la richiesta. Alla fine dell’ora magari non è riuscito a terminare i primi tre esercizi o ha commesso qualche errore, che lo porta, sommando i punteggi attribuiti dal docente in modo scrupolosamente identico a quanto fatto per gli altri alunni, a collezionare un voto pari a 4 e mezzo. Questa procedura è corretta? In altre parole, se svolge solo ed unicamente la parte di verifica relativa agli obiettivi minimi il voto massimo dovrebbe essere 6 anche per lui?
Per gli studenti con disabilità possono essere personalizzati, oltre agli obiettivi disciplinari, anche i criteri di valutazione (ossia le griglie) e le modalità di verifica.

Se gli obiettivi definiti per lui sono diversi da quelle della classe, è in ogni caso su quelli che va valutato, definendo criteri personalizzati perché se gli obiettivi sono diversi, non si possono applicare gli stessi criteri di tutti.

Nel caso specifico, mi sembra ambiguo il concetto di “obiettivi minimi” applicato perché di fatto riguarda i criteri di valutazione, non gli obiettivi di insegnamento.

Mi chiedo: i contenuti dei due esercizi di cui questo ragazzo “non capisce neanche la richiesta” erano previsti nella sua programmazione personalizzata, oppure no? Se non erano previsti, non andavano neppure inseriti in una verifica a lui destinata, ma doveva essere stato deciso che si trattava di aspetti non essenziali del programma, tali da non compromettere la validità del percorso anche se fossero stati omessi. È possibile che vengano considerati superflui ben due dei cinque argomenti proposti in un compito?

Da quel che sembra, è stata semplicemente applicata una griglia di valutazione uguale per tutti, che ha individuato gli obiettivi minimi, corrispondenti alla sufficienza, nella corretta soluzione dei tre esercizi iniziali. Si può fare se si è deciso nel PEI di non applicare nella disciplina matematica nessuna personalizzazione né nei contenti, né nei criteri, né nelle modalità di verifica. Veramente si è deciso questo nel PEI?

Se gli obiettivi sono gli stessi, anche nella scheda rimarranno tali.

Scrivo in merito alla valutazione per gli alunni con 104, gli obiettivi didattici disciplinari nell’ottica della nuova valutazione nella primaria, non sono stati del tutto chiariti, ci sono delle zone d’ombra, mi spiego meglio. Nella valutazione per gli alunni con disabilità vanno inseriti gli obiettivi correlati al PEI, quello che mi domando è se questo vale anche per quegli alunni che perseguono gli obiettivi disciplinari della classe seppur in modalità semplificata e/o con strategie personalizzate, per loro mi chiedo perché modificare gli obiettivi se sono i soliti, perché differenziare se arrivano allo stesso traguardo degli altri, seppur con altri strumenti. Concorda con me, o la normativa non lo permette?

La valutazione degli alunni con disabilità è riferita agli obiettivi definiti nel PEI, disciplina per disciplina, che possono essere uguali a quelli della classe o personalizzati.
Nelle materie in cui sono gli stessi, anche nella scheda ovviamente rimarranno tali.

Valutare una verifica non significa valutare l’alunno

Alla scuola primaria, in una verifica, la stessa di quella degli altri, un bambino con disabilità come deve essere valutata? Gli obiettivi sono diversi, ridotti e semplificati nella progettazione dell’alunno ma in sede di verifica o di valutazione, il dubbio è se valutare “come” gli altri, aggiungere la postilla “con aiuto” o comunque valutare se il processo è tutto corretto pur sapendo che davanti a un certo compito, quel punteggio massimo non sarà equivalente a quello di un compagno normodotato (e ovviamente, raggiunge autonomamente il punteggio massimo).

