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Che differenza c’è tra insegnante di sostegno e assistente all’autonomia e alla comunicazione?

Che differenza c’è tra insegnante di sostegno e assistente all’autonomia e alla comunicazione?

L’insegnante di sostegno è, appunto, un insegnante, come i colleghi che insegnano le materie a tutti gli alunni, solo che non ha una materia specifica ma interviene sull’intera classe, in cui è contitolare, per sviluppare assieme ai colleghi il progetto di inclusione di un alunno con disabilità. È assunto dallo stato (nelle scuole statali).

L’operatore di assistenza è assunto dall’ente locale per favorire l’inclusione scolastica di un alunno con disabilità (solo per lui, non per tutta la classe). Non è insegnante, e quindi non ha specifiche competenze didattiche non valuta gli apprendimenti, ma può promuovere l’autonomia dell’alunno in tanti modi, anche potenziando il suo metodo di studio, aiutandolo a organizzare le conoscenze o altro.

 

L’assistente alla comunicazione può stare da solo con l’ alunno?

L’assistente alla comunicazione può stare da solo sull’ alunno o deve necessariamente essere presente anche il docente di sostegno?

Nessuna norma lo vieta, dipende da disposizioni locali.
L’assistente è un professionista che opera a scuola in base a una convenzione pubblica e può benissimo assumere la responsabilità di vigilanza e stare da solo con l’alunno, se serve, ma in alcune regioni questo è vietato.
Ovviamente non ci sono problemi a stare in classe senza sostegno, con il docente curricolare. Ci mancherebbe….
Da notare che in altre regioni è vietata, viceversa, la compresenza tra sostegno ed educatore, considerata uno spreco di risorse.

Ci vietano di indicare nel PEI le ore di sostegno e educatore

Sono un’insegnante e quest’anno nella mia scuola la Funzione Strumentale ci ha categoricamente vietato di mettere nel PEI la quantità di ore di sostegno e dell’educatore OEPA senza una spiegazione. È corretto? a me sembra di no, nel decreto 96/19 si dice che il PEI esplicita le ore di sostegno, o sbaglio?

Il DL 66 modificato dal 96 dice che il PEI esplicita le modalità di sostegno (art. 7 c. 2/d) e la proposta di ore necessarie.

Questa impostazione è pienamente confermata per il sostegno nei modelli di PEI DM 182/20 e nell’allegato C1. Non è prevista per il personale di assistenza la dettagliata quantificazione della proposta, con l’indicazione delle ore settimanali richieste, come per il sostegno, perché la questione dovrebbe essere regolata dal previsto accordo Stato regioni sull’organizzazione delle attività di assistenza specialista (DL 62/17 art. 3 c. 4), di cui siamo ancora in attesa.

In ogni caso, è difficile, se non impossibile, dire seriamente quante ore serviranno l’anno dopo se non si parte dalle risorse disponibili e non si dice come vengono utilizzate spiegando, se necessario, perché sono ritenute insufficienti. Nel PEI deve essere indicato non solo il numero totale di ore di sostegno e assistenza, ma andrebbe anche in quali ore sono posizionate, cosa sta facendo la classe, se c’è anche l’assistente, dove si svolge l’attività (in classe o fuori)…

Vedi Linee Guida nuovo PEI sez. 9 pag. 49-52.

È obbligatorio in ogni caso indicare nel PEI le ore di sostegno proposte per l’anno dopo.

Sull’autorità della Funzione Strumentale a porre divieti di questo tipo ci sarebbe da discutere. Il PEI è redatto dal GLO, e solo dal GLO. La FS agisce su delega del dirigente, ed è eventualmente lui che va coinvolto, anche perché la responsabilità in caso di decisioni illegittime è tutta sua.

È vedo che alle superiori si può avere l’assistenza educativa solo se il comune della scuola coincide con quello di residenza dello studente?

