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Può un solo docente decidere la programmazione differenziata?

In vista della redazione del nuovo Pei, e dovendo procedere ad un incontro informativo a tutti i colleghi del Collegio, ho un dubbio riguardante la tipologia di programmazione che il cdc propone alla famiglia per uno studente di scuola secondaria superiore.
Poichè nel nostro ordinamento (come ben specificato nelle linee guida) basta una singola “non conformità” in una disciplina per precludere il conseguimento del diploma mi chiedo:
Nel caso limite che UN solo docente NON sia d’accordo per una programmazione curriculare ed insista a proporre nella sua disciplina una programmazione differenziata, come procede il CDC? Si decide a maggioranza? Quali criteri si seguono? Ed il docente deve poi adeguarsi alla decisione del cdc?

Per passare alla programmazione differenziata serve una formale proposte del consiglio di classe e la successiva esplicita approvazione dei genitori.

Il CdC decide a maggioranza, come sempre, non è richiesta nessuna unanimità.

È vero che se anche per una sola materia è stata decida la programmazione differenziata tutto il percorso diventa differenziato, ma questo non significa assolutamente che decida un unico insegnante. Come dire che alla fine dell’anno se un insegnante dice che uno studente è insufficiente nella sua materia è automaticamente respinto. Non è ovviamente così! Sulla promozione decide tutto il consiglio di classe, non solo lui.

Se effettivamente le difficoltà di un alunno con disabilità sono concentrate in una sola materia, non si passerà alla differenziata: sarà sostenuto, recupererà, avrà dei debiti, nella peggiore delle ipotesi ripeterà un anno (come i compagni, del resto) ma andrà avanti negli studi e uscirà con un diploma.

Che differenza c’è PEI ordinario e PEI individualizzato?

Mio figlio andrà in terza media e io ho capito che una differenza sostanziale tra i diversi tipo di PIE ci sarà solo quando andrà alle superiori. Ma la scuola di mio figlio insiste a dire che lui segue una programmazione didattica ordinaria, mentre io sono sicura di aver firmato per una individualizzata.

Il PEI è sempre individualizzato, non a caso la sigla PEI significa proprio “Piano Educativo Individualizzato”.

Si parla di PEI con percorso ordinario solo alle superiori, contrapposto a PEI con percorso differenziato con il quale si perde la validità del titolo di studio che invece non è mai in discussione nel primo ciclo (scuola primaria e sec. di 1° grado). V. Linee Guida nuovo Pei pag. 38/39.

Ma non esiste ovviamente un unico modo di individualizzare: si può farlo in tanti modi, con maggiore o minore differenza rispetto alla progettazione della classe, adattando tutte le materie o solo alcune, intervenendo su tutti gli aspetti dell’apprendimento (contenuti, strategie didattiche, strumenti alternativi, modalità di insegnamento, modalità di verifica, criteri di verifica ecc.) o solo su alcuni.

Quando ci sono divergenze su questi temi, vere o supposte, è sempre bene fare uno sforzo per condividere il significato dei termini usati, senza accontentarsi di etichette sintetiche, dall’incerto significato. Il PEI serve anche a questo, e il GLO è il momento migliore per farlo.

Al quinto anno la famiglia non accetta più la programmazione differenziata.

Se la famiglia di uno studente con disabilità al quinto anno non accetta la proposta del consiglio di classe di mantenere una programmazione differenziata, e chiede quindi che il ragazzo passi alla programmazione della classe per poter accedere all’esame di stato, può il consiglio di classe chiedere che ragazzo recuperi i debiti degli scorsi anni? 

Solo al primo anno la famiglia può respingere la programmazione differenziata, negli anni successivi solo il Consiglio di classe può deliberare, se ritiene ci siano le condizioni, il passaggio a un percorso ordinario.
La questione è stata recentemente chiarita con il DM 182/20, in particolare nelle linee guida allegate.

