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La famiglia chiede la ripetenza dell’ultimo anno delle superiori

Studente con programmazione differenziata, classe V secondaria di II grado.
La famiglia chiede la permanenza e quindi la ripetenza dell’ultimo anno al fine di perseguire gli obiettivi del PEI inerenti all’autonomia personale e sociale. Cosa fare? Qual è l’iter da seguire? Decide il GLO o il Consiglio di classe? Occorre elaborare un progetto specifico? Se l’alunno non si presenta agli esami, viene automaticamente bocciato e ripete il V anno? Se viene ritirato da scuola prima della fine dell’anno scolastico, può iscriversi altrove?

La ripetenza (ossia la non ammissione all’esame) è decisa dal Consiglio di classe in base alla valutazione formale degli apprendimenti, che deve risultare pesantemente negativa anche se riferita agli obiettivi della sua programmazione differenziata. Il CdC è autonomo nella decisione, che deve risultare però coerente con tutto l’iter pregresso: com’erano i voti del primo quadrimestre? Se risultano talmente negativi da impedire l’ammissione all’esame, quali interventi ha deciso il CdC per affrontare il problema? Perché non sono stati ridotti gli obiettivi che non si riusciva a raggiungere?

In base al DL 62/17 i candidati con disabilità che non si presentano agli esami ricevono l’attestato dei crediti formativi e non possono ripetere l’anno.

L’eventuale ritiro da scuola va formalizzato entro il mese di marzo. Se lo studente continua a frequentare dopo quella data può essere valutato solo da questo CdC.

 

Diagnosi di DSA molto datate e Esame di Stato.

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Sono per la prima volta referente DSA nel mio istituto (scuola superiore) e ho bisogno di un confronto. Il Dirigente mi ha detto che le diagnosi in nostro possesso non devono essere molto datate, soprattutto in vista dell’esame di maturità, poiché è richiesto l’aggiornamento al cambio di ciclo. Abbiamo nello specifico diverse diagnosi dell’Azienda Sanitaria che risalgono a quando gli alunni erano alle scuole elementari; ho contattato gli specialisti che ritengono invece di non doverle aggiornare. È corretto? Al momento dell’Esame di Stato una diagnosi vecchia di oltre 10 anni può essere accettata?

L’accordo Stato-Regioni sulle certificazioni DSA del 2012 distingue tra certificazione e profilo di funzionamento. La certificazione non ha scadenza, tranne nei casi in cui venga esplicitamente indicata da chi l’ha rilasciata. Il profilo di funzionamento va aggiornato ad ogni passaggio da un ciclo scolastico all’altro; è però un’indicazione posta a tutela del soggetto e non va intesa come perdita di validità.
Nel caso specifico: ai fini dell’esame di Stato una certificazione di 10 anni prima, senza indicazione di scadenza, rimane valida anche se per la scuola è evidente che la sua utilità ai fini della progettazione educativa sarà purtroppo piuttosto modesta.

Studente con discalculia ed Esame di Stato

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Un alunno con DSA, che ha come unica diagnosi discalculia, può usufruire all’esame di Stato del 2° ciclo di strumenti compensativi e prove speciali anche per i compiti di italiano e inglese?

Precisiamo intanto che agli esami di stato il candidato con DSA può usare strumenti compensativi ma non sono previste prove speciali. A meno che non intenda come tali l’adattamento dei testi necessario per poterli usare, ad esempio trasformare in digitale le prove per poter usare la sintesi vocale.
Gli strumenti compensativi ammessi sono quelli previsti nel PDP (v. OM annuale sugli esami) e non dipendono dalla diagnosi ma dalla convenienza del loro uso. È bene tenere presente quello che dicono le Linee Guida sui DSA del 2011 sugli strumenti compensativi: «sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo». Non vanno intesi pertanto come un’agevolazione ma come un atto di equità.
Non è la commissione che sceglie gli strumenti compensativi da usare all’esame ma, precedentemente, il Consiglio di Classe attraverso il PDP. La commissione può però rifiutarli nel caso non rispondano ai requisiti di legge, in particolare se ritiene rappresentino una facilitazione impropria.

Ricordiamo infine che la diagnosi di DSA non si può mai limitare alla formulazione sintetica (dislessia, discalculia ecc.) ma va espressa sempre in modo funzionale (v. Accordo Stato Regioni sulle certificazioni DSA del 2012). È sbagliato associare in modo rigido gli strumenti compensativi ai vari disturbi (ad esempio: per la dislessia c’è la sintesi vocale, per la discalculia la calcolatrice…) perché l’accostamento può essere solo funzionale: quello strumento, con quell’alunno, è efficace o non è efficace. Funziona o non funziona. Compensa o non compensa. E se veramente compensa nessuno può impedirne l’uso.

I tempi aggiuntivi possono essere considerati strumenti compensativi?

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Per un alunno con Bisogni Educativi Speciali, il tempo in più durante le verifiche può essere considerato una misura compensativa anziché dispensativa? In questo modo si potrebbe applicarla anche agli esami?

Più che tra gli strumenti compensativi e le misure dispensative, il tempo in più nelle verifiche rientra tra le modalità di valutazione. Se la domanda è legata al fatto che, in base alla normativa, per gli alunni con BES individuati dalla scuola agli esami è possibile utilizzare strumenti compensativi ma non si può dispensare nulla. Ricordo che questo limite vale solo per l’esame di Stato. Nelle verifiche intermedie si può intervenire in modo molto più flessibile e personalizzare sia modalità che criteri di valutazione; nulla vieta che vengano dati tempi aggiunti anche agli alunni con BES, o che vengano adattate le prove, o che si tenga conto maggiormente dei progressi o degli sforzi.

