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Decide davvero il collegio dei docenti sulla permanenza all’infanzia?

Al collegio docenti il Dirigente scolastico pone la questione della richiesta da parte di 2 genitori di fermare alla scuola dell’infanzia il proprio figlio mentre le maestre nella relazione propongono di mandare in prima il bambino. Il D.S. chiede al collegio di votare a favore delle insegnanti o dei genitori. È legale questa richiesta di votazione? La maggior parte degli insegnanti si è astenuta dal voto, il 30 per cento ha votato a favore delle maestre, una sola docente a favore dei genitori. Si è votato per alzata di mano. Alla fine il DS ha detto che la maggioranza aveva deciso di mandare in prima il bambino.
È valida tale votazione? Non occorre la maggioranza assoluta? Premetto che non c’è stato neanche il GLO e il DS mi ha richiamata davanti a tutti perché sono stata l’unica a votare a favore dei genitori, accusandomi di essere spinta da motivi personali (sono mamma di un bimbo autistico)

L’approvazione del collegio dei docenti (anzi: del “collegio delle insegnanti” diceva il testo di allora), assieme agli specialisti e psicopedagogisti, era prevista da una circolare ministeriale del 1975, la n. 235 del 5 settembre. Non l’ho inserita nel nostro repertorio della normativa perché totalmente superata, ma se interessa si trova ancora facilmente in rete.

Un solo particolare per dire quanto sia una norma vecchia e inapplicabile: il collegio doveva decidere se trattenere il bambino ma anche se farlo iscrivere alle scuole elementari in una classe differenziale.

La normativa  da allora è profondamente cambiata, pensiamo solo a due “dettagli” come l’integrazione e la conseguente fine delle classi differenziali (1977) e l’autonomia scolastica (1999). Far prendere oggi una decisione del genere al collegio dei docenti di un istituto comprensivo, composto per oltre il 90% da persone che non conoscono il bambino di cui si discute ma spesso neppure la realtà della scuola dell’infanzia, non ha nessun senso. Ma molto spesso la scuola autonoma ha la capacità, oltre ogni ragionevolezza, di conservare per inerzia tutte le procedure, anche le più inutili, salvo poi lamentarsi dell’eccesso di burocrazia. Perdonate l’osservazione.

Il collegio dei docenti può prendere decisioni a livello generale, ma sul singolo bambino può decidere solo chi lo conosce. Sono in linea con questa posizione alcuni pronunciamenti recenti del MIUR, come la nota 547 del 2014 che assegna il compiuto di decidere sulla permanenza ai docenti della sezione, agli specialisti e ai genitori, con parere finale del dirigente. Nel caso in questione, con il parere negativo degli insegnanti della sezione già acquisito, la proposta di permanenza all’infanzia poteva essere considerata respinta senza bisogno di questa votazione. Ed evitando anche la penosa osservazione finale sul docente che voterebbe per motivi personali essendo anche genitore di un bambino con autismo.

Trattenimento all’infanzia e delibera collegio docenti

Ib7

Mi sono imbattuta in questi giorni in una delibera del Collegio dei Docenti per un possibile trattenimento di un alunno della Scuola dell’Infanzia: si tratta di una nuova normativa che prevede l’approvazione del Collegio (di un’assemblea così ampia, peraltro, su una situazione così specifica)?

La delibera del Collegio dei Docenti era prevista da una vecchissima circolare del 1975 e parlava ovviamente del Collegio della scuola materna, allora si chiamava così, che doveva decidere se trattenere un bambino o inviarlo alle scuole speciali o classi differenziali. Per dire quanto vecchia è questa norma.

Oggi il trattenimento più essere deciso, in casi eccezionali e per un solo anno, dal dirigente scolastico in accordo con gli insegnanti della sezione, la famiglia e gli specialisti, in pratica il gruppo di lavoro del PEI (GLHO). Il Collegio dei Docenti non c’entra più nulla, tantomeno quello di un intero Istituto Comprensivo.

Si veda la nota MIUR n. 547 del 2014.

Chi decide se la scuola dell’infanzia è paritaria?

Ib6

Chi decide sulla permanenza in caso di passaggio da una scuola dell’infanzia paritaria a una primaria statale?

Con una nota di chiarimento dell’anno 2015 (n. 4855 del 24 luglio) il ministero ha precisato che la decisione in questi casi spetta al Coordinatore delle attività educative e didattiche della scuola paritaria, sentito il team dei docenti.

Permanenza e cambio di scuola.

Ib5

Dopo aver ottenuto per mio figlio certificato un anno di permanenza alla scuola dell’infanzia, abbiamo deciso di cambiare scuola e ora la nuova direttrice non vuole accettarlo perché ha compiuto 6 anni.

La permanenza all’infanzia non è come una ripetenza alla scuola primaria, che una volta deliberata vale anche se si cambia scuola.

