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Se l’alunna rimane assente il giorno delle verifiche programmate.

Sono un’insegnante di sostegno, che si occupa da due anni della stessa classe di un istituto tecnico (attualmente una seconda superiore). Una studentessa certificata come DSA è causa di preoccupazione per il Consiglio di classe. La ragazza, infatti, manifesta gravi difficoltà nella comprensione e nell’apprendimento dei contenuti curricolari, sia per carenze dal punto di vista cognitivo (come affermato sul PDP) sia per mancanza di applicazione nello studio. Spesso non si presenta a scuola il giorno delle verifiche programmate, costringendo i docenti a rimandarle, evitando accavallamenti con verifiche di altre discipline. La famiglia, anziché collaborare con la scuola, ha assunto un arrogante atteggiamento di sfida, aspettando che i docenti commettano un errore, per inviare a scuola minacce di ricorso da parte dei propri avvocati. L’anno scorso la ragazza è stata promossa con 6 in tutte le materie, nonostante rischiasse la bocciatura, per un errore dei colleghi, i quali inavvertitamente avevano assegnato più di una verifica lo stesso giorno. Il timore di strascichi legali ha indotto il DS a costringere il CdC alla promozione in tutte le materie.
Quest’anno avevo stilato un patto scuola-famiglia, allegato al PDP, in cui si esplicitava che, in caso di assenze durante le verifiche programmate, lo studente sarebbe stato sottoposto a verifica la prima volta utile (salvo altre verifiche da sostenere nello stesso giorno). La famiglia della ragazza si rifiuta di firmare il PDP, non accettando tale clausola. Inoltre, per un errore materiale di un collega, che ha interrogato la studentessa in un giorno in cui aveva una verifica programmata, i genitori hanno già fatto reclamo, presentandosi con gli avvocati a scuola e umiliando alcuni colleghi.
La situazione è insostenibile, la scuola sembra privata di ogni autorevolezza, e non le nego che i colleghi, memori degli sgradevoli avvenimenti dell’anno precedente, hanno paura e adottano criteri di valutazione molto più blandi per la ragazza in questione.
Mi chiedo se ci sono delle normative a cui la scuola si può appellare, per garantire un’equità di valutazione e per non essere costantemente umiliata dall’intraprendente arroganza di queste persone. Secondo lei è accettabile che la famiglia si rifiuti di firmare il PDP per via del patto scuola-famiglia? Come si potrebbe tutelare la scuola di fronte alla minaccia di ricorso?
Il fatto che un docente sbagli, dimenticandosi di controllare la presenza di altre verifiche, può comportare la promozione della ragazza, sanando tutte le insufficienze presenti al momento degli scrutini?

La scuola non è assolutamente obbligata a subire una situazione del genere.

Basta seguire correttamente la normativa e le minacce dei genitori, avvocati compresi, non devono fare nessuna paura.

In base alla normativa vigente (DM 5669/11 in particolare) lo studente con DSA ha diritto a modalità di valutazione che gli consentano di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto, senza essere penalizzato dal suo disturbo. Trasformare queste sacrosante tutele in una specie di diritto all’impunità, oltretutto con atteggiamenti così arroganti, è inaccettabile non solo perché lesivo della dignità della scuola ma perché contrario ad ogni principio educativo.

Non c’è nessun diritto alle interrogazioni programmate. È una forma di tutela che può essere inserita nella didattica personalizzata, e formalizzata nel PDP, ma che richiede rispetto reciproco degli impegni. Se la ragazza non si presenta a scuola il giorno in cui è stata concordata la verifica, salvo casi particolari e ben documentati, salta l’accordo e viene interrogata come gli altri. Se la famiglia rifiuta di sottoscrivere un principio elementare come questo, la scuola procede lo stesso. È nel suo pieno diritto.

Ricordo che il PDP è un documento redatto dalla scuola in raccordo con la famiglia (Linee Guida MIUR DSA 2011). Può essere concepito anche come un “patto” con la famiglia, e in questi casi va ovviamente sottoscritto, ma questo non è indispensabile. Se la famiglia non collabora la scuola procede da sola, senza avere nessuna paura dei ricorsi.