Mia figlia (cert. 104 art 3 comma 3) frequenta la terza media e si avvicina per lei il momento della scelta per la scuola superiore. Viviamo in provincia e lei vuole andare nel capoluogo. Ci è stato detto che in questo caso le verrà dato solo il sostegno (metà orario scolastico) e non l’educatore in quanto questo viene gestito dal comune. Ora mia figlia ha bisogno di copertura totale… Sarò costretta a mandarla per forza ad una scuola del comune di residenza?

No. Il comune di residenza deve provvedere all’assistenza anche se l’alunno frequenta una scuola fuori del suo territorio.

È un servizio destinato agli alunni, non alle scuole.

 

A chi tocca accompagnarlo al pullman?

Ieri all’uscita della scuola mio figlio doveva aspettare 10 minuti per prendere il pullman e il professore che era con lui si è lamentato dicendogli che non è suo compito.
Stamattina sono andata a portarlo io a scuola e ho chiesto alla bidella chi doveva sorvegliare e accompagnate il bambino fino all’arrivo del pullman; mi ha risposto che devono farlo i professori perché loro non hanno tempo. Ora mi chiedo: la responsabilità di chi è? Chi deve stare con mio figlio?

Consigliamo sempre ai genitori di evitare di discutere con il personale della scuola su “a chi tocca fare questo, a chi tocca fare quell’altro”. Vale per l’accompagnamento, per la pulizia, per eventuali farmaci o altro.

L’insegnante che ritiene non sia suo compito attendere il pulmino con il bambino, probabilmente ha ragione ma lo dice al Dirigente e non si lamenta con i genitori. E non spetta certo ai genitori andare a cercare chi veramente lo deve fare.

Il bambino è affidato alla scuola ed è la scuola, come istituzione che deve garantire il servizio. Responsabile è il dirigente e solo lui può attribuire i compiti a una specifica persona.

Gli assistenti all’autonomia hanno diritto ad assistere all’esame?

Gli assistenti all’autonomia hanno diritto ad assistere all’esame di terza media dello studente che hanno seguito durante l’anno?

Premesso che l’esame orale è pubblico, e tutti hanno diritto ad assistervi, le prove vanno personalizzate in base al PEI e, se previsto, il presidente della commissione può certamente autorizzare anche il supporto degli operatori di assistenza per l’autonomia e la comunicazione, come indicato nel DM 62/17 art. 11 c. 6.

Responsabilità del docente e dell’assistente

Hc3

Alcune colleghe mi hanno posto un quesito. Alunno seguito dalla figura AEC. Se un giorno il bambino è in preda a forti crisi di comportamenti aggressivi e, per questo motivo viene portato fuori dall’aula per essere contenuto, nel caso in cui si fa male, di chi è la responsabilità? Dell’AEC che in quel momento è con il bambino o dell’insegnante che si trova in classe con il gruppo classe?

Chiariamo intanto di che responsabilità stiamo parlando.
Se il bambino si fa male per effetto dei suoi comportamenti auto aggressivi mentre è a scuola regolarmente sorvegliato ed accudito, probabilmente non è responsabilità di nessuno. 
In caso di danni materiali eventualmente risponde l’amministrazione scolastica, anche attraverso l’assicurazione.
La responsabilità dell’operatore che l’ha in carico scatta solo in caso di colpa grave o abbandono: significa gravi negligenze, allontanamento ingiustificato, inutili situazioni rischiose… 
Nulla a che vedere con gli episodi segnalati.
Soprattutto per evitare contestazioni di abbandono, è importante però che sia sempre chiaro a chi è affidato il minore. I genitori hanno affidato l’alunno alla scuola la quale si organizza in modo che in ogni momento ci sia un adulto che l’ha in custodia e se ne prende cura. 
Se l’alunno esce dall’aula con l’AEC è evidentemente a lui che viene affidata la custodia. È meglio che la consegna sia formalizzata o con annotazione nel registro di classe o predisponendo ufficialmente un protocollo di comportamento da seguire in questi casi di emergenza.
Fatto questo nessuno, né insegnante né AEC, ha nulla da temere.
In alcune Regioni dei regolamenti interni o mansionari vietano al personale AEC di restare da solo con l’alunno. Motivo in più per definire con un protocollo ufficiale, sottoscritto dal DS, il comportamento da seguire in caso di emergenza che può essere anche difforme dalla regola generale se viene riconosciuto come inevitabile. In questo modo tutti vengono tutelati.

