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Chi paga i danni?

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Mio figlio frequenta il primo anno della scuola Primaria, è certificato con Legge 104 art 3 comma 3 per ritardo psicomotorio medio. Recentemente ha rotto due oggetti all’interno della scuola (non di altri bambini ma proprio della scuola) e ci hanno chiesto di pagare i danni da lui provocati. È corretto?

Dal punto di vista legale non è corretto. Eventuali danni causati da minori o da persone incapaci di intendere vanno risarciti da chi in quel momento era incaricato della sua sorveglianza. Codice Civile artt. 2047 e 2048. In questo caso ne risponde la scuola, che dovrebbe essere assicurata, a meno che non imputi a un insegnante specifico un grave difetto di sorveglianza, e allora si può rivalere su di lui.

Le scuole spesso applicano, in accordo con le famiglie, un principio di responsabilità indiretta, a scopo educativo, e chiedono alle famiglie di risarcire i danni di questo tipo. È una forma di punizione/ responsabilizzazione che serve a far sì che i bambini o ragazzi comprendano gli effetti del loro comportamento e possibilmente non lo ripetano più.  Quasi tutti i regolamenti di istituto e i patti educativi di corresponsabilità scuola-famiglia applicano principi di questo tipo.

È certamente lecito chiedersi fino a che punto si può applicare questa regola (che, come detto, si basa su principi educativi, non giuridici) anche a un alunno con disabilità cognitiva, tanto più se egli non è in grado di comprendere il rapporto tra quello che ha fatto e il risarcimento e quindi l’efficacia educativa di questa punizione sarebbe pari a zero.
L’applicazione rigida di questa norma anche in caso di disabilità grave farebbe ricadere la colpa sui genitori, che nulla potevano fare per impedire il fatto neppure a livello preventivo/educativo, esonerando da ogni responsabilità la scuola che ha tenuta alla vigilanza. Se il danno è consistente è molto più corretto presentare la denuncia all’assicurazione e chiedere a loro il risarcimento; se si tratta di cifre esigue può benissimo finire tutto lì.

Ben diversa è la situazione se l’alunno è in grado di capire quello che ha fatto, tanto più se si avverte il rischio che possa pensare di godere di una sostanziale impunità e fare in futuro quello che vuole.

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