Perché sono così poco diffusi i progetti individuali?

Scrivo in relazione al Progetto Individuale ex lege 328/2000. Come insegnante di sostegno seguo un alunno con disabilità ad alta intensità di supporto, art. 3 comma 3 della 104, per il quale potrebbe risultare utile avere un'assistenza che vada al di là del servizio legato alla scuola. Faccio un esempio: per queste vacanze Pasquali, l'educatrice si era resa disponibile a seguire a distanza l'alunno per incoraggiamento nei compiti ed altre attività educative, la famiglia lo desiderava, ma il comune ha vietato che il servizio venisse svolto a scuole chiuse. Ma vengo al punto: ho chiesto alla neuropsichiatra di riferimento della nostra UONPIA quanti Progetti Individuali fossero stati predisposti per alunni della zona, ma la dottoressa non aveva mai sentito parlare del P.I. La famiglia, che dovrebbe fare la richiesta all'ente locale , è ugualmente all'oscuro dell'esistenza di questo strumento. E' il caso che io li incoraggi a presentare domanda? Non rischio di creare aspettative, obbligando magari la famiglia a degli adempimenti burocratici onerosi, per poi non avere nulla? Perché, davvero, mi pesa non avere alcuna notizia di Progetti Individuali in atto nella mia zona.

In effetti non sono molti i comuni che adottano il Progetto Individuale L. 328/2000: in molte zone d’Italia è del tutto sconosciuto, in altre riservato in casi eccezionali, quasi mai per minori in età scolare.

Nel DL 66/17 gli si assegna una rilevanza particolare anche per l’inclusione scolastica, prevedendo che i rapporti tra PI e PEI siano esplicitamente definiti (tant’è che il nuovo modello di PEI gli dedica una sezione apposita) ma rimane sempre un procedimento opzionale, che si attiva solo su richiesta della famiglia.

Non so se i comuni sarebbero effettivamente in grado di elaborare un progetto effettivamente utile per tutti i minori e il rischio che le teme, ossia quello di intraprendere un percorso burocratico oneroso ma dai risultati molto incerti, temo sia reale.

Secondo me si dovrebbe agire in modo diverso, chiedendo ai comuni di erogare i servizi, non tanto di approvare un PI. Nel caso che descrive, se serve un supporto domiciliare non è indispensabile un mega progetto: si può fare anche senza progetto individuale.

In molte zone d’Italia le criticità più grosse emergono al momento della transizione dalla scuola all’età adulta e se non c’è nessun un piano di intervento, che possiamo chiamare Progetto Individuale o come vogliamo, si rischia un periodo di vuoto con conseguenze anche gravi, ed è frequente vedere i genitori che chiedono disperatamente alla scuola di bocciare il figlio per tenerlo il più a lungo possibile. Soprattutto in questi casi è importante richiamare i comuni alle loro responsabilità.

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Inserimento: 8 Agosto 2021

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