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Quali parte del PEI vanno compilate nei tre incontri del GLO?

Quali sono le tempistiche di compilazione delle varie aree del nuovo pei da effettuare nei tre incontri durante l’anno scolastico?

Le sezioni da 1 a 10 vanno compilate tutte all’inizio dell’anno scolastico, a parte ovviamente quelle che non sono previste, come la 3 se non c’è, neppure richiesto al comune, il progetto individuale o la 10 nelle classi in cui non si rilascia questa certificazione.
Non si compilano le parti che si trovano alla fine delle sezioni 5, 7, 8 dedicate alla “verifica conclusiva degli esiti” che rientrano appunto nella verifica finale.

Nell’incontro intermedio si affrontano le sezioni (sempre quelle da 1 a 10) in cui il GLO ritiene necessario intervenire, per correggere o integrare.

Nell’incontro di verifica finale si compilano le parti delle sezioni 5, 7 e 8 dedicate alla “verifica conclusiva degli esiti” e l’intera sezione 11.

Che differenza c’è PEI ordinario e PEI individualizzato?

Mio figlio andrà in terza media e io ho capito che una differenza sostanziale tra i diversi tipo di PIE ci sarà solo quando andrà alle superiori. Ma la scuola di mio figlio insiste a dire che lui segue una programmazione didattica ordinaria, mentre io sono sicura di aver firmato per una individualizzata.

Il PEI è sempre individualizzato, non a caso la sigla PEI significa proprio “Piano Educativo Individualizzato”.

Si parla di PEI con percorso ordinario solo alle superiori, contrapposto a PEI con percorso differenziato con il quale si perde la validità del titolo di studio che invece non è mai in discussione nel primo ciclo (scuola primaria e sec. di 1° grado). V. Linee Guida nuovo Pei pag. 38/39.

Ma non esiste ovviamente un unico modo di individualizzare: si può farlo in tanti modi, con maggiore o minore differenza rispetto alla progettazione della classe, adattando tutte le materie o solo alcune, intervenendo su tutti gli aspetti dell’apprendimento (contenuti, strategie didattiche, strumenti alternativi, modalità di insegnamento, modalità di verifica, criteri di verifica ecc.) o solo su alcuni.

Quando ci sono divergenze su questi temi, vere o supposte, è sempre bene fare uno sforzo per condividere il significato dei termini usati, senza accontentarsi di etichette sintetiche, dall’incerto significato. Il PEI serve anche a questo, e il GLO è il momento migliore per farlo.

Possiamo descrive, oltre ai punti di forza, anche quelli di debolezza?

Nella sez. 4 è possibile descrivere, oltre ai punti di forza delle varie dimensioni, anche i punti deboli dai quali partire per progettare interventi educativi e didattici?

I punti di forza sono importanti perché possono avere una funzione strategica determinante per una gestione efficace degli interventi. Interventi che certamente sono finalizzati a superare le criticità, ma che per arrivare al successo hanno bisogno di solide basi di appoggio ed è tra i punti di forza che, si spera, possiamo individuarle.

Si possono indicare anche punti di debolezza, indicando però anche le strategie che si intende applicare per superarli.

Codice sostitutivo personale

Sul frontespizio dei nuovi modelli di pei, sotto la voce bambino/a, c’è uno spazio dove inserire il codice sostitutivo personale. Quale codice bisogna inserire in tale spazio?

È un codice alfanumerico deciso dalla scuola che si può usare per produrre delle versioni anonime del PEI, senza nomi e altri riferimenti personali, per avere copie di lavoro duplicabili e conservabili con maggiore libertà. Non è obbligatorio metterlo.

Può essere che nella versione digitale del PEI venga fornito automaticamente.

Se si pensa di avvalersene, solo la versione ufficiale del PEI, quella con le firme, sarà completa, mentre le eventuali copie saranno identificate solo attraverso questo codice.

Vale la pena fargli frequentare tutti i 5 anni se non prenderà il diploma?

Buongiorno. Mio figlio tra pochi giorni inizierà il 3° anno di una Scuola Secondaria di 2°. Segue un programma differenziato (ADHD, EPILESSIA, RITARDO). Siamo a un livello di un bambino di 2^/3^ elementare, un po’ perché lui non ha voglia e un po’ perché ha pochissima memoria. Mi spiego meglio: quello che gli interessa se lo ricorda benissimo, di conseguenza l’insegnante di sostegno non spinge più di tanto. Il Dirigente scolastico mi ha detto fin dall’inizio che comunque non avrà un diploma. Vorrei sapere se vale la pena, per la sua crescita personale, fargli frequentare i 5 anni, oppure sospendere prima. Grazie e buona giornata.