Si veda in particolare a pag. 38 delle Linee Guida:

«La prima applicazione della programmazione differenziata richiede una formale proposta del Consiglio di classe ai genitori, che successivamente deve essere concordata con loro: essi possono rifiutarla e in questo caso saranno somministrate in tutte le discipline delle prove equipollenti, ossia valide secondo l’ordinaria progettazione dell’indirizzo di studi frequentato, anche se andranno comunque garantite le attività di sostegno e continueranno ad essere applicate tutte le personalizzazioni ai metodi di valutazione indicati nel riquadro 8.2. […]
Negli anni successivi la continuazione del percorso differenziato viene considerata automatica, salvo diversa decisione del Consiglio di classe, anche derivante da motivata richiesta della famiglia. »

E ancora, a pag. 43:

«A tutte le considerazioni fatte fin qui si collega anche il problema del “passaggio da PEI differenziato a PEI semplificato”. La “procedura” con la quale alcune famiglie chiedono questo passaggio solo nell’ultimo anno, con esiti spesso paradossali e con frequente insorgenza di contenzioso, è una grave criticità e una stortura più e più volte segnalata dalle istituzioni scolastiche. Infatti è del tutto evidente che sostenere un esame con prove equipollenti sulla base di un PEI “semplificato” significa che tali prove debbono essere costruite in modo tale da poter accertare il raggiungimento, sia pur a livello essenziale, di competenze e risultati / obiettivi di apprendimento di un intero percorso scolastico, e non dell’ultimo anno. Un raggiungimento che non può avvenire nell’arco del solo ultimo anno, se negli anni precedenti il percorso non è stato conforme a quello ordinario.
Pur tuttavia, è sempre ammessa la possibilità di rientrare in un percorso ordinario, qualora lo studente superi prove integrative, in apposita sessione, relative alle discipline e ai rispettivi anni di corso duranti i quali è stato seguito un percorso differenziato.»

Vale la pena fargli frequentare tutti i 5 anni se non prenderà il diploma?

Buongiorno. Mio figlio tra pochi giorni inizierà il 3° anno di una Scuola Secondaria di 2°. Segue un programma differenziato (ADHD, EPILESSIA, RITARDO). Siamo a un livello di un bambino di 2^/3^ elementare, un po’ perché lui non ha voglia e un po’ perché ha pochissima memoria. Mi spiego meglio: quello che gli interessa se lo ricorda benissimo, di conseguenza l’insegnante di sostegno non spinge più di tanto. Il Dirigente scolastico mi ha detto fin dall’inizio che comunque non avrà un diploma. Vorrei sapere se vale la pena, per la sua crescita personale, fargli frequentare i 5 anni, oppure sospendere prima. Grazie e buona giornata.

Se segue una programmazione differenziata, ma soprattutto se siamo a livello di 2^/3^ elementare, non può conseguire il diploma. Questo non significa assolutamente che non possa imparare, definendo per lui obiettivi concreti di autonomia e crescita personale su cui lavorare, sviluppando le sue potenzialità.

Non fa perché non ne ha voglia? Non esiste!

La “voglia” va sviluppata e potenziata, proponendo attività significative, partendo da quello che gli interessa e che ricorda benissimo.

L’insegnante di sostegno “deve” spingere. Tutti gli insegnanti “devono” spingere!

Adagiarsi adesso può avere per il suo futuro conseguenze molto negative.

Non si va a scuola per il diploma, ma per crescere e imparare. Per la sua crescita personale vale di sicuro la pena fargli frequentare la scuola, ma deve essere una scuola che funzioni davvero.
Provi a spingere anche lei. I genitori fanno parte del GLO e possono vigilare che il PEI preveda effettivamente obiettivi seri, efficaci e significativi.

Un percorso scolastico differenziato può nuocere al futuro lavorativo degli studenti con disabilità?

Vorrei sapere perché un percorso scolastico differenziato potrebbe nuocere all’inclusione scolastica, al futuro lavorativo e quindi anche sociale della persona con disabilità. Non si devono pari opportunità, agli alunni con disabilità, anche cognitive? Qual è il vero senso della partecipazione in una classe se poi si deve essere indirizzati al percorso differenziato che non garantirà nulla? In tal caso i genitori si preoccupano a tal punto da sperare in più ripetenze, ma senza una garanzia di riuscita. Questo, per gli alunni, può essere uno stress aggiuntivo alle difficoltà emotive dovute a varie situazioni legate alla disabilità. Naturalmente il post non vuole esprimere atteggiamenti di protezione o, peggio, pietistici verso i ragazzi.
Mi chiedo però qual è il senso delle tutele e delle liste speciali, ai fini di un inserimento lavorativo mirato, quando il ragazzo non ha potuto conseguire la maturità.
L’integrazione scolastica e sociale non può prescindere dal chiarimento di questi aspetti.

Il diploma rilasciato nella scuola di 2° grado ha valore legale e attesta il possesso di competenze spendibili nel mercato di lavoro. Se queste competenze non sono state raggiunte il diploma non può essere rilasciato senza dichiarare il falso.

