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Un bambino con ADHD non ha diritto a nessuna tutela perché non ha ritardi. È proprio così?

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Sono mamma di un bambino con diagnosi di ADHD riconosciuto sia dal centro età evolutiva dell’ASL che da uno psicologo privato. Frequenta la seconda elementare. È sempre stato un bambino diciamo “vivace”; gli ho fatto fare dai 4 ai 5-6 anni la psicomotricità, su consiglio delle insegnanti della materna comunale, poi verso la fine dell’asilo e il primo anno di scuola logopedia presso uno studio privato. La ASL di competenza mi ha rilasciato dei certificati dove si attestano le caratteristiche di questo disturbo, ma dicono che il bambino non ha diritto a nessuna tutela perché non ha ritardi. Sempre privatamente, ho potuto accedere a un servizio fuori zona e lì mi hanno confermato il disturbo e consigliata l’assunzione di un farmaco specifico e così, dopo esami accurati e sotto la supervisione della neuropsichiatria, abbiamo cominciato a somministrare il Ritalin da circa 1 mese. Il bambino è migliorato rispetto all’attenzione e ora riesce almeno a tenere la concentrazione nello studio a scuola per circa 3 ore, ma da alcuni giorni si dimostra insofferente quando è il momento di andare nella sala mensa: le maestre riferiscono che scappa urla e tira pugni a loro.
Già al primo anno le insegnanti elementari mi hanno fatto pressione per un sostegno. Per loro sembra una cosa facile, ma all’ASL mi hanno confermato che non ne ho diritto. Io non ho ancora capito cosa aspetti al mio bambino. Vedo che sta vivendo un momento di frustrazione. Già all’asilo lui stesso si descriveva un “mostro” dentro di lui. Non me la sento di mettere in punizione mio figlio ogni giorno perché lui stesso quando passa la sfuriata dice che non sa cosa gli sia capitato.

Per ottenere a scuola un insegnante di sostegno, ma di solito anche un educatore, va dichiarata la situazione di disabilità che a questa età non significa necessariamente ritardo cognitivo o difficoltà scolastiche. Moltissimi bambini con una diagnosi simile a quella di suo figlio hanno supporti di questo tipo a scuola perché, anche se non ci sono veri e propri “ritardi”, hanno bisogno di un aiuto altrimenti non potrebbero accedere al servizio di istruzione di cui hanno diritto.
Secondo la legge italiana (L. 104/92 art. 3 c. 1) viene considerata persona con disabilità chi “presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”. Nel caso di suo figlio queste condizioni ci sono probabilmente tutte: se sta prendendo il Ritalin, una minorazione, ossia una causa di origine organica, è presente; le difficoltà di relazione sono gravi ed evidenti, il rischio di emarginazione nel suo contesto sociale più significativo, ossia la scuola, più che reale.
Consigliamo di prendere contatto con associazioni di genitori che si occupano di problemi simili, meglio se della sua zona: i problemi che sta vivendo lei sono comuni a tante famiglie, ma se ne può di sicuro uscire.

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