Se segue una programmazione differenziata, ma soprattutto se siamo a livello di 2^/3^ elementare, non può conseguire il diploma. Questo non significa assolutamente che non possa imparare, definendo per lui obiettivi concreti di autonomia e crescita personale su cui lavorare, sviluppando le sue potenzialità.

Non fa perché non ne ha voglia? Non esiste!

La “voglia” va sviluppata e potenziata, proponendo attività significative, partendo da quello che gli interessa e che ricorda benissimo.

L’insegnante di sostegno “deve” spingere. Tutti gli insegnanti “devono” spingere!

Adagiarsi adesso può avere per il suo futuro conseguenze molto negative.

Non si va a scuola per il diploma, ma per crescere e imparare. Per la sua crescita personale vale di sicuro la pena fargli frequentare la scuola, ma deve essere una scuola che funzioni davvero.
Provi a spingere anche lei. I genitori fanno parte del GLO e possono vigilare che il PEI preveda effettivamente obiettivi seri, efficaci e significativi.

Fuori o dentro l’aula?

In caso di 104 non grave e senza problemi comportamentali, l’assistente educativo può portare l’alunno fuori dall’aula durante le lezioni? La famiglia si può rifiutare di fare uscire il ragazzo anche con l’insegnante di sostegno o lo decide la scuola? Mio figlio ha sempre lavorato in classe alla scuola Primaria ed usciva solo per essere più tranquillo nei compiti in classe; pare che alla Secondaria sia prassi uscire anche per le lezioni. Cosa dice la normativa? 

La normativa non entra nel merito di queste scelte e lascia decidere le singole scuole in base al principio della flessibilità didattica. Ma questo non significa arbitrio: queste decisioni vanno condivise e formalizzate nel PEI, alla cui redazione partecipano anche i genitori, e assunte in base a un progetto che deve essere sempre riferito all’effettiva convenienza della scelta, rapportata all’alunno, ovviamente, non agli insegnanti. Ricordiamo che convenienza significa confronto tra vantaggi e svantaggi, e va sempre verificata.
Cosa fa l’alunno quando esce? Cosa fanno i compagni? L’insegnante di classe sa cosa sta facendo l’alunno fuori? È un suo alunno anche quello, è bene ricordarselo. E l’insegnante di sostegno o l’educatore sanno cosa sta facendo la classe? Hanno deciso come concretamente raccordare le due attività?
Può aver senso se si esce per uno scopo non semplicemente perché è previsto dall’orario settimanale.
Ricordo che la L. 104, art. 12 c. 2 dice che è garantito (ossia assicurato) il diritto all’istruzione degli alunni con disabilità nelle “classi”, non genericamente nelle scuole. Far sistematicamente uscire dalla classe gli alunni con disabilità rappresenta nei fatti una violazione di questa legge.

Si vedano anche le Linee Guida del nuovo PEI a pag. 50.

Il ruolo dell’insegnante di sostegno nella valutazione

Che ruolo ha l’insegnante di sostegno rispetto alla valutazione dell’alunno disabile nelle verifiche. Il voto lo stabilisce unicamente il curricolare o va concordato con l’insegnante di sostegno? Quanto può intervenire il sostegno nella valutazione?

La responsabilità della valutazione disciplinare è del docente curricolare, e questo vale per tutti gli alunni. In caso di disabilità tutte le procedure di valutazione possono essere personalizzate: modalità di verifica, preparazione delle prove e loro somministrazione, definizione dei criteri di valutazione nonché ovviamente (ma è solo l’ultima fase di un percorso) correzione e valutazione. È molto probabile che l’insegnante di sostegno abbia un ruolo, più o meno rilevante, in alcuni o in tutti questi momenti del processo, ma non si può definire a priori quale sia, essendo troppe e troppo varie le possibili situazioni, personali e di contesto.