Compito della scuola è sviluppare al massimo, in tutti i campi, le potenzialità dello studente con disabilità per portarlo seriamente a una vita futura autonoma anche dal punto di vista lavorativo. Tante esperienze dimostrano che questo si può fare anche senza diploma di Scuola Secondaria di 2° grado.

Tuttavia va assolutamente combattuta l’idea che il percorso scolastico senza diploma sia un’inutile perdita di tempo e che qualsiasi cosa si faccia vada sempre bene perché non ci sono traguardi seri da raggiungere, dimenticando che proprio in questi anni si gioca il futuro di questi ragazzi. Un futuro in bilico, tutto ancora da scrivere, per molti versi ancora più in bilico di quello di chi consegue il diploma.

Un ruolo fondamentale, se ben gestiti, possono svolgere gli interventi di PCTO, alternanza scuola lavoro, da definire con estrema cura nel PEI. Vedere le linee guida del nuovo PEI a pag. 45.

Chi decide sull’esonero da una o più materie?

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Per quel che riguarda l’esonero da una o più materie, chi decide? Poiché con l’esonero, anche solo da una materia, il percorso diventa differenziato e quindi non si ha poi il diploma, penso che ci voglia l’approvazione della famiglia, ma vorrei una conferma.

L’esonero si applica, nella scuola secondaria di secondo grado, nei casi in cui la programmazione differenziata è fuori discussione, ed è comunque già stata approvata dai genitori.

Si tratta di situazioni in cui per alcune discipline non è possibile proporre neppure obiettivi ridotti o parziali, tanto meno quindi obiettivi equipollenti che possano portare al diploma.

Provo a fare un esempio: studente con disabilità cognitiva e insegnamento della chimica.

Per conseguire un titolo di studio valido deve sostenere una programmazione che può prevedere alcune riduzioni rispetto a contenuti o prestazioni non essenziali, ma gli saranno somministrate verifiche diverse ma equipollenti, ossia dello stesso valore, che dovrà superare anche se con modalità di personalizzate. In sostanza per prendere il diploma la chimica dovrà impararla.

Se questo non è possibile, si definisce per lui una programmazione differenziata che prevede anche per la chimica degli obiettivi specifici che possono essere però notevolmente ridotti, relativi solo ad alcuni aspetti particolari o nuclei fondanti, ma sempre attinenti alla materia, e su questi sarà valutato ma con prove che possono essere non equipollenti. Anche in questo caso si può dire che studia e impara la chimica, pur se in modo diverso, e avrà dei voti in pagella, dei veri voti, anche in questa materia.

In certe situazioni può essere però che la chimica sia totalmente estranea alle conoscenze e esperienze dello studente, e non sia possibile neppure prevedere obiettivi ridotti o parziali. Solo in questi casi si può decidere l’esonero dall’insegnamento della chimica e quindi dalla sua valutazione.
Essendo connesso alla valutazione degli apprendimenti, l’esonero è deciso dal Consiglio di Classe, ma va esplicitato nel PEI e quindi anche il GLO va coinvolto nella decisione, verificando che le procedure siano corrette e le decisioni motivate. Nel nuovo modello di PEI deve essere indicato in questi casi quali attività alternative saranno proposte in sostituzione delle materie oggetto dell’esonero.
In nessun caso l’esonero comporta l’automatico allontanamento dalla classe. La decisione su dove sia meglio svolgere le attività alternative è assunta in modo autonomo e responsabile, nell’interesse esclusivo dello studente.

Davvero non può conseguire il diploma per queste sue problematiche?

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Mio figlio frequenta la classe quarta di un liceo artistico. Ha la certificazione L. 104 e il sostegno perché ha iniziato a parlare tardi, e quindi gli sono rimasti alcuni problemi nello scrivere. I professori di italiano e sostegno ritengono che il ragazzo possa non essere in grado di sostenere l’anno prossimo l’esame di maturità e prendere il diploma perché ha problemi nello scrivere un tema di italiano, oltre che in inglese. Nelle materie artistiche ha tutti 9 e anche nelle altre ha voti più che sufficienti. La mia domanda è: possibile che ad un ragazzo, che fra l’altro si impegna davvero molto, venga negata la possibilità del diploma per queste sue problematiche?

Tenga duro. Senza l’approvazione di voi genitori la scuola non può passare ad una programmazione non equipollente, ossia ad una che preveda alla fine del percorso un attestato e non il diploma.
Se gli insegnanti ritengono che non sia in grado di sostenere l’esame si prendono la responsabilità di respingerlo e in questo caso (ammesso che si possa respingere un ragazzo che ha 9 nelle materie di indirizzo artistico) ripeterà l’anno.
Di sicuro è molto meglio uscire dalla scuola in 6 anni con il diploma, che in 5 con l’attestato.

