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Alunno fuori dalla classe e responsabilità

Quando un alunno con disabilità si trova fuori dalla classe con la sua assistente ad personam perché si rifiuta di restarci, come si ritiene attribuita la responsabilità di ciò che accade al ragazzo? Nella fattispecie, se compie gesti avventati e si fa del male o fugge dalla scuola, la colpa è da attribuire anche all’insegnante di classe, in quel momento all’oscuro degli accadimenti?

L’alunno è affidato alla scuola che ne risponde come organizzazione, per cui il primo responsabile è eventualmente il dirigente scolastico qualora non fossero stati previste adeguate iniziative di sorveglianza e sicurezza. In questo caso specifico non si direbbe, visto che il ragazzo ha un adulto che lo segue.

Il singolo operatore risponde di eventuali danni in caso di colpa grave o abbandono, ma se è presente e sta svolgendo con coscienza il lavoro affidato non gli si può addebitare nulla. In caso di emergenze, fuga dall’edificio ad esempio, la scuola deve attivare delle procedure adeguate, che devono essere previste e rientrano nell’organizzazione: tenere chiuse e sorvegliate le porte esterne, chiedere l’intervento di qualcuno ecc.

Se l’insegnante è in classe, e sa che l’alunno è affidato all’assistente, non può avere nessuna responsabilità su quanto succede fuori.

Gli insegnanti di sostegno hanno una maggiore responsabilità sul bimbo disabile rispetto ai docenti di classe?

Gli insegnanti di sostegno hanno una maggiore responsabilità sul bimbo disabile rispetto ai docenti di classe? Può in alcuni momenti e attività specifiche essere seguito individualmente o in piccolo gruppo anche da un insegnante curricolare e il docente di sostegno seguire un altro gruppo?

Gli insegnanti di sostegno, in quanto contitolari, hanno in generale la stessa responsabilità dei colleghi verso tutti gli alunni. Può essere che l’organizzazione della didattica preveda momenti in cui alcuni insegnanti hanno a che fare solo con alcuni alunni e, in quei casi, responsabili della vigilanza sono ovviamente quelli a cui sono affidati. Per evitare contestazioni è bene sempre formalizzare in qualche modo queste situazioni.

Come insegnanti di sostegno dobbiamo assumerci ogni responsabilità nelle gite.

Ci è stato imposto di firmare una dichiarazione in cui noi insegnanti di sostegno ci assumiamo ogni responsabilità in caso di gite, esonerando la scuola È legale tutto ciò?

È una procedura scorretta e illegittima.

Le uscite didattiche sono organizzate dalla scuola e la responsabilità verso gli alunni, tutti gli alunni, disabili e non, è sempre della scuola. Solo in caso di abbandono o colpa grave ci si può rivalere sui singoli insegnanti.

Se il dirigente ritiene che non ci siano adeguate garanzie di sicurezza per l’uscita di un alunno con disabilità, interviene rivedendo l’organizzazione o, nel peggiore dei casi, prendendosi la responsabilità di decidere che l’uscita non s’ha da fare.

Una dichiarazione del genere è talmente illegittima che in caso di incidente non produrrebbe nessun effetto anche se venisse firmata, ma per evitare ogni sorpresa è sempre meglio non farlo.

Chi paga i danni?

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Mio figlio frequenta il primo anno della scuola Primaria, è certificato con Legge 104 art 3 comma 3 per ritardo psicomotorio medio. Recentemente ha rotto due oggetti all’interno della scuola (non di altri bambini ma proprio della scuola) e ci hanno chiesto di pagare i danni da lui provocati. È corretto?

Dal punto di vista legale non è corretto. Eventuali danni causati da minori o da persone incapaci di intendere vanno risarciti da chi in quel momento era incaricato della sua sorveglianza. Codice Civile artt. 2047 e 2048. In questo caso ne risponde la scuola, che dovrebbe essere assicurata, a meno che non imputi a un insegnante specifico un grave difetto di sorveglianza, e allora si può rivalere su di lui.

Le scuole spesso applicano, in accordo con le famiglie, un principio di responsabilità indiretta, a scopo educativo, e chiedono alle famiglie di risarcire i danni di questo tipo. È una forma di punizione/ responsabilizzazione che serve a far sì che i bambini o ragazzi comprendano gli effetti del loro comportamento e possibilmente non lo ripetano più.  Quasi tutti i regolamenti di istituto e i patti educativi di corresponsabilità scuola-famiglia applicano principi di questo tipo.

È certamente lecito chiedersi fino a che punto si può applicare questa regola (che, come detto, si basa su principi educativi, non giuridici) anche a un alunno con disabilità cognitiva, tanto più se egli non è in grado di comprendere il rapporto tra quello che ha fatto e il risarcimento e quindi l’efficacia educativa di questa punizione sarebbe pari a zero.
L’applicazione rigida di questa norma anche in caso di disabilità grave farebbe ricadere la colpa sui genitori, che nulla potevano fare per impedire il fatto neppure a livello preventivo/educativo, esonerando da ogni responsabilità la scuola che ha tenuta alla vigilanza. Se il danno è consistente è molto più corretto presentare la denuncia all’assicurazione e chiedere a loro il risarcimento; se si tratta di cifre esigue può benissimo finire tutto lì.

