FAQ Normativa Inclusione
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Secondaria di secondo grado, allieva con Sindrome di Down, insegnante di sostegno ad obiettivi minimi.
Tutto il consiglio di classe ritiene necessario, per potenziarne lo sviluppo, che la ragazza passi ad una programmazione differenziata, ma i genitori si oppongono e la ragazza rischia nuovamente un insuccesso scolastico.
La madre vuole verifiche equipollenti (semmai differenti e non differenziate) per  la figlia. Equipollenza può essere differenza? Si può lavorare differenziando e rimanere ad obiettivi minimi, garantendo il diploma alla ragazza?
Una verifica si può chiamare equipollente se, anche se diversa da quella della classe nei contenuti o nella modalità di somministrazione, ha lo stesso valore, ossia consente di valutare se sono stati raggiunti gli stessi obiettivi.

Una interrogazione orale è di sicuro equipollente di una scritta, anche se la forma è diversa, se gli argomenti richiesti sono sostanzialmente gli stessi. Allo stesso modo la verifica può essere a domande chiuse anziché aperte. Anche il numero delle domande o degli esercizi può essere ridotto, pur conservando l’equipollenza, se si seleziona un campione di domande significativo.

In caso di disabilità, gli obiettivi da raggiungere non sono necessariamente identici a quelli della classe anche se la programmazione personalizzata porta ad un diploma valido ed è nel PEI che si decide quali adattamenti sono possibili. L’equipollenza delle verifiche sarà poi valutata in base agli obiettivi del PEI, non a quelli della classe, ma le differenze non dovrebbero essere mai sostanziali.

È compito degli insegnanti (non del GLO né tanto meno dei genitori) decidere se una verifica è o no equipollente. E ovviamente se ne assumono la responsabilità.

I genitori possono rifiutare la programmazione differenziata e in quel caso tutte verifiche dovranno essere appunto equipollenti.

È compito degli insegnanti (non del GLO né tanto meno dei genitori) decidere se una verifica è o no equipollente. E ovviamente se ne assumono la responsabilità.

Ricordiamo cosa dicono le Linee Guida del nuovo PEI (DM 182/20) a pag. 38:

La prima applicazione della programmazione differenziata richiede una formale proposta del Consiglio di classe ai genitori, che successivamente deve essere concordata con loro: essi possono rifiutarla e in questo caso saranno somministrate in tutte le discipline delle prove equipollenti, ossia valide secondo l’ordinaria progettazione dell’indirizzo di studi frequentato, anche se andranno comunque garantite le attività di sostegno e continueranno ad essere applicate tutte le personalizzazioni ai metodi di valutazione indicati nel riquadro 8.2. La scuola deve verificare che siano chiare ai genitori le conseguenze di ogni decisione presa in questo ambito, ossia che cosa comporta l’accettazione del percorso differenziato ma anche quali possono essere i rischi di insuccesso a cui lo studente può andare incontro se deve sostenere valutazioni equipollenti. Poiché i soggetti coinvolti in questa decisione (genitori e Consiglio di classe) partecipano ai lavori del GLO, ma sono autonomi e distinti rispetto ad esso nelle rispettive differenziazioni, si deciderà secondo i casi se inserire queste procedure all’interno del gruppo stesso, verbalizzando le decisioni assunte, o se sia più opportuno gestirle separatamente.

Successivo Accompagnare i voti con annotazioni sulla personalizzazione.

FAQ – ACCESSO RAPIDO PER ARGOMENTI

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