L’educatore va coinvolto nella valutazione dell’alunno con disabilità?

Hj7

L’educatore va coinvolto nella valutazione dell’alunno con disabilità, o se ne devono occupare solo gli insegnanti, curricolari e di sostegno? Chiedo perché nel nostro caso il bambino è seguito per 14 ore dall’educatore e solo 12 dal sostegno, pertanto mi sembrava scorretto escludere questa figura.

La valutazione degli apprendimenti compete solo agli insegnanti.

Nulla vieta di prevedere delle consultazioni informali con il personale di assistenza, ma devono rimanere tali.

Da chi viene assegnato l’Assistente per l’autonomia e la comunicazione?

Hj6

Assistente per l’autonomia e la comunicazione viene assegnato da chi? Chi può chiedere il servizio? Qualsiasi disabilita con legge 104 Articolo 3 comma 3? Quante ore al massimo viene assegnato alla settimana? Assistente igienico sanitario viene assegnato da chi?

Bisogna informarsi localmente. Le figure di assistenza sono di competenza dell’ente locale, di solito il Comune, e le procedure e i criteri di assegnazione dipendono da disposizioni definite a livello regionale, se non comunale.

E’ vero che l’assistente alla Autonomia e Comunicazione non può lavorare senza la compresenza di un docente?

Hj5

Perché l’assistente alla Autonomia e Comunicazione non può uscire da scuola o lavorare fuori dalla classe senza la compresenza di un docente? Quale norma vieta questo di fatto contraddicendo al ruolo che svolge lo stesso professionista?

Nessuna norma nazionale vieta questo.  Le prescrizioni di questo tipo, se veramente ci sono, derivano da decisioni prese a livello locale.

Gli interventi attivati fuori dall’aula devono essere condivisi e formalizzati, quelli fuori dalla scuola autorizzati espressamente dal dirigente, ma questo vale per tutti, non solo per l’assistente.

L’assistente all’autonomia e alla comunicazione può entrare in classe se non c’è l’insegnante di sostegno?

Hj4

Vorrei sapere se l’assistente all’autonomia e alla comunicazione può entrare in classe in orario aggiuntivo rispetto a quello dell’insegnante di sostegno? Grazie. Pongo questo quesito perché in una scuola di secondo grado si sostiene che l’assistente all’autonomia e alla comunicazione non possa entrare in classe.

Certo che può entrare in classe: è lì apposta per sostenere l’inclusione dell’alunno con disabilità e può benissimo lavorare anche con gli insegnanti curricolari.

Quali differenze tra assistente all’autonomia e alla comunicazione e assistente all’igiene?

Hj3

Vedo spesso che le 2 due figure vengono confuse quando si chiedono informazioni presso i vari uffici perciò le chiedo una spiegazione e chiarezza. Assistente all’igiene rientra nella competenza del personale ata? Oppure un Assistente all’igiene è un Oss quindi l’igiene non rientra tra le mansioni di personale ata appositamente formato con corsi autorizzati dal dirigente?..assistente all’autonomia e alla comunicazione è un figura differente e non esclusività di sordità e cecità?

Non è possibile dare attualmente una risposta univoca. Nessuna norma nazionale definisce mansioni e competenze del personale di assistenza fornito dagli enti locali, per cui la situazione è estremamente disomogenea. Il DL 66/17, modificato nel 2019, prevede che finalmente si attivi a un minimo di uniformità rispetto alle mansioni e ai percorsi di formazione di questa persone, ma per adesso non si è visto nulla.