Ben diversa è la situazione se l’alunno è in grado di capire quello che ha fatto, tanto più se si avverte il rischio che possa pensare di godere di una sostanziale impunità e fare in futuro quello che vuole.

Responsabilità del docente e dell’assistente

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Alcune colleghe mi hanno posto un quesito. Alunno seguito dalla figura AEC. Se un giorno il bambino è in preda a forti crisi di comportamenti aggressivi e, per questo motivo viene portato fuori dall’aula per essere contenuto, nel caso in cui si fa male, di chi è la responsabilità? Dell’AEC che in quel momento è con il bambino o dell’insegnante che si trova in classe con il gruppo classe?

Chiariamo intanto di che responsabilità stiamo parlando.
Se il bambino si fa male per effetto dei suoi comportamenti auto aggressivi mentre è a scuola regolarmente sorvegliato ed accudito, probabilmente non è responsabilità di nessuno. 
In caso di danni materiali eventualmente risponde l’amministrazione scolastica, anche attraverso l’assicurazione.
La responsabilità dell’operatore che l’ha in carico scatta solo in caso di colpa grave o abbandono: significa gravi negligenze, allontanamento ingiustificato, inutili situazioni rischiose… 
Nulla a che vedere con gli episodi segnalati.
Soprattutto per evitare contestazioni di abbandono, è importante però che sia sempre chiaro a chi è affidato il minore. I genitori hanno affidato l’alunno alla scuola la quale si organizza in modo che in ogni momento ci sia un adulto che l’ha in custodia e se ne prende cura. 
Se l’alunno esce dall’aula con l’AEC è evidentemente a lui che viene affidata la custodia. È meglio che la consegna sia formalizzata o con annotazione nel registro di classe o predisponendo ufficialmente un protocollo di comportamento da seguire in questi casi di emergenza.
Fatto questo nessuno, né insegnante né AEC, ha nulla da temere.
In alcune Regioni dei regolamenti interni o mansionari vietano al personale AEC di restare da solo con l’alunno. Motivo in più per definire con un protocollo ufficiale, sottoscritto dal DS, il comportamento da seguire in caso di emergenza che può essere anche difforme dalla regola generale se viene riconosciuto come inevitabile. In questo modo tutti vengono tutelati.

In una fase di rabbia strappa uno Scottex

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Un bambino con 104 art 3 comma 3 che in una fase di rabbia strappa uno scottex a scuola e la maestra chiede ai genitori di riportarlo perché è un comportamento poco idoneo (scritto sul diario) in questo caso i genitori che devono fare? Acconsentire o no a tale richiesta?

Vedete voi se ha senso fare battaglie per un rotolo di Scottex. La responsabilità dei danni in questi casi è di chi è tenuto alla sorveglianza: scuola in generale, insegnante, di classe, di sostegno… dipende dalla situazione. Di sicuro non dei genitori che si trovavano, suppongo, a qualche chilometro di distanza.

Se interessa il riferimento di Legge: art. 2047 del Codice civile.

Durante gli episodi di rabbia manifesta una violenza “cieca”

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Alunno di quinta primaria, con disturbo del comportamento, oppositivo e quadro clinico psichico compromesso, certificato grave, ha diritto al sostegno per 22 ore. L’aggressività è parzialmente contenuta con l’assunzione di un farmaco, ma è un bambino più grande d’età rispetto ai compagni e ha una costituzione fisica decisamente forte e robusta.
Durante gli episodi di rabbia, il bambino manifesta una violenza “cieca” e prende a calci e pugni i compagni. In quei momenti, anche adottando un tono di voce rassicurante, fermo e calmo, il bambino “non sente” fino a che la rabbia non si sfoga.
L’insegnante di sostegno, anche qualora volesse intervenire, ha una costituzione magra, ovvero non è in grado di contenere fisicamente questi episodi.
Le domande sono queste:
1) vista l’impossibilità fisica dell’insegnante di intervenire, c’è una legge che tutela l’insegnante?
2) nel caso in cui l’alunno ferisse se stesso o gli altri compagni, quale responsabilità ha l’insegnante?
3) è possibile che l’insegnante chieda al dirigente di essere assegnato ad altro posto perché materialmente incapace di gestire la situazione?

1) Non esiste una legge specifica del genere ma certamente, come qualsiasi lavoratore, l’insegnante ha diritto ad essere tutelato nella sua integrità fisica. La questione investe vari aspetti, educativi e organizzativi direi soprattutto, e va affrontata correttamente, nelle sedi opportune. Va prima di tutto informato il dirigente scolastico, primo responsabile dell’organizzazione della scuola. Se serve ulteriore personale di supporto, va formalizzata la richiesta. Se servono procedure di sicurezza aggiuntive, vanno specificate. Se servono interventi di contenimento va chiarito chi se ne deve occupare, in che modo, come va formato ecc.

2) se intende responsabilità civile o penale, solo in caso di abbandono o colpa grave. Per il resto per i danni risponde eventualmente l’assicurazione della scuola. È importante segnalare prima formalmente le criticità.

3) è certamente possibile chiedere una diversa assegnazione, anche se nessuno può garantire venga accettata. Il problema va affrontato globalmente (punto 1) e questo può essere uno degli interventi correttivi da attivare.