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Solo il GLO è autorizzato a verificare gli esiti del processo di inclusione

La relazione finale di sostegno è regolata da quale legge? È obbligatoria? La relazione finale di sostegno è sinonimo della relazione finale dell’alunno? Chi la deve redigere e firmare? Alcuni colleghi di sostegno della: istituto in cui lavoro come insegnante di sostegno fanno un distinguo
1- relazione finale di sostegno: la redige e la firma solo l’insegnante di sostegno senza doversi consultare o condividere coi colleghi di classe tenendo comunque conto del PEI.
2- relazione finale dell’alunno disabile: la redigono gli insegnanti della classe (di sostegno e curricolari) e la firmano tutti. Nel mio istituto esiste un modello intitolato: relazione finale di sostegno (risultato di consultazione modelli esistenti on-line) e va inserito nel registro elettronico dal coordinatore… Oggi nel presentare modello ai nuovi colleghi di sostegno si è presentata questa diatriba. Potrebbe aiutarmi a fare chiarezza?

Il processo di inclusione, concretizzato nel PEI, va verificato alla fine di ogni anno scolastico e l’unico soggetto autorizzato a farlo è il GLO (L. 104/92 art. 15 c. 10 modif. dal DL 66/17). La verifica del PEI è ovviamente un atto che coinvolge tutto il GLO, genitori compresi, ed è scorretto ridurlo a un adempimento affidato solo agli insegnanti o, peggio ancora, solo all’insegnante di sostegno.

La relazione finale è un’altra cosa.
Se una scuola ha deciso che tutti gli insegnanti sono tenuti a presentarne una (anche se nessuna legge, che io sappia, la prevede) la farà ovviamente anche l’insegnante di sostegno. Ma sarà la relazione di quell’insegnante di sostegno, non genericamente “di sostegno”, in cui egli racconterà quello che lui ha fatto durante l’anno: se la scrive e se la firma, come tutti i colleghi. Ma non può pretendere di rappresentare in questo modo tutte le attività di inclusione che la scuola ha, o dovrebbe avere, messo in atto. Solo il GLO può farlo.

Le procedure di delega, secondo cui dell’alunno con disabilità se ne occupa solo l’insegnante di sostegno, rappresentano uno dei guai maggior del nostro sistema di inclusione, e fanno sempre contrastate, anche quando si presentano come apparentemente innocue “relazioni finali di sostegno”.

Quando non si vedono i risultati del proprio lavoro

Vorrei un consiglio su come migliorare il mio lavoro nei confronti del bambino a me affidato. Ha 5 anni, è autistico grave, non parla, non riesce ad emettere nemmeno un suono onomatopeico. Qualche mese fa, a furia di ripetergli i nomi di alcune immagini (sono due anni che gliele faccio vedere) ha detto la parola ” leone”, poi mai più nulla. Non ha mai detto nulla nemmeno al centro dove fa psicomotricità e logopedia. Esegue la coloritura di un’immagine solo perché lo sforzo a farlo, ma nemmeno guarda cosa fa: lui corre solo da una parete all’altra. É migliorato tanto rispetto a due anni fa perché prima aveva paura pure di toccare il colore, la tempera, la sabbia, la farina ecc… Il bambino è molto affettuoso e ha bisogno di essere contenuto, ma in questo io riesco bene: lui con me sta bene e si è integrato nella sezione, ma sento che quest’anno dovrò fare altro per aiutarlo. Adesso che ha superato tante paure deve sviluppare più abilità. Il bambino è pure arabo e ancora non riusciamo a capire se non capisce per via della lingua diversa o per il forte ritardo. Posso avere dei consigli su come muovermi? In questi due anni ho comprato tanti giochi per lui, ho costruito pure tanto, ma il problema forse è anche la mia inesperienza. Io lavoro da soli tre anni, compreso l’anno di prova, ma ho tanta buona volontà e tanta voglia di aiutarlo Ogni giorno, durante il circle time, lo aiuto a fare i movimenti come i compagni, ma sono due anni che gli faccio da prompt, perché non li fa da solo? Almeno un movimento, almeno una iniziativa. Gradirei dei consigli su qualche volume da studiare per migliorare l’attività didattica. Ringrazio per la collaborazione e cortesia.

Può essere che il bambino non imparerà mai a parlare, ma questo non significa che non possa imparare a comunicare. Più che fargli ripetere le parole, dovrebbe cercare di sviluppare una comunicazione alternativa basata su disegni o gesti.
Che colpisce però in questa lettera è il senso di solitudine dell’insegnante di sostegno: parla solo di lei e del bambino. Non esiste nessun altro, un’équipe, degli specialisti? Ma anche le colleghe di sezione possono dare una mano.
Dice: «É migliorato tanto rispetto a due anni fa…» e questo è molto importante per lui, ma anche per lei che deve poter vedere i risultati di tanto impegno. Se non li vede in altri ambiti, non è detto che non ci siano perché a volte chi gli sta sempre vicino fa fatica a vedere come cambia il bambino. Per questo, anche in questo campo, è fondamentale il lavoro di squadra. Tutta l’educazione speciale è lavoro di squadra, anche se purtroppo spesso nelle nostre scuole si pensa che debba fare tutto un unico bravo solista.
L’insegnante di sostegno che non vede i progressi del proprio alunno è a forte rischio di demotivazione e bisogna organizzarsi per superare il problema.
Le consiglio un libro che non è un manuale sull’autismo, ma una raccolta di storie, ben scritte tra l’altro, sulle enormi soddisfazioni professionali, e non solo, che possono avere le persone che, come lei, lavorano nell’educazione speciale: Il bambino che parlava con la luce, di M. Arduino, Einaudi.
Secondo me le farà bene.

