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Alunno con disabilità e problemi di comportamento rispedito a casa

Hi11

Mio figlio frequenta la seconda Primaria. La certificazione parla di “spettro autismo ad alto funzionamento e ADHD impulsivo”. Oggi la maestra di sostegno mi ha detto che alle 10 ha fatto una scenata perché non voleva restare in classe e ha tentato di scappare. È riuscita a calmarlo verso le 11. Il problema, ha aggiunto, è che mio figlio deve rimanere in classe perché la scuola non ha spazi sufficienti e perché rischia di rimanere indietro con il programma. La maestra di classe voleva invece chiamarmi perché me lo portassi a casa poiché gli alunni sono 28 e lei non sa come fare.
Lunedì inizia il servizio l’educatrice che, come l’anno scorso, mi chiamerà in continuazione per andare a prenderlo perché lei proprio non lo sa tenere.
Possono farlo? Come mi devo comportare?
Sono nello sconforto più totale.

Prima di tutto bisogna insistere perché insegnanti e educatrice si formino per imparare a gestire i comportamenti problema. Sono tecniche che si apprendono e che gli operatori scolastici non possono ignorare. Consigliamo una richiesta formale al dirigente.
Non è possibile chiamare i genitori ad ogni crisi. In questo modo il diritto allo studio del bambino viene compromesso: curioso che non possa uscire dall’aula per non rimanere indietro nel programma, ma venga mandato a casa in continuazione. Inoltre è assolutamente controproducente perché così il bambino impara che, se si trova a disagio, basta dare in escandescenze per essere accompagnato subito a casa.
Se le insegnanti sono in grave difficoltà il genitore può andare a scuola ad aiutarle a calmare il bambino, ma poi lo lascia lì e se ne torna a casa da solo.
In nessun modo la scuola può imporre il ritiro. Allontanare un alunno dalla comunità scolastica è una punizione disciplinare che richiede passaggi formali specifici e procedure di garanzia. Non basta certo la telefonata di un insegnante. Tant’è che formalmente, in questi casi, risulta sempre che sono i genitori che chiedono di prelevare anzitempo il figlio per motivi familiari, con il beneplacito della scuola. Almeno poniamo fine a questa ipocrisia.

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