Nella valutazione degli alunni con disabilità possiamo personalizzare, oltre ai contenuti, anche i metodi di verifica e i criteri di valutazione.
Nel PEI le personalizzazioni si definiscono a livello generale, ma esse poi andranno applicate per ciascuna verifica.
Fondamentale è definire sempre “prima” della somministrazione sia i metodi che i criteri.
Se proponiamo un compito con 8 esercizi e li svolge tutti correttamente, prenderà il voto massimo. Se ci viene il dubbio che la consegna fosse troppo semplice, la prossima volta gli chiederemo qualcosa di più ma questa considerazione non può influire sul risultato di questa specifica prova.
Anche le modalità di verifica, ad esempio il tipo di supporto accordato, vanno definite prima e anch’esse non rientrano nella valutazione.
Ricordiamo sempre che valutare una verifica non significa valutare l’alunno.

Il Dirigente vuole modificare i voti degli alunni con disabilità

È lecito che il DS in sede di scrutinio pretenda di fare modificare le valutazioni degli alunni con disabilità non accettando voti al di sotto, per esempio, dell’8?

Eventuali criteri di valutazione personalizzati sono definiti nel PEI e i voti sono assegnati collegialmente dai docenti della classe (DL 62/17 art. 2 c. 3). Il DS non ha il potere di modificarli autonomamente.

Un ragazzo che usa strumenti compensativi non può prendere voti alti?

La responsabile DSA del liceo scientifico di mio figlio sostiene che un ragazzo che usa gli strumenti compensativi non è giusto che prenda un voto superiore al 7 e mezzo/otto proprio perché è facilitato da questi strumenti e il voto sarebbe sfalsato rispetto agli altri. Io le ho fatto l’esempio degli occhiali per un ragazzo miope, e lei mi ha detto che infatti chi ha gli occhiali può aspirare a moltissimi lavori ma non a tutti, come mio figlio può aspirare a quasi tutto il range di voti ma non a tutti. Per favore mi potete dire il riferimento alla legge dove si garantisce ai DSA tutti i voti, anche quelli alti?

Gli strumenti compensativi non rappresentano mai una facilitazione ma hanno lo scopo di mettere lo studente con DSA nello stesso piano degli altri.

DM 5669/11 art. 6 c. 2: “Le Istituzioni scolastiche adottano modalità valutative che consentono all’alunno o allo studente con DSA di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto, mediante l’applicazione di misure che determinino le condizioni ottimali per l’espletamento della prestazione da valutare
Che gli strumenti compensativi non siano una facilitazione è detto espressamente nelle Linee Guida MIUR per i DSA del 2011, pag. 7. Gli strumenti compensativi “sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo.”

Se gli insegnanti ritengono che gli strumenti compensativi usati da uno specifico studente rappresentino per lui una facilitazione hanno il dovere di promuovere competenze e autonomie di studio più efficaci, ma questo non c’entra nulla con la valutazione.

Asperger con zero in pagella

Il mio bimbo di sette anni è certificato HFA, Asperger con 104 art. 3 comma 3, con sostegno ed educatore. In pagella ha zero in musica perché ha disturbato in classe. Ha 9 in matematica abbassato a 7 sempre per il comportamento, ma gli hanno dato distinto in condotta. È possibile? Cosa possiamo fare?

In poche righe c’è un incredibile concentrato di violazioni della normativa!
1) I voti in decimi vanno da 1 a 10, lo zero non esiste. Altrimenti i voti sarebbero in undicesimi, non più in decimi. Se la scuola usasse il registro elettronico non potrebbero inserire un voto del genere.
2) Gli alunni con disabilità sono sempre valutati in base ai loro obiettivi personalizzati, non agli standard della classe, e questo vale anche per il comportamento (DLgs 62/20 art. 11, c. 1).

