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Bambina con difficoltà motorie spostata al primo piano

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La classe di una bambina con disabilità motoria agli arti inferiori (lentezza e impaccio nella deambulazione) è stata spostata al primo piano. Lei non riesce a portare lo zaino sulle spalle e si rende quindi necessario l’aiuto di un adulto per accompagnarla in classe, ma nessuno lo vuole fare.
È possibile chiedere che la classe torni al piano terra visto che l’ascensore è fuori uso?
Cosa si può fare se sia gli insegnanti che le collaboratrici oppongono resistenza, o meglio proprio si rifiutano, di accompagnare la bambina in classe?
In caso di evacuazione chi la deve aiutare? 

Nonostante possa sembrare una cosa ovvia e di elementare buon senso, c’è persino una legge dello Stato che dice la classe dell’alunno con difficoltà negli spostamenti deve essere posta al piano terreno: «Nel caso di edifici scolastici a più piani senza ascensore la classe frequentata da un alunno non deambulante deve essere situata in un’aula al pianterreno e deve essere raggiungibile dall’esterno mediante un percorso continuo orizzontale, o, in alternativa, ad un ingresso con scale, mediante un percorso raccordato con rampe». (DPR 503/1996 art. 23 c. 4).

Che sia compito dei collaboratori assistere gli alunni con disabilità negli spostamenti è scritto nel contratto di lavoro della scuola, ma non spetta né agli insegnanti né tanto meno ai genitori discutere con loro su queste competenze: solo il dirigente può impartire disposizioni in merito e se la situazione non si sblocca è inevitabile coinvolgerlo direttamente.
Le modalità di evacuazione degli alunni con disabilità sono definite caso per caso, in base alle caratteristiche dell’edificio e all’utenza. L’importante è che le persone con modalità ridotta non si trovino mai a bloccare il flusso di chi scappa perché in caso di pericolo reale, non ovviamente nelle prove di evacuazione, rischierebbero seriamente di essere travolte. Se non è disponibile un’uscita separata solo per loro, molto meglio farle uscire per ultimi.

Prove di evacuazione e alunni con disabilità

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Esiste una legge che stabilisce che i bambini con certificazione, durante le prove di evacuazione, debbano chiudere obbligatoriamente la fila, mettendosi all’ultimo posto? Mi è stato detto per evitare che entrino nel panico più di altri e intralcino l’uscita. Prove a parte, mi chiedo se davvero con un terremoto in corso e calcinacci che cadono si stia lì a contare i bambini disabili per farli effettivamente uscire per ultimi. Mi sembrerebbe una perdita di tempo inutile in caso in cui la velocità deve essere predominante. La legge dice davvero così?

Se c’è bisogno di abbandonare velocemente un edificio le persone con ridotta capacità motoria escono per ultime perché altrimenti rallenterebbero il flusso e in caso di panico (molto probabile quando c’è l’emergenza vera, non nelle prove) rischierebbero di essere travolte da quelli che vengono dopo. Non ci risulta ci sia una legge che lo prevede: è una misura consigliata da tutti gli esperti, a cominciare dai Vigili del Fuoco, e adottata di solito nei piani di evacuazione delle scuole per cui diventa vincolante per il personale scolastico.
Di solito non riguarda i bambini con certificazione, ma quelli con ridotta capacità motoria o che richiedono misure particolari di assistenza o vigilanza. Ma in ogni caso vanno seguite le indicazioni previste per quella specifica scuola

Gita scolastica: serve il docente di sostegno anche se l’alunna è autonoma?

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Scuola Secondaria di secondo grado, alunna certificata art.3 comma 1, autonoma.
L’alunna partecipa ad una uscita programmata per Roma. In questo caso è necessariamente prevista la presenza del docente specializzato?

Nel momento in cui progetta un’uscita la scuola definisce autonomamente i bisogni di sorveglianza in base al numero di alunni, alle eventuali esigenze particolari, alla durata e tipologia del percorso ecc.

Nessuna norma impone parametri standard.

I bisogni di assistenza o vigilanza dello studente con disabilità vanno definiti caso per caso: qualcuno ha bisogno di un accompagnatore per lui, per qualche altro ce ne vogliono almeno due, ma per chi è autonomo, e in viaggio ha esattamente le stesse necessità dei compagni, non serve ovviamente nessuno, bastano i normali accompagnatori della classe.

Ricordiamo infine che quando si parla di accompagnamento non si intende per forza insegnante di sostegno: anche questo punto va definito e concordato caso per caso.

Problemi con il corso sulla sicurezza

Cosa succede se una ragazza con 104 non supera il test finale del corso di sicurezza?
L’anno prossimo dovrà svolgere la PCTO e senza l’attestato di sicurezza non potrà svolgerlo, L’insegnante di sostegno non era stata informata di questa “verifica finale” e quindi non ha preparato la ragazza che si è ritrovata a non capire le domande e le risposte del test.

Succede che purtroppo avrà ancora meno possibilità di accedere a percorsi di PCTO in azienda.

È un argomento che va affrontato assieme, in modo responsabile, senza scaricare tutte le responsabilità sull’insegnante di sostegno ultimo arrivato. Informatevi se ci sono sessioni aggiuntive ma anche come possono essere adeguatamente gestiti e personalizzati questi corsi che servono per tutelare i ragazzi non per creare ulteriori barriere.

Non è in grado di muoversi con i mezzi pubblici ma dovrebbe attraversare la città

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Può una scuola prevedere per un ragazzo con disabilità, che non è ancora in grado di muoversi con i mezzi pubblici e attraversare la città, un percorso di alternanza scuola lavoro che preveda la sua autonoma partecipazione, non affiancato da nessun tutor senza consultare prima la famiglia e senza aver inserito tale progetto nel PEI?

Il nuovo PEI applica il DL 66/17 che inserisce anche il PCTO (alternanza scuola lavoro) tra i punti da definire nel PEI (art. 7 c. 2 lettera e). IL PEI:

«e) definisce gli strumenti per l’effettivo svolgimento dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, assicurando la partecipazione dei soggetti coinvolti nel progetto di inclusione;»

E il PEI è redatto dal GLO di cui fanno parte anche i genitori, che quindi di sicuro vanno consultati.
Tra gli obiettivi di questo percorso c’è l’autonomia, ma deve essere ovviamente un obiettivo possibile e raggiungibile. Se non è ancora acquisito, si progetta come intervenire, come indicato nel DL.

Obbligatoriamente al piano terra?

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È obbligatorio che una bambina disabile con problemi motori e in carrozzina stia a piano terra di un edificio scolastico e si può scegliere liberamente la su collocazione?

Bisogna valutare le esigenze di accesso e quelle di sicurezza.

Per l’accesso: se la scuola è a norma rispetto alle barriere architettoniche, in pratica se ha un ascensore e ad ogni piano ci sono servizi igienici accessibili, un piano vale l’altro. Se non è così va messa a piano terra (DPR 503/96 art. 23 c. 4).

La sicurezza è un aspetto più complesso da valutare, perché dipende da vari fattori, personali, ambientali e organizzativi. Se non ci sono controindicazioni si preferisce di solito una posizione comoda per l’uscita, ma questo non può impedire la piena fruizione degli spazi, soprattutto di quelli unici ad es. biblioteca, laboratori, aula magna, palestra ecc.