La normativa parla sempre di “strumenti” compensativi, mentre sono “misure” solo quelle dispensative. Ricordo la definizione che si trova nelle Linee Guida DSA del 2011: «Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria».
Considerare “strumenti didattici o tecnologici” dei tempi aggiuntivi è una forzatura che all’esame può essere contestata dal presidente di commissione.

Il docente di sostegno partecipa anche alla fase della valutazione?

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Il docente di sostegno, per quel che riguarda lo studente con disabilità, può partecipare anche alla fase della valutazione, dopo la fine del colloquio, oppure no?

L’azione di supporto prevista da parte di insegnanti di sostegno e altri esperti esterni riguarda “la predisposizione, lo svolgimento e la correzione delle prove d’esame” (DL 62/17 art. 20 c 3). La valutazione è di competenza della sola commissione.

Studente con disabilità assente all’esame per motivi di salute.

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Uno studente con disabilità non si presenta all’esame a causa di un intervento chirurgico e forse non potrà sostenere neppure le prove suppletive. Segue un percorso ordinario e avrebbe potuto conseguire un normale diploma. Dobbiamo per forza dargli l’attestato?

Se è assente per motivi di salute si attivano le sessioni suppletive. Se non si presenta neppure a quelle l’esame non è superato ma non si rilascia l’attestato dei crediti formativi.

Le norme (DL 62/17) non considerano espressamente questo caso ma sembra evidente che se il candidato è assente all’esame per causa di forza maggiore (documentata) e non per sua scelta, va considerato come un qualsiasi altro candidato nella stessa situazione, e non si può imporre di concludere il percorso scolastico con un attestato perché sarebbe un caso evidente di discriminazione diretta (L. 67/2006 art. 2 c. 2) essendo trattato in modo meno favorevole degli altri a causa della sua disabilità.

Dispensa dalle lingue straniere scritte in caso di disabilità.

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La dispensa dalle lingue straniere scritte è possibile in caso di disabilità conservando la validità dell’esame?

Si può fare se il Consiglio di Classe ritiene che una valutazione solo orale, che sostituisce anche gli scritti, possa essere considerata equipollente in relazione allo specifico indirizzo di studi.
Si applicano sostanzialmente criteri analoghi per la dispensa dalle prove scritte degli studenti con DSA: in genere è ammessa ma se siamo, ad esempio, in un liceo linguistico, tecnico per il turismo o simile è difficile dimostrare che si possa seguire un percorso veramente equipollente senza saper scrivere nulla in lingua straniera. Ma in ogni caso decide il Consiglio di Classe.

Certificato medico per poter andare in bagno.

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Per l’Esame di Stato, in una quinta superiore, ragazzo con Sindrome di down, programmazione differenziata e personalizzata (L.104/92) la scuola chiede alla famiglia di produrre un certificato medico che riporti che il ragazzo deve fare delle pause, es. per andare in bagno, durante le prove d’esame. È corretto?

È una richiesta ingiustificata.

In base al DL 62/17 art. 20 c. 2 ” Il consiglio di classe stabilisce la tipologia delle prove d’esame e se le stesse hanno valore equipollente all’interno del piano educativo individualizzato.

Stabilire la tipologia delle prove significa poter modificare non solo i contenuti ma anche le modalità di somministrazione ed è di sicuro possibile inserire delle pause se necessario, anche considerando che non c’è da rispettare il vincolo dell’equipollenza.

Si possono di organizzare le prove separatamente rispetto alla classe?

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Esame di stato di maturità per un ragazzo con disturbo autistico a cui verrà rilasciato un attestato dei crediti formativi. Si può decidere di organizzare diversamente le prove, anche in momenti diversi, o devono per forza essere sostenute assieme al resto della classe?

Gli studenti che seguono una programmazione differenziata possono sostenere l’esame di stato con molta flessibilità, in base ai loro bisogni e alle loro caratteristiche. È opportuno che sostengano le tre prove scritte ma non necessariamente in tre giorni diversi, contemporaneamente ai compagni.

Il Consiglio di Classe dà delle indicazioni nel documento del 15 maggio, la decisione finale spetta alla commissione d’esame.

Può scrivere il tema con il supporto dell’insegnante di sostegno?

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Un candidato con programma differenziato può utilizzare le tracce di italiano per fare un tema (anche pensieri), fortemente aiutato dall’insegnante di sostegno?

Le prove d’esame degli alunni con disabilità sono definite dalla commissione in base alla documentazione fornita dal CdC e in linea con il PEI e le modalità di valutazione in esso previste (DL 62/17 art. 20 c. 2). Se si dà per assodato che le prove non saranno equipollenti, non c’è nessun limite alla loro personalizzazione.

In questi casi un modo possibile di sostenere le prove è quello che si basa su un’autonomia parziale e prevede quindi la possibilità che lo studente venga sostenuto in vario modo in alcune fasi della produzione, mentre in altre sarà in grado di procedere da solo. È del resto una modalità operativa molto utilizzata nei confronti di persone con disabilità, in contesti di inserimento lavorativo ad esempio, quando l’autonomia assoluta non è ipotizzabile. Ricordo che anche l’attestato dei crediti formativi va redatto applicando considerazioni di questo tipo: «ha dimostrato di possedere, in relazione al percorso degli studi seguito, le seguenti conoscenze, competenze e capacità …. se…. » Si veda al riguardo la CM 125 del 2001.

Suggerisco però possibilmente di specificare prima il tipo di aiuto che verrà fornito (ad es. lettura guidata e spiegazione delle consegne, supporto nella redazione di una possibile scaletta espositiva ecc.) evitando quelli troppo generici e incondizionati che rischierebbero di far perdere senso e dignità alla sua prova d’esame.