3) La valutazione del comportamento non può mai influenzare quella del profitto. DPR 235/07 art. 1 c. 3: “Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto”. Il DPR 235/2007 (Statuto degli studenti e delle studentesse) si applica solo alla Scuola Secondaria di 2°, ma questo principio è valido in ogni ordine di scuola.
4) Eventualmente la valutazione negativa del comportamento (in teoria possibile, purché riferita al PEI) andava espressa nel giudizio di condotta.
Poi ci sarebbero le valutazioni educative e professionali, a cominciare da quello “zero” in pagella che più che una valutazione degli apprendimenti sembra tanto una vendetta verso il bambino che ha creato problemi. Sarebbe interessante esaminare i criteri di valutazione approvati dal collegio dei docenti (quelli standard, non quelli del PEI) e vedere in quali casi era previsto lo zero.
È suo diritto chiedere chiarimenti al Dirigente scolastico. Magari anche di suggerirgli, con le dovute maniere, di organizzare un po’ di formazione per gli insegnanti su questi temi.

Insufficienze in pagella alle superiori

Un alunno con programmazione differenziata può riportare insufficienze in pagella?

Anche in caso di programmazione differenziata ci sono degli obiettivi da raggiungere, seri e verificabili. L’insufficienza è un evento raro perché gli obiettivi in questo caso sono tarati sulle potenzialità dello studente e modificabili in caso di insuccesso. Ma raro non significa impossibile.

La valutazione degli studenti con disabilità deve essere una “vera” valutazione e come tale deve necessariamente prevedere anche la possibilità di un esito negativo. Se così non fosse, significherebbe che si fa finta di valutare e questo assolutamente non serve allo studente.

Voto molto basso a uno studente con programmazione differenziata

Può l’insegnante curriculare mettere un voto molto basso in una prova di un ragazzo che segue una programmazione differenziata, senza peraltro consultarsi con l’insegnante di sostegno? 

L’insegnante curricolare ha il compito di valutare gli apprendimenti anche degli alunni con disabilità, che sono suoi alunni a tutti gli effetti. Se l’esito della verifica è negativo anche il voto sarà negativo. E questo vale anche in caso di programmazione differenziata.

Naturalmente tutto va fatto nel rispetto della personalizzazione concordata per cui la verifica deve essere riferita ai contenuti del PEI, ma anche le modalità di valutazione nonché i criteri devono essere coerenti con quanto previsto. Cosa dice in particolare il suo PEI sui criteri di valutazione? In quali casi è previsto un voto gravemente negativo?

Se l’insegnante curricolare, come dovrebbe, si è ben documentato sulle personalizzazioni previste nel PEI in merito alla valutazione e le sta applicando correttamente, può benissimo valutare anche senza consultarsi con l’insegnante di sostegno. Se non è così, è bene discuterne assieme, meglio se con tutto il consiglio di classe.

Per l’insegnante curricolare l’interrogazione non è sufficiente, per quello di sostegno sì

Se uno studente, con obiettivi minimi, che frequenta la scuola superiore, sostiene un’interrogazione valutata insufficiente dal curriculare e sufficiente dall’insegnante di sostegno, è giusto che il curricolare pretenda di avere la meglio? Esiste una normativa per dipanare queste incresciose questioni?

Anche per l’alunno con disabilità, come per i compagni della classe, responsabile della valutazione è il docente della disciplina. Questo studente può aver diritto a modalità e criteri di valutazione personalizzati, se previsti nel PEI, ma nessuna norma dice che lui, in quanto alunno con sostegno, ha diritto ad essere valutato da due insegnanti e non da uno solo come i compagni.

Sarebbe interessante approfondire i motivi di queste votazioni così divergenti. Se nell’interrogazione non sono state rispettate le personalizzazioni previste nel PEI, l’insegnante di sostegno fa bene a farlo presente, sia al collega che al Consiglio di Classe.

In ogni caso è bene concordare prima della verifica, con cura, i criteri di valutazione (ossia descrivere le prestazioni necessarie per considerare raggiunti gli obiettivi e ottenere la sufficienza) per evitare di imbattersi in situazioni di questo tipo, effettivamente incresciose.