La soluzione migliore è sempre quella di concordare tutto prima, in particolare di definire assieme i criteri: una volta decisa la verifica da proporre, personalizzata o uguale a quella degli altri, cosa deve produrre l’alunno per dire che la prestazione è sufficiente (sei)? E per gli altri voti? Definendo chiaramente assieme una griglia di questo tipo, i successivi rischi di conflitti o discussioni saranno molto ridimensionati.

Sempre fuori per “recuperare”

Ab2

Mi serve un chiarimento normativo ma anche il ragionamento logico che c’è dietro al portare spessissimo fuori di classe mio figlio, terza media, con 104 e sostegno di 8 ore per disturbo del linguaggio e attenzione. 
Viene molto spesso portato fuori dalla classe, non perché disturbi perché non è affatto il suo problema, ma per fare “recupero”. Peccato che vada fuori, per esempio, a fare matematica quando in classe c’è scienze e quindi questo comporta che poi deve recuperare, da solo e senza spiegazioni, le pagine fatte in classe e quindi con doppia fatica. Mai che arrivi ad esempio una mappa o un lavoro specifico fatto in classe su quanto studiato. Le mappe, infatti, sono sempre un nostro onere!
In più, cosa già fatta presente a scuola, nello specifico di matematica e geometria lui lavora a casa con tutor e quindi non ne vedo l’esigenza.

Tutti gli interventi didattici personalizzati che si attivano a scuola devono essere progettati e condivisi e vanno quindi evitate, in ogni caso, iniziative personali e improvvisate. 
Solo in questo modo possiamo garantire la necessaria flessibilità (perché se serve qualche volta si può anche uscire dalla classe, non deve essere un tabù) ma anche la qualità della didattica ossia, prima di tutto, la verifica dei risultati. 
Ed è ovvio che se al ragazzo si offre qualcosa in più con una lezione individualizzata, non lo si deve penalizzare facendolo assentare dalla lezione in aula senza predisporre nessun intervento correttivo. 
Il ragazzo non esce dalla classe perché l’ha deciso l’insegnante di sostegno, ma perché così è stato definito nel PEI, tutti assieme e con il consenso dei genitori. Queste procedure vanno difese con i denti perché non sono formalismi ma garanzie di qualità.

Chi deve predisporre i materiali accessibili per un alunno non vedente?

Gk8

Sono la mamma di un bambino non vedente di 10 anni che frequenta la quarta elementare. Il maestro di sostegno di mio figlio mi ha detto che non può preparare materiale accessibile e programmare bene ed in anticipo le lezioni perché gli è stata data solo un’ora di programmazione e che pertanto programma e condivide con le altre insegnanti (“Anche loro non possono fare di più perché hanno cose urgenti e indispensabili”) dieci minuti prima delle lezioni. Potrebbe dirmi per contratto quante ore sono previste alla primaria per attività di programmazioni e didattica non frontale e a quale normativa devo fare riferimento per potere far valere i diritti di avere materiale adattato ed accessibile ed esigere di capire come svolgono il programma, visto che ad oggi è il caos?

Gli insegnanti della primaria, compresi quelli di sostegno, hanno 2 ore settimanali di programmazione oltre a quelle extra insegnamento previste per tutti gli ordini di scuola.
Ma il problema non va posto in questi termini. Il bambino ha diritto ad avere il materiale didattico che gli serve, definito nel PEI. Punto. 
Come si organizzano gli insegnanti, quando lo preparano, nelle ore di programmazione o in altre, a scuola o a casa di notte, non riguarda i genitori. Il materiale di suo figlio è urgente e indispensabile quanto quello degli altri alunni e va in ogni caso predisposto. 
Consigliamo di evitare discussioni su questi temi con gli insegnanti e rapportarsi con la scuola, ossia con il dirigente o un suo delegato. Lasci perdere il contratto degli insegnanti e punti sul PEI. Quello che la scuola si è impegnata a fare, lo deve fare.

Stesso PEI dell’anno precedente

Cb5

Può un’insegnante di sostegno riproporre lo stesso PEI dell’anno precedente, giustificandosi che mio figlio, disabile grave con 104 comma 3, pur facendo progressi li fa molto lentamente? Siamo in quinta Primaria.

Assolutamente no. 
Il PEI non contiene solo obiettivi da raggiungere ma anche strategie, interventi didattici, relazioni, contesti, spazi, strumenti, persone che fanno delle cose, in certi orari, in certi luoghi. Impossibile che tutto sia rimasto uguale da un anno all’altro.

