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Precedenza all’Infanzia.

Una bimba con Legge 104 art.3 c.3, di 4 anni, deve essere iscritta in una scuola dell’Infanzia al  primo anno. Se non dovessero accogliere la domanda di iscrizione, la mamma può fare reclamo? In base a quale norma? La famiglia vive in un comune limitrofo e per regolamento della scuola hanno priorità i bimbi con e senza disabilità del comune stesso, e poi se c’è posto quelli fuori comune.

L’art. 3 comma 3 della L. 104/92, dopo aver definito la gravità, dice: «Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.»
La scuola dell’Infanzia (che tra l’altro è “garantita” per tutti i bambini con disabilità dall’art 12 c. 2 della stessa legge) va considerata di sicuro come “intervento pubblico”, anche se paritaria, e in caso di gravità si applica il diritto alla priorità secondo il comma 3 citato.

Quando saltano le terapie, posso portarla a scuola?

Mia figlia frequenta la scuola compatibilmente con le terapie che fa presso un centro.
Quando occasionalmente le terapie non ci sono, vorrei portarla a scuola ma me la rifiutano, dicendo che non avrebbe supporto. È corretto sia così?

Sono procedure che vanno per forza personalizzate, non possono essere applicate in modo indifferente a tutti gli alunni con disabilità che frequentano terapie in orario scolastico.

Se il bambino ha bisogno di un intervento personalizzato, senza il quale non può stare a scuola, e la famiglia ha chiesto di seguire un orario ridotto particolare, l’orario va rispettato perché la scuola ha organizzato le risorse in modo da rispondere a queste esigenze. Nelle ore in cui è prevista la terapia il personale di supporto non c’è, e il bambino pertanto non può essere accolto.

Se invece il bambino può stare in classe come gli altri, anche senza assistenza specifica, non c’è motivo per rifiutare il suo ingresso a scuola. –

Chiedere alla famiglia di un bimbo particolarmente violento di non portarlo più a scuola

Ij4

Può la scuola, per motivi di sicurezza, chiedere alla famiglia di un bimbo particolarmente violento di non portarlo più a scuola fino al 10 giugno, visto che la situazione, già critica da settembre, ora è diventata drammatica? Il bimbo è in carico all’Asl e non ha finito osservazione ed è in prima (primaria).

Le disposizioni sulle punizioni disciplinari non valgono per la primaria, per cui l’alunno non può essere sospeso dalle lezioni.

Chiedere alla famiglia di tenerlo a casa è un invito all’auto-sospensione, di legittimità molto dubbia. Se la famiglia si rifiuta, la scuola non può fare nulla. Per non parlare dell’efficacia educativa: l’alunno che si è comportato male viene premiato iniziando le vacanze alcune settimane prima degli altri.

Il problema va affrontato unendo le forze, con Comune e ASL. La scuola dovrebbe mettere in gioco tutte le risorse che ha, partendo dall’organico del potenziamento.

A un’emergenza educativa si risponde in modo adeguato.

Condizioni incompatibili con la frequenza

Ga2

Nella mia scuola un’alunna, iscritta alla classe terza primaria, con grave disabilità intellettiva e motoria, non ha mai frequentato. La famiglia ha presentato un certificato medico nel quale si attesta che le condizioni della bambina sono incompatibili con la frequenza scolastica. L’équipe pedagogica ha deciso di fermare l’alunna in terza classe.
Domando: può la famiglia non ottemperare all’obbligo scolastico pur presentando un certificato medico come quello sopra indicato?
Quali sono, in questo caso, gli obblighi dell’istituzione scolastica?

Partiamo dalla Legge 104/92 che all’art. 12 c. 4 dice: «L’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap.»

Non spetta solo alla scuola decidere come effettivamente l’esercizio di questo diritto si concretizzi, se con interventi a domicilio o altro, ma va coinvolto di sicuro anche il Comune e l’Asl.

Una deroga all’obbligo scolastico è di sicuro possibile (DL 274/94 art. 114 c. 5) ma non è detto che il problema si risolva in questo modo.

Se il sostegno non copre totalmente l’orario scolastico bisogna per forza seguire un orario ridotto?

Gd4

Non mi è chiaro se i bambini con la 104 e il sostegno che non copre totalmente l’orario scolastico debbano fare un orario ridotto.
Quindi siano costretti a stare a casa, a noi è stato fatto accettare che possa frequentare solo due pomeriggi su 5 in quanto non coperto e non in grado, per sua facile disattenzione.
La scuola è obbligata a tenere i ragazzi (elementari) a scuola o io a tenerlo a casa?
Premetto che sia in grado di stare a scuola e al  massimo disturbi e diventi rumoroso, diagnosi oppositivo provocatorio…rimango basita a vedere mio figlio a fare un orario ridotto senza avere handicap al pari di ragazzi con problemi molto più seri.