Se più insegnanti di sostegno seguono gli stessi allievi, voteranno tutti allo scrutinio?

Se più insegnanti di sostegno seguono gli stessi allievi, voteranno tutti allo scrutinio? Quindi due insegnanti, due voti? O devono accordarsi su un voto unico?

I docenti di sostegno membri del Consiglio di classe devono concordare un voto unico. Vale anche se seguono alunni diversi: sono contitolari della classe e tutti sono loro alunni.

Per la sec. di primo grado vedi DL 62/17 art. 2 c. 6

Per il secondo grado DPR 122/09 art. 4 c. 1.

Se in una materia gli obiettivi minimi non vengono raggiunti

Ia14

Quest’anno sto seguendo un’allieva certificata per la quale a maggioranza il consiglio di classe ha deliberato un PEI per obiettivi minimi. Gli obiettivi minimi sono stati raggiunti, anche grazie alle prove equipollenti, in quasi tutte le materie tranne in una. Il collega curriculare lamenta il fatto che l’allieva nella sua materia non mostra alcun interesse e che ha intenzione di non mutare la sua valutazione che è ampiamente insufficiente.
Come faccio a far capire al collega che il debito che lui vuole attribuire all’allieva per punizione creerebbe non pochi danni psicologici? Ho spiegato la situazione in tutti i modi ma dall’altro lato non si vuol sentire.

Se il collega ha messo in atto quanto concordato nel PEI, ma i risultati rimangono insufficienti, ha diritto a esprimere la sua valutazione negativa anche se dovrebbe secondo me riflettere su quel “non mostra alcun interesse”: per un insegnante la motivazione è sempre un obiettivo su cui impegnarsi, non un dato di fatto di cui semplicemente prendere atto.
Non necessariamente il debito deve essere vissuto come una punizione: può avere ricadute positive in termini di responsabilizzazione e crescita. Anche una promozione immeritata, solo in quanto disabile, può procurare dei danni.
Dipende molto da come la faccenda viene gestito dagli adulti.
La situazione va in ogni caso affrontata collegialmente da tutto il consiglio di classe.

Compensare le verifiche scritte con l’orale.

Vorrei sapere se c’è un chiarimento normativo e quale, per gli alunni DSA, rispetto alla compensazione delle verifiche scritte con l’orale. Scritto e orale hanno due voti che fanno media? La mia idea è che molto spesso si confonde il concetto di compensazione con quello di recupero, a danno degli alunni.
Che ne pensate?

Si fa a volte confusione tra compensazione e recupero. Proviamo a fare chiarezza.
La principale norma di riferimento per il primo ciclo è il DL 62/17 art. 11 c. 10:
«Per la valutazione delle alunne e degli alunni con DSA certificato le istituzioni scolastiche adottano modalità che consentono all’alunno di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento conseguito, mediante l’applicazione delle misure dispensative e degli strumenti compensativi di cui alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, indicati nel piano didattico personalizzato».
Per il secondo ciclo rimane valido l’art. 6 c. 2 del DM 5669/11, dai contenuti sostanzialmente analoghi.
In sintesi la norma dice che l’alunno va valutato in modo che possa dimostrare quello che sa e sa fare senza essere penalizzato dal suo disturbo. Se chiedo a un ragazzo con DSA di scrivere su un foglio tutto quello che sa sulla fotosintesi clorofilliana e mi consegna il foglio in bianco, devo chiedermi se veramente non sa nulla su questo argomento o se non ha potuto esprimerlo per iscritto a causa del suo disturbo.
La compensazione consente di verificare, con una interrogazione orale successiva, ma anche con qualche domanda al volo, come stanno effettivamente le cose. E correggere il tiro, se necessario.
Se una prova scritta dà risultati negativi e una orale subito dopo (quindi senza possibilità di recuperare) positivi, significa chiaramente che la prima era stata sottoposta con modalità non adatte a lui: non va considerata e non può fare media. Non si tratta di un’agevolazione, ma un elementare atto di equità.
La compensazione non deve però dare al ragazzo l’idea che può non prepararsi per una verifica perché tanto poi gli viene data una seconda possibilità, perché in questo caso non si tratta più di compensazione, ma di recupero. Possibile anche questo, ovviamente, anzi sempre auspicato, ma è un’altra cosa e in questo caso la prima votazione va conservata e fa media.
Come distinguere la vera compensazione dal recupero? Il sistema migliore è verificare subito, o comunque appena possibile, con domande orali, non necessariamente con una vera interrogazione, se il compito scritto è andato male perché il ragazzo non ha studiato o non ha compreso l’argomento, oppure perché effettivamente è stato penalizzato dalla modalità di espressione scritta.
Ma non ha senso applicare la compensazione ad ogni verifica, altrimenti il rischio di deresponsabilizzare il ragazzo diventa molto alto. Una volta appurato che la verifica scritta non è adatta per lui, non ha senso continuare a riproporla allo stesso modo per tutto l’anno per poi dover compensare: si sostituisce con l’orale da subito, e basta.
Escluse ovviamente le materie che hanno effettivamente una valutazione distinta tra scritto e orale.