Quanto all’ingerenza degli avvocati: queste persone esterne si rapportano solo con il dirigente, mai con gli insegnanti. Non deve avvenire quello che lei dice: «i genitori hanno già fatto reclamo, presentandosi con gli avvocati a scuola e umiliando alcuni colleghi».

Gli avvocati presentano reclamo alla scuola e parlano con il DS o un suo rappresentante. Successivamente il DS chiede chiarimenti agli insegnanti coinvolti e prepara le sue controdeduzioni.

Un singolo errore nel calendario delle verifiche non annulla di sicuro la validità della valutazione complessiva. Ma va responsabilizzata anche la ragazza: nel caso dovesse avvenire una sovrapposizione di verifiche dovrà segnalarlo subito, non stare zitta pensando così di poter successivamente rivalersi con gli avvocati di famiglia.

Con la situazione da lei descritta la scuola non ha nulla da temere dai ricorsi. Basta ovviamente che tutto venga ben registrato e documentato.

Esonero dalla lingua tedesca

Sono una tutor dell’apprendimento e con la famiglia stiamo ragionando sull’esonero della lingua tedesca. La ragazzina ora frequenta la prima media. Ho letto alcune notizie che non sono favorevoli, in quanto sottolineano che un esonero alla scuola superiore non dia poi la possibilità di andare a maturità. Mi chiedevo quanto ci fosse di vero. Mi può aiutare e dare dei riferimenti di legge?

Nella scuola secondaria di primo grado per gli alunni con disabilità o DSA è possibile l’esonero da una o più lingue straniere senza nessuna ricaduta sulla validità del titolo di studio, ma non è più così alle superiori dove se non si seguono tutte le materie previste non si può conseguire il diploma finale.

L’esonero alle medie non ha nessuna conseguenza formale sui corsi successivi, ma ce l’ha ovviamente dal punto di vista degli apprendimenti. In sostanza se decidete adesso per l’esonero dal tedesco e alle superiori sceglierete un indirizzo che non lo prevede, non ci saranno problemi, ma nel caso contrario la ragazza sarà doppiamente in difficoltà.

Questi discorsi non valgono se scrivete dalla provincia di Bolzano, perché in questo caso il tedesco non è considerato lingua straniera e non è previsto l’esonero in caso di DSA.

Riferimento di legge è il DL 62 del 2017, art. 11 per la scuola sec. di primo grado, art. 20 per il secondo grado.

La mappe vanno approvate dai docenti prima di essere usate?

Sono la referente Bes/Dsa presso il liceo in cui insegno. Vorrei dare informazioni precise ai colleghi circa le mappe concettuali visto che un collega non ha consentito ad un alunno l”uso delle mappe durante la verifica di storia, adducendo come “scusa” che non le aveva viste e approvate prima della verifica. Io sapevo che in sede di esame l’alunno può usare le mappe che ha usato durante l’anno scolastico, quindi approvate dai docenti (ad esempio firmate o timbrate per presa visione), ma la normativa prevede che anche durante l’anno il docente debba necessariamente vederle prima di una verifica? (Ed eventualmente non consentirle?)..

Le mappe sono considerate strumenti compensativi e le Linee Guida per i DSA del 2011 ne raccomandano l’uso: «Si raccomanda, inoltre, l’impiego di mappe concettuali, di schemi, e di altri mediatori didattici che possono sia facilitare la comprensione sia supportare la memorizzazione e/o il recupero delle informazioni» (pag. 18). L’uso degli strumenti compensativi è consentito anche all’esame di stato, tanto più nelle prove intermedie.
Nessuna norma prevede che le mappe debbano essere approvate dal docente. Secondo le Linee Guida citate gli strumenti compensativi «sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo» (pag. 7).
La scuola ha vari modi per verificare che le mappe non rappresentino una facilitazione, perché ad esempio troppo ricche di contenuti da ricopiare, ma può intervenire anche insegnando sistemi più efficaci per usare le mappe (v. DM 5669 art. 4 c. 4) oppure tenendone conto nella valutazione. Questi aspetti andrebbero definiti nel PDP.
Se nel PDP non è previsto che le mappe debbano essere approvate preventivamente, il docente può vietarne l’uso nelle verifiche, motivando adeguatamente la decisione, solo se ritiene che la mappa specifica che vuole usare l’alunno rappresenti un’eccesiva facilitazione. Non può vietarle a priori, senza entrare nel merito.
Non è vero che all’esame si possono consultare solo le mappe usate durante l’anno. Si possono usare le mappe (intese come generico strumento compensativo) se previste nel PDP. Spetta eventualmente alla commissione contestare eventuali mappe ritenute eccessivamente facilitanti.