Il DL 66 dice chiaramente che l’assistenza igienica e di base spetta ai collaboratori scolastici ma se in una certa regione da anni il comune assume, e continua ad assumere, persone con il compito specifico di fornire assistenza igienica, è difficile che cambi qualcosa.

“Assistente all’autonomia e alla comunicazione” è l’espressione che usa la normativa nazionale, dalla L. 104 al recente DL 66, per individuare queste figure professionali che però localmente assumono denominazioni diverse che sottendono spesso anche compiti diversi.

Quali differenze tra assistente all’autonomia e comunicazione e educatore?

Hj2

Nei vari post leggo spesso le parole “educatore” ed “assistente all’autonomia e comunicazione”. C’è differenza tra le due figure? Differenza nelle mansioni, competenze? Qual è la normativa di riferimento?

La normativa nazionale, recepita anche dalla L. 104/92 art. 13 c. 3, parla solo di “l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali”.

Il supporto dell’educatore è stato successivamente previsto, ma non ovunque, da varie norme regionali ma nessuno ha mai definito in modo univoco compiti e percorsi di formazione di queste ed altre figure professionali come gli AEC, gli OSS, gli assistenti igienici ecc.

Secondo il DL 66 del 2017 art. 3 c. 4 dovrebbero esser individuati criteri di uniformità su tutto il territorio nazionale, ma per adesso non si è ancora visto nulla.

Quali differenze tra l’assistente per l’autonomia e assistente per la comunicazione?

Hj1

Qual è il limite entro cui dovrebbe agire l’assistente per l’autonomia e la comunicazione. Fino a dove può operare? Leggendo la normativa sembrerebbe che il nostro ruolo e quello loro sia estremamente simile.

Nessuna normativa fissa attualmente i ruoli di queste figure professionali, tanto meno cosa possono fare e non fare. Sia il concetto di autonomia che quello di comunicazione hanno molte sfaccettature diverse. È nel contesto reale che si decide, in modo condiviso, come utilizzare al meglio tutte le risorse disponibili per promuovere l’inclusione e il successo formativo. In pratica nel PEI.

Con il DL 66/17 art. 3 c. dovrebbero essere definiti i criteri per uniformare i profili professionali a livello nazionale, ma per adesso non si è visto nulla.

Anche nell’alternanza scuola lavoro dovrebbe avere un educatore vicino?

Hj4

Sono la mamma di un ragazzo disprassico con borderline cognitivo,16 anni frequenta terzo anno di scuola professionale con scelta quest’anno, indirizzo sala. I primi due anni passati a fare cucina e sala insieme con una educatrice vicino per la pratica. Quest’anno ha iniziato alternanza scuola lavoro, ha fatto già una prima esperienza ieri, ma non è andata molto bene, catapultato in una fiera del gusto più grande di lui… Ha finito la serata con una sorta di collasso da stress perché non si sentiva all’altezza. Ora chiedo, ma anche nell’alternanza scuola lavoro, non dovrebbe avere un educatore vicino?

L’alternanza scuola lavoro per gli studenti con disabilità va adeguatamente progettata, individuando la tipologia di attività più adatta ma anche le risorse necessarie. Era così anche prima ma con il DL 66/17, art. 7 c. 2/e e con il nuovo modello di PEI,  è ufficialmente specificato che questo progetto va inserito nel PEI ed è quindi di competenza del GLO di cui fanno parte anche i genitori.
L’obiettivo deve necessariamente essere l’autonomia, perché nessuna azienda assumerebbe una ragazzo che deve avere sempre qualcuno vicino solo per lui, ma è appunto un obiettivo, da perseguire attraverso un percorso che può prevedere benissimo all’inizio anche interventi di supporto.