Nessuno può essere costretto a fare orario ridotto, neppure quando il sostegno non copre interamente l’orario scolastico.

Del resto le scuole lo sanno benissimo e non si sognerebbero mai di imporre formalmente una soluzione del genere: la strategia usata è quella di insiste e insistere finché i genitori accettano la riduzione. “A noi è stato fatto accettare”, si legge in questa testimonianza.

Spesso risulterà agli atti della scuola che sono stati i genitori a chiedere al dirigente, con lettera scritta, l’autorizzazione a non far frequentare il pomeriggio o ritirarlo prima negli altri giorni. Come quando si telefona ai genitori per farli venire a prendere il bambino che si comporta male e si pretende che firmino una richiesta di uscita anticipata per motivi familiari. Se ci sono problemi, se ne discute assieme e si cerca una soluzione, che non è però necessariamente quella di mandarlo a casa.

Si riunisce il GLO perché vogliono ridurre l’orario scolastico

Gd3

A fine gennaio si riunisce il GLO perché vogliono ridurre l’orario scolastico al figlio di una mia amica perché gli insegnanti hanno difficoltà nella gestione. I genitori sono contrari e vogliono che il figlio frequenti il tempo pieno. Per favore potrei sapere la normativa che tutela il bambino e il suo diritto allo studio senza orario ridotto?

La scelta dell’offerta formativa (tempo pieno o normale) spetta solo ai genitori. La scuola può rifiutare un’opzione all’atto dell’iscrizione per mancanza di posti, ma non perché la giudica inadatta un bambino.

Rifiutare l’iscrizione al tempo pieno in caso di disabilità si configura di sicuro come un atto di discriminazione. La L. 67 del 2006 definisce (art. 2 c. 2) discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga.

Il Tempo pieno ha anche una funzione sociale dato che consente a tanti genitori di svolgere un lavoro e questo vale di sicuro per quelli che hanno bambini con disabilità.

I problemi si affrontano, ma si può escludere nessuno.

Il GLO non ha nessun potere di decidere in merito se non sono d’accordo anche i genitori.

Mi propongono orario ridotto anche per quest’anno

Gd2

In classe da mio figlio ci sono 2 bambini certificati, il mio e un altro bimbo. Siamo ancora in attesa del sostegno su mio figlio, all’altro bambino le sono state assegnate solo 12 ore. Possibile che non si sappia ancora nulla? Intanto le insegnanti mi ripropongono orario ridotto anche per quest’anno. Il mio bambino è in terza elementare e per i primi 2 anni ho sempre accettato orario ridotto sotto loro richiesta. Quest’anno non ho nessuna intenzione di accettare. Il bimbo ha fatto notevoli miglioramenti riuscendo a raggiungere degli ottimi obiettivi. Non possono dare per scontato che io accetti nuovamente!! Credo io abbia tutti i diritti di non accettare!

È suo diritto non accettare. Infatti, correttamente, le insegnanti le hanno “proposto” l’orario ridotto, non “imposto”.

La scuola può rifiutare un bambino per non dovergli somministrare l’insulina?

Gh3

Scuola dell’infanzia. Dopo 1 mese di affiancamento di noi genitori al nostro piccolo S., di 30 mesi diabetico di tipo 1 da febbraio, oggi la risposta delle insegnanti sostenute dal preside: “noi siamo disposte ad accettarlo, ma non vogliamo somministrare l’insulina o usare il microinfusore. È un nostro diritto”. Per quanto rispettabile, ma non condivisibile, trovo paradossale che lo Stato tuteli il diritto a non somministrare i farmaci e non il diritto a chi i farmaci li deve assumere.

Il bambino ha diritto di frequentare la scuola e il dirigente scolastico, in quanto legale rappresentante dell’istituzione scolastica, deve attivarsi affinché questo diritto venga garantito.

Se gli insegnanti non sono disposti a somministrare l’insulina (effettivamente è loro diritto farlo), lo dicono al dirigente, non ai genitori. E il dirigente deve trovare un’altra soluzione.

Consiglio di muoversi per iscritto ma rapportandosi solo al dirigente, non agli insegnanti.

Unico riferimento normativo a livello nazionale sono queste Linee guida congiunte dei ministeri della Salute e dell’Istruzione:

https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2005/allegati/linee_guida_farmaci.pdf.

Può un insegnante o un collaboratore scolastico rifiutarsi di somministrare un farmaco?

Gh1

Può un insegnante o un collaboratore scolastico non somministrare a un alunno un farmaco indispensabile perché non vuole assumersi tale responsabilità?

Un operatore scolastico può rifiutarsi di somministrare farmaci ma la scuola, nel suo insieme, deve trovare una soluzione affinché sia garantito il diritto alla frequenza scolastica.

Questi problemi si affrontano con il dirigente scolastico, o un suo delegato, non con il singolo collaboratore.