Mappe e schemi: ci dicono che è come copiare

Sono un genitore di un ragazzo con DSA (discalculia, disgrafia, disortografia e dislessia oltre ad un lieve deficit di attenzione); frequenta un linguistico ed ha superato il I° anno.
Mi documento costantemente per capire io stessa norme e tutto ciò che riguarda i dsa per essere in condizioni di sostenere mio figlio.
Ciò che non sono riuscita sin qui a trovare è una chiara indicazione dei cosiddetti schemi. Molte fonti si riferiscono a schemi, mappe etc, ma non vi è una definizione chiara, talché appare difficile preparare mappe e/o schemi senza correre il rischio di sentirsi dire che equivalgono a copiare.
Lei è in condizione di indicarmi norme che diano chiarezza sui contenuti degli schemi?

Nessuna norma definisce cos’è o non è uno schema o una mappa e in caso di dubbi interpretativi è opportuno specificare bene nel PDP cosa si intende con questi termini.

Nelle Linee Guida per i DSA del 2011 troviamo però una definizione di Strumento compensativo che può essere utile anche in questo caso: «Sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo.»

Se la prestazione difficoltosa riguarda ad esempio organizzare i contenuti, esporli, selezionare i più rilevanti… uno schema, ma anche una mappa, può aiutare (“sollevare”) ma non costituisce una facilitazione.

Se invece lo schema è di fatto un riassunto camuffato, può essere una facilitazione e va pertanto escluso.

Se si chiariscono bene questi aspetti, meglio nel PDP come dicevo, problemi non dovrebbero essercene.

Ricordo che spetta alla scuola insegnare ad usare correttamente gli strumenti compensativi ossia, in questo caso, a produrre delle vere mappe, non dei riassunti.

DM 5669/11 art. 4 c. 4: “Le Istituzioni scolastiche assicurano l’impiego degli opportuni strumenti compensativi, curando particolarmente l’acquisizione, da parte dell’alunno e dello studente, con DSA delle competenze per un efficiente utilizzo degli stessi.”

Chi deve preparare le mappe a supporto della didattica? L’allievo o il docente?

Secondo la Legge sui DSA, chi deve redigere le mappe concettuali a supporto della didattica, l’allievo o il docente? È vero che la redazione delle mappe spetta esclusivamente ai docenti?

La legge (parliamo di L 170/10 e DM 5669/11) dice che gli alunni con DSA hanno diritto a fruire di strumenti compensativi e che è compito della scuola aiutarli a promuovere le competenze necessarie per un loro efficiente utilizzo.

Quindi:

– l’uso delle mappe rientra nell’autonomia di studio e vanno predisposte dall’alunno stesso;

– se non lo sa fare, è compito della scuola insegnarglielo;

– nell’attesa che impari a farle da solo si deciderà caso per caso, e si scriverà nel PDP, come procedere.

Certificazione DSA scaduta e misure dispensative

Nella classe in cui lavoro sono presenti 2 alunni con DSA. Hanno presentato all’atto dell’iscrizione una certificazione non aggiornata al passaggio di ciclo e attualmente frequentano il II anno delle superiori. Dato che non hanno una certificazione aggiornata e dato che non accettano il PDP (rifiutato sia dagli alunni che dai genitori), come vanno inquadrati dal consiglio di classe? Come DSA anche se la certificazione non è aggiornata? oppure va ignorata totalmente la vecchia diagnosi e considerati al pari degli altri? Inoltre il collega di italiano può attuare le misure dispensative a prescindere dal PDP e dall’aggiornamento della diagnosi? 

Con una certificazione non più valida e il rifiuto esplicito del PDP da parte delle famiglie, la scuola non è che abbia molte scelte: i ragazzi non vanno più considerati come DSA.
Per scrupolo comunicatelo formalmente ai genitori in modo da cancellare ogni ambiguità.