Chi firma la relazione finale del sostegno?

La relazione finale del sostegno in che sede deve essere presentata, da chi e deve essere firmata dal solo docente di sostegno?

Chiariamo bene cosa si intende per “Relazione finale sostegno”.
In base alla L. 104/92 art. 15 c. 10, verificare il processo di inclusione spetta solo al GLO che verrà convocato appositamente a fine anno scolastico. Verrà redatto un documento che sarà poi firmato da tutti i membri partecipanti: insegnanti (tutti), genitori, specialisti, altri membri…

Se, oltre alla verifica, la scuola decide di predisporre anche una relazione dell’insegnante di sostegno sulle attività svolte, simile a quella che presentano tutti gli altri docenti, se la firma solo lui. Ma è un atto personale che non ha nulla a che vedere con la verifica del PEI.

A chi compete il trasferimento degli ausili da una scuola a un’altra?

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Mio figlio sta finendo la scuola primaria e a settembre comincerà la scuola secondaria di primo grado. Abbiamo necessità che gli ausili vengano portati dalla prima scuola alla seconda, visto che alcuni alla prima scuola non servono più ed altri sono su misura del ragazzo. Premesso che non si possono portare in macchina e che mi sembra assurdo chiedere una nuova fornitura.
A chi compete tale trasferimento all’interno dello stesso comune?

Fa parte delle procedure di passaggio. Le due scuole si incontrano e concordano come scambiare informazioni e conoscenze, ma anche attrezzature. Se le due scuole appartengono allo stesso comprensivo la questione è veramente banale. Se sono istituti diversi va concordato come procedere, ma ogni problema è superabile. Se il trasporto è impegnativo, causa pesi e dimensioni dei materiali, la scuola può chiedere aiuto al comune.

Molto importante per definire queste operazioni è l’incontro del GLO per la verifica finale del PEI.

Verifica finale del PDP

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Mia figlia, prima media, plusdotata ad altissimo potenziale, certificata da psicologa privata, ha avuto un PDP a gennaio (generico e inconcludente) che non abbiamo potuto discutere ma solo firmare. Ora siamo stati convocati a scuola per firmare la relazione finale del PDP (mai messo in pratica).
È questa la procedura corretta? Possiamo non firmare qualora ci fossero riportate inesattezze?

Nessuna norma regola contenuti e modalità di approvazione di questi PDP. Per analogia si applicano di solito le procedure previste per gli alunni con DSA (L. 170/10 e decreti attuativi) ma di fatto le scuole possono agire come vogliono.

In caso di DSA è previsto il monitoraggio degli interventi, ma non una relazione finale. Il fatto che la scuola abbia prodotto una verifica del genere, anche se senza confronto con i genitori, è un fatto positivo.

Siete certamente liberi di non firmare se il testo non vi convince, ma fatevi rilasciare comunque una copia.

Consiglio sempre in questi casi di motivare la vostra decisione perché la mancata firma da sola non produce nessun effetto.

Il PEI provvisorio in caso di passaggio di ordine di grado scolastico?

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Il PEI provvisorio va redatto anche in caso di passaggio di ordine di grado scolastico? Esempio da infanzia e primaria.

No. Solo in caso di nuova iscrizione o nuova certificazione, quando non c’è nessun PEI in vigore. Se è già stato approvato il PEI, esso va verificato alla fine dell’anno, inserendo in sostanza le stesse informazioni del PEI provvisorio.

In cosa consiste la verifica finale del PEI?

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In cosa consiste la verifica del PEI a fine anno scolastico? È semplicemente una lettura della relazione finale dell’insegnante di sostegno?

Tra i compiti che la legge assegna al GLO, di cui anche i genitori fanno parte, c’è la “verifica del processo di inclusione”. L 104/92 modif. dal DL 96/19 art. 15 c. 10.

Poiché il processo di inclusione viene definito nel PEI, si tratta di fatto di verificare il PEI, ossia di confrontare gli obiettivi previsti all’inizio dell’anno con gli esiti effettivamente registrati e vedere pertanto se gli interventi attivati hanno funzionato o meno.

Questo è lo scopo principale dell’incontro di verifica.

Il GLO finale ha anche il compito di proporre le risorse necessarie per l’anno successivo, sostegno e educatori.