Se i progressi sono scarsi, un motivo in più per riflettere su quello che si sta facendo, vedere cosa non ha funzionato, cosa si poteva fare meglio ecc.

Trovo grave e scorretto riproporre lo stesso identico PEI. Certamente è possibile riproporre alcuni obiettivi dell’anno precedente, se non raggiunti, ma riflettendoci sopra e aggiustando il tiro rispetto agli interventi, mai in modalità fotocopia.

L’insegnante di sostegno deve essere sempre seduto al suo fianco?

Hb1

Mia figlia, prima media, ha la 104, comma 1, e 9 ore di sostegno. In questo periodo vorrebbe lavorare in autonomia, e quando l’insegnante di sostegno si avvicina lei le dice che preferisce lavorare da sola.
Oggi mi hanno contattata da scuola e mi hanno detto che non si può, e che devo convincere mia figlia a lavorare con la professoressa di sostegno seduta vicino a lei
Durante l’ultimo colloquio che ho avuto con gli specialisti dell’ASL mi hanno è stato detto che siccome c’era un miglioramento documentato dai test, il sostegno doveva essere orientato sull’autonomia, anche potenziando l’uso di strumenti. Il GLO non è stato fatto, e non si sa quando si farà. In questo periodo mia figlia a scuola lavora e si impegna tanto, anche sbagliando, e va a scuola felice.
È vero che non si può fare sostegno senza stare seduti vicino? Se un ragazzo si trova a disagio ad avere una persona sempre accanto, cosa sarebbe giusto fare?
Io, conoscendo mia figlia, ho provato a dare dei consigli all’insegnante di sostegno, ma mi ha risposte che su queste cose decide la scuola.

Questi problemi vanno affrontati assieme nel GLO ed è importante che venga convocato prima possibile.

Un insegnante di sostegno deve sempre puntare all’autonomia, anche se un alunno non lo chiede in modo così esplicito. Fare un passo indietro e lasciare che il ragazzo faccia da solo non significa rinunciare al proprio ruolo perché in ogni caso l’insegnante c’è, vigila e dà sicurezza intervenendo in modo discreto durante il processo di apprendimento, ma anche prima aiutando a predisporre il contesto necessario per rendere possibile il successo formativo.

In ultima analisi, l’insegnante di sostegno è uno che deve operare per poi scomparire, e rendere superfluo il proprio lavoro.

Sulla definizione degli obiettivi minimi.

Ia11

Mi piacerebbe sapere se è corretto che il docente curriculare nella propria programmazione disciplinare possa NON definire gli obiettivi minimi per tutti e quindi, anche quelli per l’alunno disabile, ma faccia riferimento agli obiettivi minimi stabiliti nel dipartimento. Gli obiettivi minimi non vanno calati nella singola classe e quindi stabiliti alla luce delle caratteristiche di quest’ultima? O sono generali e quindi uguali per tutte le classi?

Nessuna norma lo vieta, anche se la decisione finale spetta al consiglio di classe e va esplicitata, materia per materia, nella sezione 8 del PEI. Ricordiamo però che la personalizzazione della valutazione, a cui l’alunno con disabilità ha diritto anche quando segue una programmazione che porta al conseguimento del titolo di studio, non riguarda solo i contenuti, ossia gli obiettivi da valutare, ma anche le modalità e i criteri che vanno sempre definiti nel PEI. 

Modalità: come si valuta se gli obiettivi sono stati raggiunti e riguardano il tipo di verifica, la modalità di somministrazione delle prove, i tempi assegnati, l’uso di strumenti compensativi, supporti e facilitazioni per un’autonomia parziale, adozione di prove diverse verificare il raggiungimento degli stessi obiettivi (ossia equipollenti) ecc.

Criteri: indicano quale risultato è ritenuto adeguato affinché la prova o verifica sia superata, specificando anche la prestazione assegnata ai voti numerici e quali elementi aggiuntivi andranno considerati (ad esempio: valorizzare lo sforzo, tenere maggiormente in considerazione alcune prestazioni rispetto ad altre…).

Ex DSA ora con sostegno: quale PEI?

