Archivi

Dubbi su obiettivi minimi e prove equipollenti

Ho un dubbio sulla valutazione di uno studente disabile, che alla scuola secondaria di II grado segue una programmazione riconducibile ad obiettivi minimi.
A fronte di una verifica di matematica che proponga 5 esercizi, la sufficienza, secondo la griglia di valutazione fornita dal prof, si raggiunge risolvendo correttamente i primi tre. Il ragazzo con sostegno si concentra solo su quelli, perché degli altri due non capisce neanche la richiesta. Alla fine dell’ora magari non è riuscito a terminare i primi tre esercizi o ha commesso qualche errore, che lo porta, sommando i punteggi attribuiti dal docente in modo scrupolosamente identico a quanto fatto per gli altri alunni, a collezionare un voto pari a 4 e mezzo. Questa procedura è corretta? In altre parole, se svolge solo ed unicamente la parte di verifica relativa agli obiettivi minimi il voto massimo dovrebbe essere 6 anche per lui?
Per gli studenti con disabilità possono essere personalizzati, oltre agli obiettivi disciplinari, anche i criteri di valutazione (ossia le griglie) e le modalità di verifica.

Se gli obiettivi definiti per lui sono diversi da quelle della classe, è in ogni caso su quelli che va valutato, definendo criteri personalizzati perché se gli obiettivi sono diversi, non si possono applicare gli stessi criteri di tutti.

Nel caso specifico, mi sembra ambiguo il concetto di “obiettivi minimi” applicato perché di fatto riguarda i criteri di valutazione, non gli obiettivi di insegnamento.

Mi chiedo: i contenuti dei due esercizi di cui questo ragazzo “non capisce neanche la richiesta” erano previsti nella sua programmazione personalizzata, oppure no? Se non erano previsti, non andavano neppure inseriti in una verifica a lui destinata, ma doveva essere stato deciso che si trattava di aspetti non essenziali del programma, tali da non compromettere la validità del percorso anche se fossero stati omessi. È possibile che vengano considerati superflui ben due dei cinque argomenti proposti in un compito?

Da quel che sembra, è stata semplicemente applicata una griglia di valutazione uguale per tutti, che ha individuato gli obiettivi minimi, corrispondenti alla sufficienza, nella corretta soluzione dei tre esercizi iniziali. Si può fare se si è deciso nel PEI di non applicare nella disciplina matematica nessuna personalizzazione né nei contenti, né nei criteri, né nelle modalità di verifica. Veramente si è deciso questo nel PEI?

Si possono personalizzare anche i livelli?

Sono un’insegnante di sostegno, lavoro alla scuola primaria e chiedo informazioni in merito alla valutazione con i giudizi descrittivi.
Gli obiettivi vanno definiti sulla base del PEI, e fin qui tutto bene, ma nella valutazione è difficile utilizzare i livelli.

Mi chiedevo dunque se i livelli potessero essere adattati e personalizzati, proprio come si sta facendo con gli obiettivi.

Nel PEI vanno definiti e personalizzati anche i criteri di valutazione, che comprendono in questo caso la definizione dei livelli in riferimento alle quattro dimensioni indicate nelle Linee Guida dell’OM 172 a pag. 4.

Valutare una verifica non significa valutare l’alunno

Alla scuola primaria, in una verifica, la stessa di quella degli altri, un bambino con disabilità come deve essere valutata? Gli obiettivi sono diversi, ridotti e semplificati nella progettazione dell’alunno ma in sede di verifica o di valutazione, il dubbio è se valutare “come” gli altri, aggiungere la postilla “con aiuto” o comunque valutare se il processo è tutto corretto pur sapendo che davanti a un certo compito, quel punteggio massimo non sarà equivalente a quello di un compagno normodotato (e ovviamente, raggiunge autonomamente il punteggio massimo).

Nella valutazione degli alunni con disabilità possiamo personalizzare, oltre ai contenuti, anche i metodi di verifica e i criteri di valutazione.
Nel PEI le personalizzazioni si definiscono a livello generale, ma esse poi andranno applicate per ciascuna verifica.
Fondamentale è definire sempre “prima” della somministrazione sia i metodi che i criteri.
Se proponiamo un compito con 8 esercizi e li svolge tutti correttamente, prenderà il voto massimo. Se ci viene il dubbio che la consegna fosse troppo semplice, la prossima volta gli chiederemo qualcosa di più ma questa considerazione non può influire sul risultato di questa specifica prova.
Anche le modalità di verifica, ad esempio il tipo di supporto accordato, vanno definite prima e anch’esse non rientrano nella valutazione.
Ricordiamo sempre che valutare una verifica non significa valutare l’alunno.

Asperger con zero in pagella

Il mio bimbo di sette anni è certificato HFA, Asperger con 104 art. 3 comma 3, con sostegno ed educatore. In pagella ha zero in musica perché ha disturbato in classe. Ha 9 in matematica abbassato a 7 sempre per il comportamento, ma gli hanno dato distinto in condotta. È possibile? Cosa possiamo fare?

In poche righe c’è un incredibile concentrato di violazioni della normativa!
1) I voti in decimi vanno da 1 a 10, lo zero non esiste. Altrimenti i voti sarebbero in undicesimi, non più in decimi. Se la scuola usasse il registro elettronico non potrebbero inserire un voto del genere.
2) Gli alunni con disabilità sono sempre valutati in base ai loro obiettivi personalizzati, non agli standard della classe, e questo vale anche per il comportamento (DLgs 62/20 art. 11, c. 1).