Adottare misure dispensative significa esonerare da “alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere” (L. 170/10 art.5 c. 2b). Qualsiasi insegnante, anche senza bisogno di approvare un PDP; può applicare misure del genere. Da notare che la legge parla di “prestazioni”, non di obiettivi disciplinari e va ricordata la precisazione che si trova nelle Linee Guida DSA del 2011: “L’adozione delle misure dispensative, al fine di non creare percorsi immotivatamente facilitati, che non mirano al successo formativo degli alunni e degli studenti con DSA, dovrà essere sempre valutata sulla base dell’effettiva incidenza del disturbo sulle prestazioni richieste, in modo tale, comunque, da non differenziare, in ordine agli obiettivi, il percorso di apprendimento dell’alunno o dello studente in questione“. Messa così, come si può negare a un qualsiasi studente in difficoltà, DSA o non DSA, PDP o non PDP, una misura come questa?

Il collega di italiano può continuare tranquillamente a applicare misure dispensative.

Il “disturbo della comprensione del testo” rientra nei DSA?

Vorrei chiederle se il “disturbo della comprensione del testo” rientra nei DSA tutelati dalla legge 170, oppure se è da considerarsi in un’ottica BES. So che la questione è dibattuta (anche relativamente alla Consensus Conference). Nel mio caso esso non è conseguente ad una difficoltà di decodifica del testo/lettura (dislessia). 

I DSA sono solo i quattro riconosciuti esplicitamente dalla L. 170/10.
La tendenza spesso è quella di considerare la comprensione del testo all’interno della dislessia.
Copio il punto 2.15 dell’illuminante testo dell’ordine degli psicologi “I DSA e gli altri BES” .

2.15 Esiste il disturbo specifico della comprensione del testo?
No, non esiste un codice diagnostico specifico per il disturbo della comprensione del testo, che riguarda l’abilità di cogliere efficacemente il significato di un testo letto. Ad oggi i manuali nosografici di riferimento (ICD-10 e DSM 5) permettono di utilizzare l’etichetta diagnostica della dislessia in caso di compromissione della comprensione, anche in assenza di disturbo della lettura.
Nell’ICD-10 al codice F81.0 «Disturbo specifico della lettura» si legge che « vi possono anche essere deficit della comprensione della lettura, evidenziati da: a) un’incapacità di ricordare le cose lette; b) un’incapacità di trarre conclusioni o inferenze dal materiale letto; c) l’uso di conoscenze di carattere generale piuttosto che dell’informazione derivante dalla lettura, nel rispondere a quesiti su una storia letta».
Nel DSM 5 i Disturbi Specifici dell’Apprendimento fanno capo ad un’unica categoria diagnostica (codice 315), che comprende anche le difficoltà di comprensione del testo scritto.
In Italia i componenti del PARCC (Panel di Aggiornamento e Revisione della Consensus Conference, 2011) hanno espresso pareri discordanti. Infatti, nella risposta al Quesito A8 al punto A si afferma che: «Per quanto riguarda il disturbo della comprensione del testo scritto, i componenti del PARCC non si sono trovati concordi nell’assumere una posizione favorevole o contraria all’individuazione di una categoria diagnostica aggiuntiva e indipendente nell’ambito dei DSA.
Si conferma dunque l’opportunità di attendere più chiare indicazioni della sua indipendenza funzionale rispetto ad altri disturbi (deficit nella decodifica, nella comprensione verbale, nelle funzioni attentive ed esecutive, nelle abilità intellettive generali, problematiche di tipo emotivo)».

Certificazione DSA a pochi giorni dall’esame

A pochi giorni dall’esame conclusivo del 1° ciclo di istruzione, i genitori di un alunno che dovrà affrontare a breve l’esame hanno prodotto un certificato redatto dalla neuropsichiatra che attesta DSA. Nel certificato si specifica inoltre l’esonero alle prove scritte di lingua straniera. Ora, Le chiedo, anche a nome dei miei colleghi, come dobbiamo comportarci? Possiamo adottare le misure compensative e dispensative alla fine dell’anno per una certificazione prodotta così in ritardo sui tempi? Ci sono dei riferimenti normativi in merito?