Cb4

Sono un’insegnante di sostegno di una scuola superiore di 2° grado e mi è stato assegnato uno studente che negli anni scorsi era certificato come DSA. Quest’anno gli è stato assegnato il sostegno con la seguente diagnosi: “Funzionamento cognitivo borderline (Q01). Disturbo specifico degli apprendimenti di scrittura e calcolo F81.1- F 81.2.” 
Nella compilazione del PEI, con una simile diagnosi, devo considerare obbligatoriamente misure e strumenti validi per un alunno con DSA (es. esonero dalla prova scritta nelle lingue straniere)?

Non c’è nulla di obbligatorio.
Un quadro clinico di questo tipo è simile a quello dei DSA per cui molte delle strategie e personalizzazione che si attivano di solito con loro vanno bene anche in questo caso.
È possibile anche la dispensa dalle prove scritte perché di fatto rientra nel più generale concetto di prove equipollenti, sempre ammesse per gli studenti con disabilità. Ricordiamo infatti che per gli alunni con DSA, in caso di dispensa, c’è l’obbligo di sostituire le prove scritte con prove orali alternative idonee a valutare l’acquisizione di analoghe competenze ossia, di fatto, prove equipollenti (DM 5669/2011).
Se effettivamente le prove scritte di lingua straniera rappresentano un ostacolo insormontabile, potete intervenire in questo modo ma se il problema non sussiste, o è facilmente superabile con modeste personalizzazioni sui criteri o metodi di valutazione, tanto meglio.

PEI e Piano di Studi Personalizzato

Cd1

Vorrei avere dettagli su quanto dice la normativa in merito alla distinzione tra il PEI (Piano Educativo Individualizzato) e il PSP (Piano di Studi Personalizzato) da redigere per gli alunni con disabilità: da quello che leggo sono due documenti distinti ed entrambi obbligatori.

Più che distinti sono diversi.

Il PSP, Piano di Studi Personalizzato, è previsto dalla riforma Moratti (L. 53/03 art. 2 punto L): «i piani di studio personalizzati, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, contengono un nucleo fondamentale, omogeneo su base nazionale, che rispecchia la cultura, le tradizioni e l’identità nazionale, e prevedono una quota, riservata alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse, anche collegata con le realtà locali.»

Le modalità di definizione del PSP sono lasciate all’autonomia scolastica ma è assodato che il PSP non va necessariamente redatto per ciascun alunno in quanto il termine “personalizzato” si riferisce alle strategie che il Consiglio di Classe intende attivare per consentire a tutti di raggiungere il successo formativo.

La loro redazione non è in particolare obbligatoria per gli alunni che hanno già un loro documento di programmazione specifico, PEI ma anche PDP.

Alcune pubblicazioni o siti internet affermano il contrario, ma i riferimenti normativi apportati (L.53 art. 2 /L copiato qui sopra) non sono assolutamente convincenti. La qualità dell’integrazione non migliora scrivendo tante carte e un PEI ben fatto è più che sufficiente.

Nel PEI di mio figlio non vengono riportate le difficoltà del comportamento né le strategie usate per aiutarlo.

Hi1

Nel PEI di mio figlio non vengono riportate le difficoltà del comportamento né le strategie usate per aiutarlo, non si parla proprio di questo anche se mio figlio fa un percorso riabilitativo educativo comportamentale ABA , per ciò io non volevo firmarlo visto che al mio parere è incompleto. Cosa succede se genitori non firmano il PEI? Arriverà al dirigente il fatto che genitori non firmano? Quali sono passo da fare dopo?

Se i genitori non firmano il PEI non ci sono conseguenze garantite: può essere che non succeda nulla e per questo conviene sempre spiegare i motivi di questa decisione facendoli inserire formalmente nel verbale del GLO o, meglio ancora, in un documento specifico inviato al dirigente.

Da considerare se voi genitori avete partecipato alla redazione del PEI, come prevede la normativa vigente, e se ne siete stati esclusi. Nel secondo caso vanno segnalati ovviamente anche gli aspetti procedurali e i vizi di forma, oltre ai contenuti.

Nel nuovo modello ministeriale di PEI sono previsti spazi appositi per definire gli interventi attivati per i problemi comportamentali e qualcosa dovrebbe cambiare anche rispetto a questi aspetti. Fondamentale è il momento della verifica finale: il PEI va valutato in base ai risultati effettivamente conseguiti, non solo guardando quello che è scritto o non è scritto. La verifica finale è di competenza del GLO e vanno quindi convocati anche i genitori.