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Quando non si vedono i risultati del proprio lavoro

Vorrei un consiglio su come migliorare il mio lavoro nei confronti del bambino a me affidato. Ha 5 anni, è autistico grave, non parla, non riesce ad emettere nemmeno un suono onomatopeico. Qualche mese fa, a furia di ripetergli i nomi di alcune immagini (sono due anni che gliele faccio vedere) ha detto la parola ” leone”, poi mai più nulla. Non ha mai detto nulla nemmeno al centro dove fa psicomotricità e logopedia. Esegue la coloritura di un’immagine solo perché lo sforzo a farlo, ma nemmeno guarda cosa fa: lui corre solo da una parete all’altra. É migliorato tanto rispetto a due anni fa perché prima aveva paura pure di toccare il colore, la tempera, la sabbia, la farina ecc… Il bambino è molto affettuoso e ha bisogno di essere contenuto, ma in questo io riesco bene: lui con me sta bene e si è integrato nella sezione, ma sento che quest’anno dovrò fare altro per aiutarlo. Adesso che ha superato tante paure deve sviluppare più abilità. Il bambino è pure arabo e ancora non riusciamo a capire se non capisce per via della lingua diversa o per il forte ritardo. Posso avere dei consigli su come muovermi? In questi due anni ho comprato tanti giochi per lui, ho costruito pure tanto, ma il problema forse è anche la mia inesperienza. Io lavoro da soli tre anni, compreso l’anno di prova, ma ho tanta buona volontà e tanta voglia di aiutarlo Ogni giorno, durante il circle time, lo aiuto a fare i movimenti come i compagni, ma sono due anni che gli faccio da prompt, perché non li fa da solo? Almeno un movimento, almeno una iniziativa. Gradirei dei consigli su qualche volume da studiare per migliorare l’attività didattica. Ringrazio per la collaborazione e cortesia.

Può essere che il bambino non imparerà mai a parlare, ma questo non significa che non possa imparare a comunicare. Più che fargli ripetere le parole, dovrebbe cercare di sviluppare una comunicazione alternativa basata su disegni o gesti.
Che colpisce però in questa lettera è il senso di solitudine dell’insegnante di sostegno: parla solo di lei e del bambino. Non esiste nessun altro, un’équipe, degli specialisti? Ma anche le colleghe di sezione possono dare una mano.
Dice: «É migliorato tanto rispetto a due anni fa…» e questo è molto importante per lui, ma anche per lei che deve poter vedere i risultati di tanto impegno. Se non li vede in altri ambiti, non è detto che non ci siano perché a volte chi gli sta sempre vicino fa fatica a vedere come cambia il bambino. Per questo, anche in questo campo, è fondamentale il lavoro di squadra. Tutta l’educazione speciale è lavoro di squadra, anche se purtroppo spesso nelle nostre scuole si pensa che debba fare tutto un unico bravo solista.
L’insegnante di sostegno che non vede i progressi del proprio alunno è a forte rischio di demotivazione e bisogna organizzarsi per superare il problema.
Le consiglio un libro che non è un manuale sull’autismo, ma una raccolta di storie, ben scritte tra l’altro, sulle enormi soddisfazioni professionali, e non solo, che possono avere le persone che, come lei, lavorano nell’educazione speciale: Il bambino che parlava con la luce, di M. Arduino, Einaudi.
Secondo me le farà bene.

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