Secondo l’accordo Stato-Regioni del 2012 sulle certificazioni DSA, per la prima certificazione, come nel vostro caso, non ci sono scadenze e quindi va accettata.
Ma di sicuro un nuovo certificato prodotto a poche settimane dall’esame può produrre effetti molto modesti rispetto alla personalizzazione degli interventi didattici.
In vista dell’esame ricordiamo che possono essere utilizzati gli strumenti compensativi “solo nel caso in cui siano stati previsti dal piano didattico personalizzato, siano già stati utilizzati abitualmente nel corso dell’anno scolastico o comunque siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell’esame di Stato, senza che venga pregiudicata la validità delle prove scritte.” OM 741 /17 art. 14 c. 7.
Quanto alle lingue straniere, da verificare se si parla di esonero o di dispensa.
L’esonero dall’insegnamento della lingua straniera (NB: dall’insegnamento, non solo dalla valutazione) è deciso dal Consiglio di classe su richiesta della famiglia in caso di gravità del disturbo. Il certificato del npi può dichiarare questa gravità, ma non basta per l’esonero. DL 62/17 art 11 c. 13.
La dispensa dalle prove scritte di lingua straniera era prevista già dal DM 5669 del 2011 art. 6.

Interrogazioni programmate alla Primaria

Sono un’insegnante di Scuola Primaria, classe quinta. I genitori di un mio alunno DSA mi chiedono “bellicosamente” interrogazioni programmate per il loro figlio. Ma le domande che faccio quotidianamente in classe a tutti i bambini vertono su conoscenze di base e non sono valutate! (Es: “questa parola ti sembra un aggettivo o un nome?”, “che differenza c’è tra la forma di governo DEMOCRAZIA e MONARCHIA?”). È legittima la loro richiesta? La vogliono inserire nel PDP e intendono proprio che le maestre, per rivolgere qualsiasi domanda al bambino, debbano sempre scriverlo qualche giorno prima sul diario.

Definire nel PDP le interrogazioni programmate ha senso per rispondere a una situazione di criticità derivante da un eccessivo carico di verifiche formali, non coordinate tra i docenti.

Se non si riscontra nessuna situazione del genere e, soprattutto, se gli insegnanti adottano un sistema di valutazione basato su una continua e informale interazione con i bambini, non c’è nessun bisogno di inserire una voce come questa nel PDP.

Bisognerebbe far presente ai genitori che questo modo di esasperare i rapporti chiedendo sempre e comunque tutte le forme di tutela di cui hanno sentito parlare, che servano o non servano, può avere ricadute assai negative sul rapporto dei bambini con la scuola perché li riempie di paure e ansie, alimentando l’ossessione delle prestazioni, mentre avrebbero bisogno, al contrario, di un contesto sereno e rassicurante.

In ogni caso i contenuti del PDP sono definiti dalla scuola che fa bene, quando serve e prendendosi le proprie responsabilità educative, a dire anche dei no ai genitori. Fondamentale è garantire un corretto monitoraggio dei risultati, come previsto dalla L. 170/10 art. 5 c. 3

Obiettivi nel PDP: fino a che punto si possono personalizzare?

Db7

Chiedo se mi può dare indicazioni in merito alla compilazione del PDP per alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, in particolare per quello che riguarda la definizione degli obiettivi. Cosa significa “Individuazione di eventuali modifiche all’interno degli obiettivi disciplinari per il conseguimento delle competenze fondamentali”? Se un bambino con dislessia/discalculia frequenta la classe quarta, ad esempio, posso definire per lui obiettivi di classe terza?

Il DM 5669/11, decreto attuativo della L. 170, art. 4 comma 2, dice: «I percorsi didattici individualizzati e personalizzati articolano gli obiettivi, compresi comunque all’interno delle indicazioni curricolari nazionali per il primo e per il secondo ciclo, sulla base del livello e delle modalità di apprendimento dell’alunno e dello studente con DSA, adottando proposte di insegnamento che tengano conto delle abilità possedute e potenzino anche le funzioni non coinvolte nel disturbo».

Ossia: gli obiettivi sono sostanzialmente gli stessi (“all’interno delle indicazioni nazionali”) ma sono le modalità di insegnamento che vanno personalizzate. Ricordiamo infatti che il PDP dovrebbe descrivere quello che dovranno fare gli insegnanti, non quello che dovrà fare l’alunno. Ossia: come si insegna, non quanto si impara.