3) La valutazione del comportamento non può mai influenzare quella del profitto. DPR 235/07 art. 1 c. 3: “Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto”. Il DPR 235/2007 (Statuto degli studenti e delle studentesse) si applica solo alla Scuola Secondaria di 2°, ma questo principio è valido in ogni ordine di scuola.
4) Eventualmente la valutazione negativa del comportamento (in teoria possibile, purché riferita al PEI) andava espressa nel giudizio di condotta.
Poi ci sarebbero le valutazioni educative e professionali, a cominciare da quello “zero” in pagella che più che una valutazione degli apprendimenti sembra tanto una vendetta verso il bambino che ha creato problemi. Sarebbe interessante esaminare i criteri di valutazione approvati dal collegio dei docenti (quelli standard, non quelli del PEI) e vedere in quali casi era previsto lo zero.
È suo diritto chiedere chiarimenti al Dirigente scolastico. Magari anche di suggerirgli, con le dovute maniere, di organizzare un po’ di formazione per gli insegnanti su questi temi.

Insufficienze in pagella alle superiori

Un alunno con programmazione differenziata può riportare insufficienze in pagella?

Anche in caso di programmazione differenziata ci sono degli obiettivi da raggiungere, seri e verificabili. L’insufficienza è un evento raro perché gli obiettivi in questo caso sono tarati sulle potenzialità dello studente e modificabili in caso di insuccesso. Ma raro non significa impossibile.

La valutazione degli studenti con disabilità deve essere una “vera” valutazione e come tale deve necessariamente prevedere anche la possibilità di un esito negativo. Se così non fosse, significherebbe che si fa finta di valutare e questo assolutamente non serve allo studente.

Per l’insegnante curricolare l’interrogazione non è sufficiente, per quello di sostegno sì

Se uno studente, con obiettivi minimi, che frequenta la scuola superiore, sostiene un’interrogazione valutata insufficiente dal curriculare e sufficiente dall’insegnante di sostegno, è giusto che il curricolare pretenda di avere la meglio? Esiste una normativa per dipanare queste incresciose questioni?

Anche per l’alunno con disabilità, come per i compagni della classe, responsabile della valutazione è il docente della disciplina. Questo studente può aver diritto a modalità e criteri di valutazione personalizzati, se previsti nel PEI, ma nessuna norma dice che lui, in quanto alunno con sostegno, ha diritto ad essere valutato da due insegnanti e non da uno solo come i compagni.

Sarebbe interessante approfondire i motivi di queste votazioni così divergenti. Se nell’interrogazione non sono state rispettate le personalizzazioni previste nel PEI, l’insegnante di sostegno fa bene a farlo presente, sia al collega che al Consiglio di Classe.

In ogni caso è bene concordare prima della verifica, con cura, i criteri di valutazione (ossia descrivere le prestazioni necessarie per considerare raggiunti gli obiettivi e ottenere la sufficienza) per evitare di imbattersi in situazioni di questo tipo, effettivamente incresciose.

Cosa possiamo fare se la famiglia non accetta il PDP?

Abbiamo in classe un alunno con evidente ritardo psicomotorio, non certificato per opposizione dei genitori che non accettano neppure il PDP perché lo considerano etichettante. Davvero non possiamo fare nulla se loro non sono d’accordo? Neppure un Piano di recupero?

Se i genitori rifiutano qualsiasi personalizzazione formalizzata, come PEI o PDP, bisogna prenderne atto.

Quello che però può fare la scuola, anzi deve fare, è definire degli interventi di recupero in caso di valutazione negativa degli apprendimenti, come indicato dal DL 62/17 art. 3 c. 2:
« Nel caso in cui le valutazioni periodiche o finali delle alunne e degli alunni indichino livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione, l’istituzione scolastica, nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento». Questo principio è richiamato anche nelle Linee Guida sulle nuove modalità di valutazione nella scuola Primaria, allegate alla OM 172/20, pag. 5.
In sostanza, se i problemi che segnalate sono stati correttamente esplicitati nella scheda di valutazione del primo quadrimestre, con giudizi descrittivi negativi (ossia: “In via di prima acquisizione”) potete progettare e attivare degli interventi di supporto che, essendo obbligatori per la scuola, non richiedono l’autorizzazione dei genitori, anche se di sicuro sarà opportuno informarli.

Sulla definizione degli obiettivi minimi.

Ia11

Mi piacerebbe sapere se è corretto che il docente curriculare nella propria programmazione disciplinare possa NON definire gli obiettivi minimi per tutti e quindi, anche quelli per l’alunno disabile, ma faccia riferimento agli obiettivi minimi stabiliti nel dipartimento. Gli obiettivi minimi non vanno calati nella singola classe e quindi stabiliti alla luce delle caratteristiche di quest’ultima? O sono generali e quindi uguali per tutte le classi?

Nessuna norma lo vieta, anche se la decisione finale spetta al consiglio di classe e va esplicitata, materia per materia, nella sezione 8 del PEI. Ricordiamo però che la personalizzazione della valutazione, a cui l’alunno con disabilità ha diritto anche quando segue una programmazione che porta al conseguimento del titolo di studio, non riguarda solo i contenuti, ossia gli obiettivi da valutare, ma anche le modalità e i criteri che vanno sempre definiti nel PEI. 

Modalità: come si valuta se gli obiettivi sono stati raggiunti e riguardano il tipo di verifica, la modalità di somministrazione delle prove, i tempi assegnati, l’uso di strumenti compensativi, supporti e facilitazioni per un’autonomia parziale, adozione di prove diverse verificare il raggiungimento degli stessi obiettivi (ossia equipollenti) ecc.

Criteri: indicano quale risultato è ritenuto adeguato affinché la prova o verifica sia superata, specificando anche la prestazione assegnata ai voti numerici e quali elementi aggiuntivi andranno considerati (ad esempio: valorizzare lo sforzo, tenere maggiormente in considerazione alcune prestazioni rispetto ad altre…).