Interrogazioni programmate per i DSA

Ia12

Volevo un’informazione circa le interrogazioni/verifiche di un alunno DSA. Devono essere programmate? E gli argomenti dell’interrogazione/verifica, devono essere anticipati? Se sì, in base a quale normativa?

Le modalità di valutazione, comprese eventuale regolamentazione di tempi e frequenza delle interrogazioni, vanno definite del PDP di ogni specifico alunno con DSA, non esistono indicazioni standard uguali per tutti se non a livello generale. Veda in particolare l’art. 4 c. 2 del DM 5669/2011
« Le Istituzioni scolastiche adottano modalità valutative che consentono all’alunno o allo studente con DSA di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto, mediante l’applicazione di misure che determinino le condizioni ottimali per l’espletamento della prestazione da valutare – relativamente ai tempi di effettuazione e alle modalità di strutturazione delle prove – riservando particolare attenzione alla padronanza dei contenuti disciplinari, a prescindere dagli aspetti legati all’abilità deficitaria.»

Sulla definizione degli obiettivi minimi.

Ia11

Mi piacerebbe sapere se è corretto che il docente curriculare nella propria programmazione disciplinare possa NON definire gli obiettivi minimi per tutti e quindi, anche quelli per l’alunno disabile, ma faccia riferimento agli obiettivi minimi stabiliti nel dipartimento. Gli obiettivi minimi non vanno calati nella singola classe e quindi stabiliti alla luce delle caratteristiche di quest’ultima? O sono generali e quindi uguali per tutte le classi?

Nessuna norma lo vieta, anche se la decisione finale spetta al consiglio di classe e va esplicitata, materia per materia, nella sezione 8 del PEI. Ricordiamo però che la personalizzazione della valutazione, a cui l’alunno con disabilità ha diritto anche quando segue una programmazione che porta al conseguimento del titolo di studio, non riguarda solo i contenuti, ossia gli obiettivi da valutare, ma anche le modalità e i criteri che vanno sempre definiti nel PEI. 

Modalità: come si valuta se gli obiettivi sono stati raggiunti e riguardano il tipo di verifica, la modalità di somministrazione delle prove, i tempi assegnati, l’uso di strumenti compensativi, supporti e facilitazioni per un’autonomia parziale, adozione di prove diverse verificare il raggiungimento degli stessi obiettivi (ossia equipollenti) ecc.

Criteri: indicano quale risultato è ritenuto adeguato affinché la prova o verifica sia superata, specificando anche la prestazione assegnata ai voti numerici e quali elementi aggiuntivi andranno considerati (ad esempio: valorizzare lo sforzo, tenere maggiormente in considerazione alcune prestazioni rispetto ad altre…).