Ma per tutti gli alunni, non solo per i DSA, vale la regola che si insegna quello che si può imparare. Se un bambino è in quarta e non ha ancora raggiunto gli obiettivi di terza, ovviamente è su questi che dobbiamo lavorare. Questo non perché lo dice la Legge 170 ma perché l’apprendimento, volenti o nolenti, funziona così.

Compensare le verifiche scritte con l’orale.

Vorrei sapere se c’è un chiarimento normativo e quale, per gli alunni DSA, rispetto alla compensazione delle verifiche scritte con l’orale. Scritto e orale hanno due voti che fanno media? La mia idea è che molto spesso si confonde il concetto di compensazione con quello di recupero, a danno degli alunni.
Che ne pensate?

Si fa a volte confusione tra compensazione e recupero. Proviamo a fare chiarezza.
La principale norma di riferimento per il primo ciclo è il DL 62/17 art. 11 c. 10:
«Per la valutazione delle alunne e degli alunni con DSA certificato le istituzioni scolastiche adottano modalità che consentono all’alunno di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento conseguito, mediante l’applicazione delle misure dispensative e degli strumenti compensativi di cui alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, indicati nel piano didattico personalizzato».
Per il secondo ciclo rimane valido l’art. 6 c. 2 del DM 5669/11, dai contenuti sostanzialmente analoghi.
In sintesi la norma dice che l’alunno va valutato in modo che possa dimostrare quello che sa e sa fare senza essere penalizzato dal suo disturbo. Se chiedo a un ragazzo con DSA di scrivere su un foglio tutto quello che sa sulla fotosintesi clorofilliana e mi consegna il foglio in bianco, devo chiedermi se veramente non sa nulla su questo argomento o se non ha potuto esprimerlo per iscritto a causa del suo disturbo.
La compensazione consente di verificare, con una interrogazione orale successiva, ma anche con qualche domanda al volo, come stanno effettivamente le cose. E correggere il tiro, se necessario.
Se una prova scritta dà risultati negativi e una orale subito dopo (quindi senza possibilità di recuperare) positivi, significa chiaramente che la prima era stata sottoposta con modalità non adatte a lui: non va considerata e non può fare media. Non si tratta di un’agevolazione, ma un elementare atto di equità.
La compensazione non deve però dare al ragazzo l’idea che può non prepararsi per una verifica perché tanto poi gli viene data una seconda possibilità, perché in questo caso non si tratta più di compensazione, ma di recupero. Possibile anche questo, ovviamente, anzi sempre auspicato, ma è un’altra cosa e in questo caso la prima votazione va conservata e fa media.
Come distinguere la vera compensazione dal recupero? Il sistema migliore è verificare subito, o comunque appena possibile, con domande orali, non necessariamente con una vera interrogazione, se il compito scritto è andato male perché il ragazzo non ha studiato o non ha compreso l’argomento, oppure perché effettivamente è stato penalizzato dalla modalità di espressione scritta.
Ma non ha senso applicare la compensazione ad ogni verifica, altrimenti il rischio di deresponsabilizzare il ragazzo diventa molto alto. Una volta appurato che la verifica scritta non è adatta per lui, non ha senso continuare a riproporla allo stesso modo per tutto l’anno per poi dover compensare: si sostituisce con l’orale da subito, e basta.
Escluse ovviamente le materie che hanno effettivamente una valutazione distinta tra scritto e orale.

Interrogazioni programmate per i DSA

Ia12

Volevo un’informazione circa le interrogazioni/verifiche di un alunno DSA. Devono essere programmate? E gli argomenti dell’interrogazione/verifica, devono essere anticipati? Se sì, in base a quale normativa?

Le modalità di valutazione, comprese eventuale regolamentazione di tempi e frequenza delle interrogazioni, vanno definite del PDP di ogni specifico alunno con DSA, non esistono indicazioni standard uguali per tutti se non a livello generale. Veda in particolare l’art. 4 c. 2 del DM 5669/2011
« Le Istituzioni scolastiche adottano modalità valutative che consentono all’alunno o allo studente con DSA di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto, mediante l’applicazione di misure che determinino le condizioni ottimali per l’espletamento della prestazione da valutare – relativamente ai tempi di effettuazione e alle modalità di strutturazione delle prove – riservando particolare attenzione alla padronanza dei contenuti disciplinari, a prescindere dagli aspetti legati all’abilità deficitaria.»