La scuola che l’autorizza non ha competenza su altre scuole: può decidere di tenere il bambino un altro anno ma questo non significa che un’altra scuola sia obbligata ad accogliere un bambino di 6 anni. Anche la seconda scuola deve essere d’accordo.

Permanenza ulteriore, dopo il sesto anno di età.

Ib4

È possibile chiedere la permanenza alla scuola dell’infanzia per un ulteriore anno dopo il sesto anno di età?

Le norme sulla permanenza all’infanzia, confermate anche nelle circolari delle iscrizioni (per l’anno 2020 vedere la n. 20651 del 12/11/20 pag. 19) escludono la possibilità di andare oltre i sette anni, ossia di ripetere il trattenimento per una seconda volta.

In questi casi c’è un’altra strada che si può tentare e proporre alla scuola, del tutto informale: si tratta di approvare un progetto che qualcuno chiama di “anno ponte” o “frequenza mista” che prevede che il bambino sia formalmente iscritto alla primaria ma di fatto continui a frequentare la scuola dell’infanzia, come prima. Avrà un insegnante di sostegno della primaria, ma per il resto non cambia nulla per lui. Questa sistemazione può durare per tutto l’anno o solo per alcuni mesi, se nel frattempo si valuta sia conveniente il passaggio. Se rimane all’infanzia fino a giugno, alla fine dell’anno sarà dichiarato respinto e l’anno successivo sarà formalmente e regolarmente in prima.

Se primaria e infanzia fanno parte di uno stesso istituto comprensivo si può fare senza tanti problemi. Più complesso, ma non impossibile, se sono coinvolti due istituti diversi perché per farlo va sottoscritta una convenzione.

Lo psicologo ha espresso parere negativo.

Ib3

I genitori hanno chiesto la permanenza all’infanzia ma lo psicologo ha espresso parere negativo. La scuola è obbligata a seguire le sue indicazioni?

La permanenza all’infanzia è in ogni caso una scelta eccezionale e la scuola dovrà acquisire il parere favorevole di tutti. Lo psicologo da solo non può mettere il veto, ma il dirigente quando decide dovrà tenere in considerazione anche il suo punto di vista.

Permanenza senza gravità? E senza certificazione di disabilità?

Ib2

Si può chiedere e ottenere la permanenza all’ultimo anno di scuola dell’infanzia anche senza certificazione di gravità (comma 1)? E senza certificazione di disabilità?

La permanenza all’infanzia non è vincolata alla gravità. È possibile anche senza disabilità per i bambini adottati da poco tempo e provenienti dall’estero. V. nota MIUR 547 del 2014 e circolare annuale iscrizioni (Per il 2020, n. 20651 del 12/11/20 pag. 19)

* Norme sul trattenimento all’infanzia.

Come è regolato il trattenimento all’infanzia? Chi lo decide? Quali sono le norme di riferimento?

Quando compiono 6 anni i bambini sono soggetti all’obbligo scolastico, ma questo non significa che tutti, qualsiasi sia la loro situazione, debbano entrare in una classe.

La possibilità di deroga è prevista dall’art. 114 del DPR 297 del 2014 per motivi di salute o altri impedimenti gravi oppure se i genitori dimostrano di procurare altrimenti l’istruzione. In caso di disabilità di fatto ci sono entrambe queste condizioni perché il bambino viene istruito in base alle sue potenzialità e non viene certo abbandonato, mandato a lavorare o cose simili.

Il ministero si è espresso su questo tema con le note 547 del 2014 e 4555 del 2015, ed entrambe, pur ponendo alcune limitazioni per evitare abusi, non escludono la possibilità della permanenza all’infanzia in casi particolari.

È possibile trattenere i bambini all’Infanzia in caso di disabilità o recente adozione internazionale, al massimo per un anno (mai oltre i 7 anni, quindi) su richiesta dei genitori e se tutti sono d’accordo: oltre ai genitori, quindi, anche insegnanti e specialisti che seguono il bambino. Acquisiti questi pareri, la responsabilità della decisione spetta al Dirigente Scolastico della scuola dell’Infanzia (Nota MIUR 547 del 21/2/14).

Più recentemente questa possibilità è prevista anche nelle circolari annuali delle iscrizioni. In quella del 2020 (n. 20651 del 12/11/20) a pag. 19 si legge: «Con riferimento alle deroghe all’obbligo di istruzione riguardanti bambini di sei anni con disabilità o arrivati per adozione internazionale, relative al trattenimento per un anno alla scuola dell’infanzia, si ricorda che le stesse sono consentite su richiesta della famiglia, in casi circostanziati, supportati da documentazione che ne attesti la necessità e in via del tutto eccezionale. Si rinvia sull’argomento alle linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati di cui alla Nota prot. n. 7443 del 14/12/2014, nonché all’articolo 114, comma 5, del d. lgs. 297/1994.»