Temo che con la differenziata possa essere poco seguito.

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Temo che con la differenziata possa essere poco seguito. Gli hanno detto che non dovrà fare esame e compiti a casa. Come posso vigilare perché invece lavori, e tanto? Siamo in un Alberghiero.

Il rischio che la programmazione differenziata deresponsabilizzi gli insegnanti e riduca eccessivamente le aspettative di apprendimento è reale. Fa bene a porsi il problema su come contrastarlo, cominciando a confutare le notizie false:
– non è vero che non dovrà fare compiti per casa: sono decisioni educative, che rientrano nella personalizzazione. Se i compiti per casa gli sono utili saranno personalizzati, ma continua a farli;
– non è vero che non dovrà sostenere l’esame: farà un esame su prove diverse ma sarà un vero esame, svolto nella stessa maniera degli altri, con la stessa commissione. 
In ogni caso la scuola deve sviluppare le potenzialità dell’alunno, ossia portarlo a raggiungere il massimo degli obiettivi formativi e di apprendimento. 
Il principale strumento di programmazione, sul quale vigilare, è come al solito il PEI.
Nel GLO insista soprattutto affinché le discipline, su cui incontrava meno difficoltà, continuino ad essere svolte interamente, senza nessuna riduzione dei contenuti. Nelle altre: solo riduzioni strettamente indispensabili.

Si può conseguire il diploma con una riduzione d’orario?

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Si può conseguire il diploma alle superiori anche con una modesta riduzione d’orario?

Per mantenere la validità del titolo di studio è necessario che lo studente segua tutte le discipline previste dal piano di studi. 
Se, nonostante la riduzione di orario, egli riesce lo stesso a raggiungere obiettivi sufficienti anche nelle materie coinvolte e può essere valutato adeguatamente, rientriamo nelle eccezioni previste in caso di assenze superiori al 25% del totale. Sono norme valide per tutti, non solo in caso di disabilità.

È possibile conseguire la promozione se le assenze sono giustificate con documentati motivi (che qui ci sono) e se il Consiglio di Classe delibera di avere comunque adeguati elementi di valutazione. Norma di riferimento per la secondaria di 2° grado è il DPR 122/09 art. 14 c. 7.

Cosa succede se la famiglia non accetta la programmazione differenziata?

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Se la famiglia di un alunno con disabilità di scuola secondaria di secondo grado pretende di mantenere la programmazione curriculare semplificata (obiettivi minimi), nonostante il parere contrario del consiglio di classe, cosa succede?

Succede quello che è indicato nelle Linee Guida allegate al DM 182 a pag. 38:

«La prima applicazione della programmazione differenziata richiede una formale proposta del Consiglio di classe ai genitori, che successivamente deve essere concordata con loro: essi possono rifiutarla e in questo caso saranno somministrate in tutte le discipline delle prove equipollenti, ossia valide secondo l’ordinaria progettazione dell’indirizzo di studi frequentato, anche se andranno comunque garantite le attività di sostegno e continueranno ad essere applicate tutte le personalizzazioni ai metodi di valutazione indicati nel riquadro 8.2. »

 In sostanza l’alunno con disabilità viene valutato in base alla programmazione della classe e se non raggiunge gli obiettivi previsti sarà considerato insufficiente.

Questo non significa necessariamente stesse verifiche e stesse modalità di somministrazione degli altri. Si possono personalizzare i tempi, modificare la modalità di somministrazione delle prove, autorizzare l’uso di strumenti compensativi, dispensare da prestazioni non indispensabili… ma i contenuti da valutare saranno sostanzialmente gli stessi dei compagni.

Con programmazione differenziata si possono avere insufficienze in pagella?

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Un alunno con programmazione differenziata può riportare insufficienze in pagella?

Anche in caso di programmazione differenziata ci sono degli obiettivi da raggiungere, seri e verificabili. L’insufficienza è un evento raro perché gli obiettivi in questo caso sono tarati sulle potenzialità dello studente e modificabili in caso di insuccesso. Ma raro non significa impossibile.
La valutazione deve essere una “vera” valutazione e come tale deve necessariamente prevedere anche la possibilità di un esito negativo. Altrimenti significherebbe che si fa finta di valutare e questo assolutamente non serve allo studente.