Diagnosi di DSA molto datate e Esame di Stato.

Db6

Sono per la prima volta referente DSA nel mio istituto (scuola superiore) e ho bisogno di un confronto. Il Dirigente mi ha detto che le diagnosi in nostro possesso non devono essere molto datate, soprattutto in vista dell’esame di maturità, poiché è richiesto l’aggiornamento al cambio di ciclo. Abbiamo nello specifico diverse diagnosi dell’Azienda Sanitaria che risalgono a quando gli alunni erano alle scuole elementari; ho contattato gli specialisti che ritengono invece di non doverle aggiornare. È corretto? Al momento dell’Esame di Stato una diagnosi vecchia di oltre 10 anni può essere accettata?

L’accordo Stato-Regioni sulle certificazioni DSA del 2012 distingue tra certificazione e profilo di funzionamento. La certificazione non ha scadenza, tranne nei casi in cui venga esplicitamente indicata da chi l’ha rilasciata. Il profilo di funzionamento va aggiornato ad ogni passaggio da un ciclo scolastico all’altro; è però un’indicazione posta a tutela del soggetto e non va intesa come perdita di validità.
Nel caso specifico: ai fini dell’esame di Stato una certificazione di 10 anni prima, senza indicazione di scadenza, rimane valida anche se per la scuola è evidente che la sua utilità ai fini della progettazione educativa sarà purtroppo piuttosto modesta.

Lettura ad alta voce obbligatoria?

Ih5

In una classe c’è un alunno con DSA. Nel PDP è indicata come necessaria la lettura delle consegne da parte dell’insegnante durante le prove di verifica. Per la prova INVALSI la mamma chiede che non gli sia dato questo strumento compensativo, ma che l’alunno resti in classe con i compagni ed esegua la prova senza aiuto. Cosa si fa in questo caso?

Potete benissimo assecondare la mamma: tutte queste procedure vanno gestite con buon senso e flessibilità, senza creare problemi a nessuno.

Se l’alunno dovesse trovarsi in difficoltà, la prova non verrà conteggiata nella statistica della scuola e tutto finisce lì.

In futuro si suggerisce di essere meno rigidi nel PDP: si ricorre alla lettura dell’insegnante se l’alunno è in difficoltà, se la verifica è complessa, se c’è rischio elevato che non comprenda le consegne… non sempre e comunque, altrimenti diventa difficile sviluppare un efficace processo di autonomia.

Studente con discalculia ed Esame di Stato

Ig8

Un alunno con DSA, che ha come unica diagnosi discalculia, può usufruire all’esame di Stato del 2° ciclo di strumenti compensativi e prove speciali anche per i compiti di italiano e inglese?

Precisiamo intanto che agli esami di stato il candidato con DSA può usare strumenti compensativi ma non sono previste prove speciali. A meno che non intenda come tali l’adattamento dei testi necessario per poterli usare, ad esempio trasformare in digitale le prove per poter usare la sintesi vocale.
Gli strumenti compensativi ammessi sono quelli previsti nel PDP (v. OM annuale sugli esami) e non dipendono dalla diagnosi ma dalla convenienza del loro uso. È bene tenere presente quello che dicono le Linee Guida sui DSA del 2011 sugli strumenti compensativi: «sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo». Non vanno intesi pertanto come un’agevolazione ma come un atto di equità.
Non è la commissione che sceglie gli strumenti compensativi da usare all’esame ma, precedentemente, il Consiglio di Classe attraverso il PDP. La commissione può però rifiutarli nel caso non rispondano ai requisiti di legge, in particolare se ritiene rappresentino una facilitazione impropria.

Ricordiamo infine che la diagnosi di DSA non si può mai limitare alla formulazione sintetica (dislessia, discalculia ecc.) ma va espressa sempre in modo funzionale (v. Accordo Stato Regioni sulle certificazioni DSA del 2012). È sbagliato associare in modo rigido gli strumenti compensativi ai vari disturbi (ad esempio: per la dislessia c’è la sintesi vocale, per la discalculia la calcolatrice…) perché l’accostamento può essere solo funzionale: quello strumento, con quell’alunno, è efficace o non è efficace. Funziona o non funziona. Compensa o non compensa. E se veramente compensa nessuno può impedirne l’uso.