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La scuola propone l’istruzione parentale per problemi di fobia scolare

Gl1

Può la famiglia di un bambino, che non ha nessuna certificazione ma attraversa un momento di blocco psicologico con crisi di panico per cui non riesce ad entrare in classe e per cui sta facendo terapia, pagare un professionista esterno per aiutare le docenti visto che la scuola non ha risorse da impiegare sulla classe già numerosa? La scuola ha detto di no e ha proposto l’istruzione parentale come soluzione ma né la famiglia né la psicologa credono sia la scelta migliore per il bambino

La scuola deve attivarsi per aiutare il bambino a superare il problema essendo responsabile del successo formativo di tutti i suoi allievi.

Trovo scorrettissimo proporre l’istruzione parentale, che in sostanza significa chiedere alla famiglia di arrangiarsi e togliere il disturbo. Con l’istruzione parentale il bambino cessa di essere considerato alunno della scuola, che quindi non ha più nessuna responsabilità su di lui e tutto ricade sui genitori. Troppo comodo per la scuola e probabilmente controproducente per il bambino che a scuola ci deve tornare per cui questa porta deve per forza rimanere aperta. Se la famiglia propone un supporto e la scuola lo rifiuta, si assume la responsabilità della decisione. Formalmente può farlo, ma deve motivare la propria scelta e proporre strategie alternative per affrontare il problema. Non può rifiutare le proposte dei genitori e sentirsi autorizzata a non fare nulla.

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