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Problemi di comportamento e rischio devianza

Hi6

Sono l’insegnante di sostegno di un’alunna che frequenta la prima superiore con una diagnosi di disturbo del comportamento con funzionamento cognitivo limite a cui hanno assegnato 9 ore di sostegno. All’inizio dell’anno ho contattato l’insegnante di sostegno delle scuole medie che mi ha riferito il percorso scolastico della ragazza. l’alunna non era mai stata in classe né alle elementari né tanto meno alle medie ma tenuta sempre fuori a bighellonare per i corridoi, con una famiglia alle spalle che non ha alcun controllo su di lei e per di più legata ad ambienti camorristici. La ragazza, come sono poi venuta a sapere, risultava attenzionare sia dalla polizia, per il furto di un motorino, che dai servizi sociali. In classe ha atteggiamenti da bulla, disturba gli altri compagni e tratta male l’altro alunno H della classe che ha paura di lei. Con lei ho cercato subito di instaurare un rapporto amichevole ma fermo, evitando lo scontro, e i risultati sono stati che quando io sono in orario riesco a farle fare qualcosa e a trattenerla in classe ma quando non ci sono, o sta tutto il tempo fuori o disturba la lezione, o quando va bene, dorme. Non rispetta l’orario d’ingresso e entra quando le pare, abbiamo allora chiamato i genitori che o la difendono propinandoci scuse improbabili o ci dicono di non poterci fare niente e che la ragazzina ha la testa dura. Ho cercato di motivarla parlandole molto anche, per cercare di capire cosa le interessa. Il suo idolo è un ragazzo capo camorra morto a 18 anni, il suo sogno diventare un capo gang rispettato. A scuola viene saltuariamente, ma la madre la giustifica sempre. Con l’emergenza covid la situazione è peggiorata, nonostante abbia fatto di tutto per starle vicino, anche solo per parlarle, mi contatta solo se ne ha voglia o per ottenere qualcosa. Gli obiettivi del PEI non sono stati raggiunti cosa devo fare? promuoverla lo stesso o proporre al CDC di fermarla un anno? La decisione è molto delicata si tratta della vita di una ragazzina sfortunata, ma se la portiamo avanti non rafforziamo in lei la convinzione che può fare sempre quello che le pare senza alcuna conseguenza?

È probabile che si sbagli in entrambi i casi, promuovendola anche se non ha fatto nulla o respingendola, ma il problema che io mi porrei è: cosa potremo fare per lei a settembre? Come possiamo intervenire per almeno cercare di ridurre i rischi di devianza che ora sembrano inevitabili o quasi?

Dubito che una bocciatura, intesa come punizione, possa produrre effetti sul suo comportamento mentre è probabile piuttosto che aumenti le reazioni di rigetto, renda ancora più difficili i rapporti con i compagni e ancora più probabile l’abbandono scolastico appena cresce un po’ di più.

Io ma porterei in seconda ma intanto farei un grosso sforzo, con tutta la scuola, per rendere più efficace l’intervento educativo:

– coinvolgere seriamente i servizi sociali del territorio;

– chiedere l’intervento di un educatore;

– rafforzare le risorse di sostegno: possibile che una ragazza in questa situazione abbia solo 9 ore? Anche se il post è anonimo, posso dire che siamo in una regione in cui il rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni con disabilità è sotto a 1,5. Se per lei, così a rischio, ci sono molte meno risorse della media regionale, c’è qualcosa che non quadra;

– fare di tutto per proporre modelli positivi.

Anche se di sicuro non sarà un percorso facile, non vedo alternative.

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